lunedì 16 dicembre 2013

E' gratis è veloce ed ha un significato eterno

Scritto da Silvia Piasentini | 04 Dicembre 2013 
 
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Basta-un-click2014_NOCarissimi amici, dal 5 Dicembre 2013 al 13 Gennaio 2014 con una semplice preferenza espressa on line a costo zero potrete aiutare l’Onlus Nuovi Orizzonti nel ricevere una somma di denaro devoluta dalla UniCredit.
Lo scorso inverno abbiamo ricevuto 2.000 euro e questa estate 4.000 euro grazie alle preferenze da voi espresse.
Per noi ogni piccola goccia è un contributo importante per le tante attività sociali in cui siamo impegnati.




Come esprimere la preferenza a costo zero?
Vota cliccando il LINK di sostegno all'Associazione Nuovi Orizzonti (clicca qui).
Puoi votare in due modi:
- con il tuo account Facebook
- inserendo la tua mail: ti arriverà una mail con il link da cliccare per confermare il tuo voto. 
E’ ammesso un solo voto di preferenza per ogni persona fisica e indirizzo mail: se avete piu’ indirizzi mail chiedete anche ai vostri famigliari di votare!
Grazie di cuore per il vostro aiuto!!!… e aiutaci a diffondere l’iniziativa!!!!

Ripartizione della donazione
L’importo di € 200.000 euro verrà distribuito, a conclusione dell’iniziativa e non oltre il 31.10.2014, tra le Organizzazioni presenti nel sito ilMioDono.it che riceveranno almeno trenta preferenze. La quantificazione della somma che sarà destinata alle singole Organizzazioni sarà determinata in proporzione ai voti ricevuti da ciascuna (esempio.: se risultassero beneficiarie delle preferenze 100 Organizzazioni ed ognuna di esse ricevesse 100 preferenze, ciascuna di queste riceverà € 2.000). In ogni caso la somma destinata ad una singola Organizzazione non potrà essere superiore ai 12.000 euro.
Per ulteriori informazioni potete scrivere all’indirizzo di posta dedicato  ilmiodono.ucretail.it@unicredit.eu Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. e/o contattare direttamente i colleghi Luca De Poli o Maria Carolina Izzo (051.6407238).

giovedì 28 novembre 2013

Canto di Natale...o no ?! O,sembra che non si chiuda più.

Sembra che non si debba più chiudere, procedo a vista e senza promettere nulla, qualcuno diceva molti nemici molto onore, ma ometteva di dire che molti nemici procurano molti fastidi e che i fastidi, forse l'avrete già sentito, sono fastidiosi.
Se dobbiamo fare ancora della strada insieme, voglio che abbia una colonna sonora adeguata e per questi primi passi vi regalo questo spettacolo di festa in musica.
Dimenticavo ,se l'ascoltate riuscendo a stare proprio fermi e senza riascoltarla subito allora cambiate blog, non fate per me nè io per voi.Se invece avete lasciato gli occhi sulla morettona al minuto 2:10,allora ok siete nel posto giusto, potreste anche essere cattolici.
Il perché del titolo del post, che dire siamo in Avvento quindi questo è un canto di Natale...o no ?!


mercoledì 20 novembre 2013

Sempre meno luce...

Mi limito ad un semplice copia ed incolla dal sito Messainlatino.it,chiedendo preghiere per la guarigione dello stimatissimo Mario Palmaro.

Intervista - A colloquio con il docente universitario Mario Palmaro

La parola ai tradizionalisti
“Dissolvete la fede nel mondo”

 

Forse sorprenderanno i nostri lettori sia l’interlocutore sia i contenuti di questa intervista. Mario Palmaro, giurista e bioeticista, appartiene alla galassia dei cattolici tradizionalisti. Quanto alle risposte, si farebbe prima a dire quello che condividiamo rispetto a quello che non condividiamo. Ci sembra tuttavia opportuno dare parola a una sensibilità ecclesiale diversa perché l’esercizio del dialogo è pratica esigente prima dentro e poi fuori della Chiesa, perché le parti di verità degli altri non vanno perdute, perché, nel momento in cui i colloqui istituzionali languono, le comunità debbono farsi carico della fede di tutti. Palmaro, assieme ad Alessandro Gnocchi, ha scritto un articolo dal titolo Questo papa non ci piace. A noi e al popolo cristiano piace molto. Resta, ed è ciò che conta, la fede comune e la pietas davanti alle prove della vita di cui si parla nell’ultima risposta (L. Pr.).

L’occasione perduta dei lefebvriani
Prof. Palmaro, lei (e il mondo ecclesiale che in qualche maniera interpreta) ha sostenuto giustamente il tentativo di Benedetto XVI di far rientrare nella comunione il movimento “scismatico” lefebvriano. Ma quando, nel luglio del 2012, il capitolo generale si è rifiutato di dare una risposta positiva all’invito della Santa Sede, quale posizione ha preso in merito? Quale giudizio dà ora all’atteggiamento di quel movimento?

Pur non avendone mai fatto parte, qualche anno fa ho avuto la fortuna di conoscere da vicino la Fraternità Sacerdotale San Pio X (FSSPX), fondata da mons. Marcel Lefebvre. Insieme al giornalista Alessandro Gnocchi, abbiamo deciso di andare a vedere con i nostri occhi questo mondo, e di raccontarlo in due libri e in alcuni articoli. Devo dire che molti pregiudizi che avevo dentro di me si sono rivelati infondati: ho incontrato molti buoni sacerdoti, delle suore e dei fratelli dediti ad una seria esperienza di vita cattolica, dotati di un’umanità cordiale e aperta; e sono rimasto colpito molto favorevolmente dalla persona di mons. Bernard Fellay, il vescovo che guida la FSSPX, un uomo buono e di grande fede. Abbiamo scoperto un mondo di laici e di sacerdoti che pregano ogni giorno per il papa, pur collocandosi in una posizione decisamente critica soprattutto sulla liturgia, sulla libertà religiosa, sull’ecumenismo. Abbiamo visto tanti giovani, tante vocazioni religiose, tante famiglie cattoliche “normali” che frequentano la Fraternità. Preti in abito talare che, camminando per le vie di Parigi o di Roma, sono fermati dalla gente che chiede loro conforto e speranza.
Conosciamo molto bene il polimorfismo contemporaneo della Chiesa nel mondo, cioè il fatto che oggi dirsi cattolici non significa seguire la stessa dottrina: l’eterodossia è assai diffusa, e ci sono suore, preti, vescovi, teologi che apertamente contestano o negano porzioni di dottrina cattolica. Di conseguenza ci siamo chiesti: ma come è possibile che nella Chiesa ci sia posto per tutti, tranne che per questi nostri fratelli in tutto cattolici, assolutamente fedeli a 20 concili su 21 svolti nella storia del cattolicesimo?
Mentre stavamo scrivendo il primo libro, arrivò l’annuncio della revoca della scomunica da parte di Benedetto XVI, una decisione storica. Rimaneva a quel punto la sistemazione canonica della Fraternità. Papa Ratzinger teneva molto a questa riconciliazione, che per ora non si è concretizzata. Ritengo che il pontificato di Benedetto XVI sia stato un’occasione storica per la piena riconciliazione, e che sia stato un vero peccato lasciare che questo treno passasse.
Da sempre sostengo che la FSSPX debba fare il possibile per la sua sistemazione canonica, ma aggiungo che Roma deve offrire a mons. Fellay e ai suoi fedeli delle garanzie di rispetto e di libertà, soprattutto per quanto concerne la celebrazione del vetus ordo e la dottrina normalmente insegnata nei seminari della Fraternità, che è la dottrina cattolica di sempre.

Aggressività difensiva
Il pieno sostegno a Benedetto XVI non pare si realizzi ora con papa Francesco. I papi si accettano o si “scelgono”? Cosa rappresenta il papato oggi?

Il fatto che un papa “piaccia” alla gente è del tutto irrilevante nella logica bimillenaria della Chiesa: il papa è il vicario di Cristo in terra, e deve piacere a Nostro Signore. Questo significa che l’esercizio del suo potere non è assoluto, ma è subordinato all’insegnamento di Cristo, che si trova nella Chiesa cattolica, nella sua Tradizione, e che è alimentato dalla vita di Grazia attraverso i sacramenti. Ora, questo significa che il papa stesso è giudicabile e criticabile dal cattolico, a patto che ciò avvenga nella prospettiva dell’amore alla verità, e che si usi come criterio di riferimento la Tradizione, il Magistero. Un papa che contraddicesse in materia di fede e di morale un suo predecessore, dovrebbe senz’altro essere criticato. Dobbiamo diffidare sia della logica mondana per cui il papa si giudica con i criteri democratici del gradimento della maggioranza, sia della tentazione papolatrica secondo cui “il papa ha sempre ragione”. Oltretutto, da decenni siamo abituati a criticare in maniera distruttiva decine di papi del passato, esibendo scarsa serietà storiografica; ebbene, allora non si vede perché i papi regnanti o più recenti dovrebbero essere sottratti a qualunque tipo di critica. Se si giudicano Bonifacio VIII o Pio V, perché allora non giudicare anche Paolo VI o Francesco?

Nel mondo dei siti e delle riviste più legate alla tradizione (recente) si registra spesso una forte esposizione aggressiva. È vero? Da cosa dipende? Come la giudica?

Il problema degli atteggiamenti di alcune persone o realtà legate alla tradizione è serio, e non si può negare. Una verità presentata o proposta senza carità è una verità tradita. Cristo è la nostra via, verità e vita, e dunque dobbiamo prendere sempre esempio da lui, che fu sempre tetragono nella verità e imbattibile nell’amore. Io credo che il mondo della tradizione sia talvolta puntuto e polemico per tre motivi: il primo, una certa sindrome da isolamento, che rende sospettosi e vendicativi, e che si manifesta anche attraverso personalità problematiche; il secondo, lo scandalo sincero che certi orientamenti del cattolicesimo contemporaneo suscitano in chi conosca bene l’insegnamento dottrinale dei papi e della Chiesa fino al Vaticano II; il terzo, per la poca carità che il cattolicesimo ufficiale dimostra verso questi fratelli, che sono apostrofati con disprezzo come “tradizionalisti” o “lefebvriani”, dimenticando che costoro sono comunque più vicini alla Chiesa di quanto possa esserlo l’appartenente a qualsiasi altra confessione cristiana o addirittura a qualche altra religione. La stampa ufficiale cattolica non dedica una riga a questa realtà – fatta da centinaia di sacerdoti e di seminaristi – e poi magari regala paginate a pensatori che nulla hanno anche solo di vagamente cattolico.

Contro il modernismo
Commentando la disposizione vaticana in ordine ai Frati dell’Immacolata, lei ha invocato l’obiezione di coscienza dei religiosi in ordine alle indicazioni sulla liturgia. Come deve essere l’obbedienza dei religiosi alla loro famiglia spirituale? Come collocare l’obiezione di coscienza nella tradizione del Sillabo?

La vicenda dei Francescani dell’Immacolata è a mio parere molto triste. Si tratta di un provvedimento di commissariamento deciso da Roma con inusitata fretta e con altrettanta inspiegabile severità. Siccome conosco bene questa famiglia religiosa, trovo del tutto ingiustificata questa decisione, e ho presentato in Vaticano insieme ad altri tre studiosi una sorta di memoria-ricorso. Ricordo, in sintesi, che il provvedimento “destituisce” il fondatore, e impedisce la celebrazione della messa in rito antico a tutti i sacerdoti della congregazione, in palese contraddizione con quanto stabilito dal motu proprio Summorum Pontificum di Benedetto XVI. Lei dice bene: la resistenza a un ordine dell’autorità legittima pone sempre problemi al cristiano, tanto più se membro di una famiglia religiosa. Tuttavia, qui ci sono alcuni aspetti palesemente inaccettabili, e ritengo che i sacerdoti Francescani dell’Immacolata dovrebbero proseguire a celebrare la messa nella forma straordinaria del vetus ordo, assicurando quel bi-ritualismo (cioè anche la “nuova” messa) che mi risulta essere stato normalmente praticato dai frati. Aggiungo che non è bello constatare come, in una Chiesa scossa da mille problemi e mille ribellioni, una Chiesa nella quale congregazioni gloriose si stanno estinguendo per mancanza di vocazioni, si vadano a colpire i Francescani dell’Immacolata, che invece hanno copiose vocazioni in tutto il mondo.

Quali sono a suo avviso i limiti più evidenti della sensibilità cattolica “conciliare” (o “liberale”, se preferisce)? Quali sono le sue fragilità più vistose?

Il problema fondamentale a mio parere è il rapporto con il mondo, segnato da un atteggiamento di sudditanza e di dipendenza, quasi che la Chiesa si debba adattare ai capricci degli uomini, quando invece sappiamo che è l’uomo a doversi adattare alla volontà di Cristo, re della storia e dell’universo. Quando Pio X attaccò duramente il modernismo, volle respingere questa tentazione mortale per il cattolicesimo: mutare dottrina per assecondare lo spirito del mondo. Poiché l’umanità è preda del processo di dissoluzione avviato con la rivoluzione francese, e proseguito con la modernità e la post-modernità, la Chiesa è oggi più che mai chiamata a resistere allo spirito del mondo. Molte scelte fatte negli ultimi 50 anni dalla Chiesa sono invece il sintomo di un cedimento: la riforma liturgica, che ha costruito una messa per la sensibilità contemporanea, distruggendo un rito in vigore da secoli, orientandolo tutto sulla parola, l’assemblea e la partecipazione, e mortificando la centralità del Sacrificio; l’insistenza sul sacerdozio universale, che ha svalutato il sacerdozio ministeriale, deprimendo generazioni di preti e portando a una crisi senza precedenti delle vocazioni; l’architettura sacra, che ha edificato mostri antiliturgici; l’abolizione de facto dei novissimi, quando il tema della salvezza delle anime (e del pericolo della dannazione eterna) è l’unico argomento soprannaturale che differenzia la Chiesa da un’agenzia filantropica; e così via.

Diventare santi
I credenti si uniscono sull’essenziale e si dividono sui temi discussi. Tutti però sono chiamati al rispetto e all’accompagnamento di quanti sono segnati dal dolore e dalle fatiche della vita. Come cambia la propria sensibilità spirituale quando la sofferenza, come sta capitando a lei, attraversa con violenza i nostri giorni?

La prima cosa che sconvolge della malattia è che essa si abbatte su di noi senza alcun preavviso e in un tempo che noi non decidiamo. Siamo alla mercé degli avvenimenti, e non possiamo che accettarli. La malattia grave obbliga a rendersi conto che siamo davvero mortali; anche se la morte è la cosa più certa del mondo, l’uomo moderno è portato a vivere come se non dovesse morire mai. Con la malattia capisci per la prima volta che il tempo della vita quaggiù è un soffio, avverti tutta l’amarezza di non averne fatto quel capolavoro di santità che Dio aveva desiderato, provi una profonda nostalgia per il bene che avresti potuto fare e per il male che avresti potuto evitare. Guardi il crocifisso e capisci che quello è il cuore della fede: senza il Sacrificio il cattolicesimo non esiste. Allora ringrazi Dio di averti fatto cattolico, un cattolico “piccolo piccolo”, un peccatore, ma che ha nella Chiesa una madre premurosa.
Dunque, la malattia è un tempo di grazia, ma spesso i vizi e le miserie che ci hanno accompagnato durante la vita rimangono, o addirittura si acuiscono. È come se l’agonia fosse già iniziata, e si combattesse il destino della mia anima, perché nessuno è sicuro della propria salvezza.
D’altra parte, la malattia mi ha fatto anche scoprire una quantità impressionante di persone che mi vogliono bene e che pregano per me, di famiglie che la sera recitano il rosario con i bambini per la mia guarigione, e non ho parole per descrivere la bellezza di questa esperienza, che è un anticipo dell’amore di Dio nell’eternità. Il dolore più grande che provo è l’idea di dover lasciare questo mondo che mi piace così tanto, che è così bello anche se così tragico; dover lasciare tanti amici, i parenti; ma soprattutto di dover lasciare mia moglie e i miei figli che sono ancora in tenera età. Alle volte mi immagino la mia casa, il mio studio vuoto, e la vita che in essa continua anche se io non ci sono più. È una scena che fa male, ma estremamente realistica: mi fa capire che sono, e sono stato, un servo inutile, e che tutti i libri che ho scritto, le conferenze, gli articoli, non sono che paglia.
Ma spero nella misericordia del Signore, e nel fatto che altri raccoglieranno parte delle mie aspirazioni e delle mie battaglie, per continuare l’antico duello».
a cura di Lorenzo Prezzi

Fonte: Rivista dei Dehoniani «Settimana», settimanale di attualità pastorale, 27 ottobre 2013, n. 38.

mercoledì 23 ottobre 2013

sabato 28 settembre 2013

Fine - si chiude !

Giuro che i Figli del Divino Amore sono stati una scelta casuale,non cercata,si sono imposti da soli e proprio loro, quello che rappresentano , Medjugorje, sarà magari il punto da cui ripartire,se ripartenza dovrà essere . Si questo blog chiude,dopo cinque anni di slancio anche nella fatica più pesante sembra giunta l'ora di scrivere la parola fine. Adesso sono proprio stanco e forse è il caso che mi ritiri un po' in disparte a fare quello che più mi piace , guardare ed ascoltare . C'è bisogno di un pochino di silenzio , per capire, per ritrovare le forze, per vedere se quello che ho fatto è stato un mio sbocco di protagonismo, o se era e sarebbe ancora, la risposta ad una straordinaria chiamata a cui però non ho, forse ,la forza di rispondere fino in fondo.
Il buon Dio con me ha spesso la leggerezza di un carro armato e so di essere io a costringerlo alle maniere rudi , se gli servirò ancora troverà il modo di farmelo capire, adesso ci sono un po' di ferite da curare che non lasciano abbastanza fiato per servire questo strumento come merita.
Ho ancora però un post che devo , l'ho promesso ad una grande persona di San Benedetto del Tronto e non mancherò.
Addio o arrivederci e grazie del tempo che mi avete dedicato,il resto alle parole dei due video.
Dio vi strabenedica e la Madonna vi accompagni sempre.






MADRE !!

giovedì 19 settembre 2013

A me me piace 'o blues...

Questo è il libro dell'anno!
... forse del biennio o del triennio.
Non è necessariamente un libro per genitori e forse nemmeno troppo per insegnanti, è per uomini e donne con la maiuscola. Non è per "educatori" né per assistenti sociali, socialisti o socialdemocratici è per chiunque abbia a cuore il gusto per la propria vita, per chiunque voglia anche solo respirare il profumo del promesso "centuplo quaggiù' ".
C'è stato un altro libro che anni fa mi ha continuamente spiazzato, stupito, sorpreso e commosso, era Medjugorje il trionfo del cuore, di suor Emmanuel. Ricordo che mentre leggevo mi chiedevo se i racconti,fossero favole inventate e addirittura se suor Emmanuel esistesse realmente, se non fosse uno pseudonimo, magari era un cinquantenne barbuto pescatore ligure che si dilettava nel tempo libero e con successo a scrivere. Poi l'ho incontrata, ascoltata e riascoltata.
Nembrini è così se non l'avessi visto non ci crederei e finche non l'incontrerò di persona mi rimarrà il dubbio che sia, solo, un grande scrittore.
Questo è l' sms che ho mandato stamattina ad un altro santo: " Di padre in figlio, di Nembrini , è talmente incredibile quest'uomo che stento a credere che esista realmente e che sia possibile vivere così. E' come suor Emmanuel, il centuplo quaggiù ed il biglietto per il Paradiso già in tasca timbrato.Santi! Come te"

Leggetelo e rileggetelo e poi rileggetelo ancora, non si finisce mai di leggerlo.



Franco Nembrini santo subito!

p.s.
Il santo del sms mi ha appena comunicato che il santo del libro sarà il 31 gennaio a Rivolta d'Adda ,metterò la mano nel suo costato e non sarò più incredulo ma credente.
Ma so che sarò così fino all'ultimo dei miei giorni e che bello che sia così.

martedì 10 settembre 2013

Rocky ,l'ex cattolicesimo vissuto e l'ateismo anonimo di Scola

Era il 1979 ed è cambiato il mondo.
Stasera ci siamo guardati coi bimbi Rocky II, qualche sera fa era Rocky e prossimamente arriverà il tre e poi il resto della saga.
Non lo ricordavo ma è un film cattolico, profondamente cattolico, com'era il cattolicesimo quando ancora era cattolico, prima che diventasse preda dei figli dei fiori.
Certo Rocky di lavoro fa l'esattore per un boss locale e se serve usa modi poco di chiesa.C'è in lui, come in tutti noi il limite, dato spesso dalle circostanze, ma è tutto all'interno di una fede vissuta e sostanziale. Prega per la moglie in coma,passa le notti in cappella combattendo, come sul ring per vincere la vita della sua donna e con lui rimane e prega il suo allenatore, che certo non è un mezzo prete. Nell'ospedale ci sono ovunque crocefissi e statue ,come nella loro casa. Prima dell'incontro passa dall'amico sacerdote per una benedizione che è tutt'altro che scaramantica. Prega nello spogliatoio prima di salire sul ring e prega sul ring un attimo prima del gong,di fronte alla gente,alle televisioni.
Il rapporto con Dio fa ancora parte della vita quotidiana,è il '79 e siamo negli Stati Uniti, il presidente è un democratico Jimmy Carter.32 anni dopo c'è un altro democratico ad occupare quel posto, ma se ci fosse un Rocky 7,immagino avrebbe una qualche religiosità buddista, avrebbe un "compagno", possibilmente nero non sia mai che passi per razzista e rifiuterebbe la violenza, mettendo al tappeto l'avversario col profumo di un mazzo di fiori ed una canzone di Elton John, ma certamente non sarebbe cattolico. Anzi si straordinario: un cattolico gay, che non disdegna meditazioni yoga e crede in Dio, ma non nella Chiesa. Un ometto bello pulito e moralmente "corretto" ,ma non cristiano perché come diceva Oscar Wilde: "La Chiesa Cattolica è per i santi e per i peccatori, per le persone rispettabili è sufficiente la Chiesa Anglicana."
Essendo oggi invece tutti rispettabili si raschia il fondo del barile e forse oltre, il card.Scola è abbastanza chiaro ascoltiamolo...



Secondo me è chiaro ma un pochino col silenziatore , più esplicito e radicale don Leonardo Maria Pompei



Ateismo anonimo ? (bah)
Era proprio un'altra America,era un altro mondo...

venerdì 6 settembre 2013

Grazie al RnS anche di questa preghiera

C'è sempre qualcuno che sa parlare meglio,che sa esprimere meglio,è il genio.Il RnS ha il genio del canto e c'è da ringraziare quando altri sanno tirar fuori e meglio ciò che non ti riesce,basta accodarsi,in cordata è più facile e sicura la salita.
Grazie al buon Dio che attraverso suo figlio c'ha donato la Chiesa,grazie allo Spirito Santo che attraverso la Chiesa c'ha donato il Rinnovamento.
Agisci tu,...che io non ce la faccio quasi più.


mercoledì 4 settembre 2013

5 anni

Negli scorsi giorni questo blog o quello che ne rimane ha compiuto i suoi primi e forse ultimi cinque anni e mi sembra comunque giusto festeggiarli.
Lascio come spesso mi capita che sia la musica a parlare per me ed il brano di Lilly Goodman dice tutto  e tutti i miei grazie.



Ci sono anche per me e di riflesso per questo spazio difficoltà che tentativamete soffocano, fiaccano e sfiancano,ma anche attraverso i prossimi brani sembra che arrivino risposte incoraggianti, non è tempo di fuggire è tempo di tornare a vivere.
Confidando ancora in un'iNEFFAbile speranza,ridico il mio si!



È meglio una delusione vera
di una gioia finta
ma quando la delusione cresce
la pressione aumenta
sarà che la pioggia batte forte
sulla mia finestra
sarà che alla fine della notte
mi chiedo cosa resta
però poi arrivi tu
ti siedi dove vuoi e butti giù
la mia malinconia di vivere
e tutto sembra già possibile per me

Preso dentro al buio che avanza
vieni tu a dare luce al mio giorno
trascinato sotto dall'onda
ho rincorso il mondo nuovo
la tua mano tesa mi è apparsa
e adesso sto risalendo
per favore non fermarti ora




presto il sole sorgerà
di questi tempi si vende
qualsiasi cosa anche la verità
ma non sarà così sempre perchè tutto cambierà
per ogni vita che nasce
per ogni albero che fiorirà
per ogni cosa del mondo
finchè il mondo girerà
già si vedono
lampi all'orizzonte però
nei tuoi occhi io mi salverò


venerdì 30 agosto 2013

L'incauto dormiente e le ruvide sveglie del comandante in capo



Ero effettivamente in libera uscita da forse troppo tempo e cio non si addice particolarmente in periodi di esercitazioni militari,meno che mai in periodi di guerra.Il mio Capo m'ha risvegliato a modo suo,è stato un brusco richiamo,ero di guardia e mi sono addormentato permettendo al nemico di mettere la città sotto assedio. Provvidenziale il risveglio.
Il richiamo energico è stato chiarissimo: "ti ho arruolato nel mio esercito e tu non ti eserciti nel combattimento,dove sono le tue armi!Hai dimenticato la gravità del compito che ti ho affidato?!



"C'è stato poi solo un attimo di sbandamento,proprio come quando ci si è appena risvegliati ed immediato il ritorno alla battaglia. Immediata l'urgenza della Coroncina,di tornare al fianco del mio San Leopoldo Mandic e del rosario.Che grave mancanza non essere andato con la famiglia dal mio capitano San Michele Arcangelo,per ragioni quasi solo economiche e di convenienza soltanto materiale.Monte Sant'Angelo era lì per noi e c'ho rinunciato per comodità.Come se un combattente dovesse preoccuparsi delle comodità.Madre mia, perdona questo tuo stupido figlio che si perde nella nebbia delle sue debolezze e riaccoglilo nella battaglia,schierato sempre in prima linea,con quell'ingenua baldanza propria dei figli sicuri del loro Padre!

Troppo astratto ? Da un po' di tempo ero assente,stanchezza di passare da una prova all'altra, un po' di depressione per non riuscire mai a vincere le battaglie che vorrei vincere,ero come il profeta Elia :"ma egli s’inoltrò nel deserto una giornata di cammino, andò a sedersi sotto una ginestra, ed espresse il desiderio di morire, dicendo: Basta! Prendi ora, o Eterno, l’anima mia, poiché io non valgo meglio dei miei padri». Lo spirito d’Elia è abbattuto; egli non vede le cose che attraverso l’oscura nuvola da cui è avvolto; tutto il suo lavoro gli appare come fatto per il nulla e senza frutto; non gli rimane che coricarsi e morire. Il suo cuore è spossato dagli sforzi infruttuosi."Mi sono imbattuto,in parte con mia colpa, in un paio di video pazzeschi,allucinanti e vi assicuro che non sono troppo facilmente impressionabile.In entrambi i casi non riuscivo a capire se fosse finzione o realtà,c'è pieno di schifezze in rete.C'ho messo il mio tempo per capire che le immagini follemente demoniache che stavo vedendo erano reali. Una veloce ricerca mi ha confermato che era tutto reale,cronaca.La domanda è come possa girare certa roba così follemente inumana,mi rivolgerò ad un amico ufficiale di polizia per vedere se è possibile intervenire per farle sparire.
Sono rimasto scosso ed il disgusto mi ha come risvegliato. Io vivo nel mio giardino incantato,facciamo semi incantato che le
prove belle pesanti le ho anch'io,ma la fuori c'è guerra,c'è il male,ed il male non è una sensazione soggettiva è una presenza reale ed operante,incarnata e determinata.


giovedì 25 luglio 2013

Medjugorje,25/07/2013

"Cari figli! Con la gioia nel cuore vi invito tutti a vivere la vostra fede ed a testimoniarla col cuore e con l'esempio in ogni modo. Decidetevi figlioli di stare lontano dal peccato e dalle tentazioni; nei vostri cuori ci sia la gioia e l'amore per la santità. Io, figlioli, vi amo e vi accompagno con la mia intercessione davanti all'Altissimo. Grazie per aver risposto alla mia chiamata. "

martedì 16 luglio 2013

Straordinario,da soffrire, com'è giusto,straordinario !

Io non arrivo mai puntualissimo e in questo caso arrivo con qualche mese di ritardo ma grazie a Dio arrivo. Due ore e trentasette sono lunghe soprattutto quando la maggior parte dei dialoghi sono in inglese e senza nemmeno i sottotitoli,ma vale la pena comunque di privilegiarsi della visione di questo capolavorone che ha tutto ,a parte la facilità,per piacere. Anne Hathaway da Oscar plurimo,era un'attricetta,credevo almeno e la ritrovo protagonista di una parte di assoluta intensità drammatica interpretata da attrice assoluta.Io le darei anche il Nobel ed il pallone d'oro,pazzesca. Ma è tutto spettacolare,ho cercato e trovato il testo delle parti cantate e improvvisato una traduzione a senso e anche li che bello,che sorpresa,non so se Victor Hugo fosse cattolico ma se anche non lo fosse stato bisognerebbe pensare che allora i non cattolici fossero più cattolici degli attuali praticanti.
Comunque a parte le mie disarticolate ed impreparate considerazioni,guardatelo e ringraziate il buon Dio che nel 2013 ancora la bellezza si imponga.




giovedì 11 luglio 2013

Mi sono innamorato...di un uomo...

...ma non per questo metterò i jeans elasticizzati.

L'uomo è ancora lui Franco Nembrini , dei jeans vi spiego dopo, voi adesso ascoltatelo e ditemi se non è commovente, se non è antropologicamente commovente,se non è vero,se non è quel Vero che il cuore desidera.



Allora è o non è un gigante ? Già dimenticavo che siete lì fermi ai jeans...oggi ero in giro a cercare un paio di pantaloni niente di complicato un paio di jeans possibilmente sabbiati e senza strappi,macchie e ciarpame simile.Sono entrato in un negozio,un po' caro ma ci sono o ci sarebbero i saldi ,ho girato finchè ho trovato l'oggetto del desiderio,ho trovato taglia e modello,li ho provati e non capivo perché fossero così stretti,ho verificato di essere nel reparto uomo ed ho cambiato marca e modello,stesso esito,sembrava di aver su il pigiama.Sconsolato ho cambiato negozio,trovato fortunatamente quello che cercavo ma alla prova ancora lo stesso sconforto,jeans elasticizzati da uomo.Me ne sono andato. "Innamorato" di un uomo si (l'ho virgolettato così è meno equivoco),ma non al punto di mettermi i jeans elasticizzati...

martedì 2 luglio 2013

Altro padre e pastore

Caffarra: «Siamo giunti a un tale oscuramento della ragione, da pensare che siano le leggi a stabilire la verità delle cose»

                                                                            
luglio 1, 2013
Carlo Caffarra
                                
Nota del cardinale di Bologna dopo l’invito del sindaco a riconoscere i matrimoni e le adozione per le coppie omosessuali: «È negare un’evidenza che a doverla spiegare vien da piangere»
                        

Caffarra-PetronioCarlo Caffarra, cardinale e arcivescovo di Bologna, è intervenuto con una nota dopo che il sindaco della città Virginio Merola, due giorni fa al Gay Pride, ha auspicato il riconoscimento dei matrimoni e delle adozioni per le coppie gay.
Lo riproduciamo di seguito:
Le affermazioni fatte dal Sindaco di Bologna riguardanti il matrimonio e diritto all’adozione per le coppie gay sono di tale gravità, che meritano qualche riflessione.
Quanto da lui profetato come ineluttabile destino del Paese a diventare definitivamente civile riconoscendo alle coppie omosessuali il diritto alle nozze e all’adozione è una battuta a braccio che costa poco: tanto non dipende dal Sindaco. Ma ciò non toglie la gravità di tale pubblica presa di posizione da parte di chi rappresenta l’intera città. E dove mettere il cittadino che non per fobia ma con motivate ragioni ritiene matrimonio ciò che è stato definito tale fin dagli albori della civiltà o ritiene non si possa parlare di un diritto ad adottare ma del diritto di ogni bambino ad avere un padre e una madre?
Davvero questo cittadino, con la sua cultura e le sue ragioni, è da giudicare incivile e fuori dalla storia, condannato a sentirsi estraneo in casa sua, perché non riesce a stare al passo del sedicente progresso?
Naturalmente ci sarà chi, riempiendosi la bocca di laicità dello Stato (che è cosa ben più seria!), ci accuserà di voler imporre una dottrina religiosa. Ma qui non c’entra religione o partito, omofobia o discriminazione: sono i fondamentali di una civiltà estesa quanto il mondo e antica quanto la storia ad essere minati; e forse non ci si accorge dell’enormità della posta in gioco.
Affermare che omo ed etero sono coppie equivalenti, che per la società e per i figli non fa differenza, è negare un’evidenza che a doverla spiegare vien da piangere. Siamo giunti a un tale oscuramento della ragione, da pensare che siano le leggi a stabilire la verità delle cose. Ad un tale oscuramento del bene comune da confondere i desideri degli individui coi diritti fondamentali della persona».


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lunedì 1 luglio 2013

Vescovo e padre,non madre.Ce ne sono ancora.

Negri «Chiudo la piazza della Cattedrale alla movida, postribolo a cielo aperto»

                                                                                  
giugno 30, 2013 Redazione
L’arcivescovo di Ferrara-Comacchio richiama gli adulti e le istituzioni che non fanno nulla per quei giovani che “bruciare la loro vita, quasi tutte le notti, in enormi sbronze di alcol e droga”


Luigi-NegriA cento giorni dal suo insediamento nella diocesi di Ferrara-Comacchio, monsignor Luigi Negri, ha rilasciato un’intervista al settimanale dicoesano La Voce. Le parole dell’arcivescovo hanno fatto molto discutere perché Negri, come è nel suo stile, parla sempre in maniera molto chiara e diretta, non lasciando scampo a fraintendimenti. 
L’attenzione dei media si è concentrata su una parte dell’intervista, quella in cui Negri dice essere sua intenzione chiudere la piazza alla movida, che riduce lo spazio antistante alla cattedrale a un «postribolo a cielo aperto». Ma nell’intervista, l’arcivescovo parla anche di molto altro: terremoto, educazione, fede, nuova evangelizzazione, papa Francesco e papa Benedetto XVI.
La riportiamo di seguito.

A 100 giorni dal suo ingresso in Diocesi abbiamo chiesto all’Arcivescovo Mons. Luigi Negri alcune considerazioni sull’esperienza maturata e sulle possibili scelte future.
In questi primi mesi ha già potuto incontrare e conoscere molte realtà, sia dentro la chiesa locale che sul territorio, a livello Amministrativo e Istituzionale. Possiamo fare un primo bilancio?
Vorrei prima di tutto sottolineare il senso profondo di una grande accoglienza di cui sono stato oggetto, e della grande speranza che mi viene testimoniata in tutti gli incontri, sia quelli ecclesiali che quelli civili. Parlo di un’attesa di autorevolezza esplicita, quella che non è possibile senza avere una proposta di vita autentica. Qualsiasi altra autorevolezza o diventa autoritarismo, come forse è stato nel passato, o diventa estraneità.
Oggi l’autorità, purtroppo, anche a livello ecclesiastico, è sentita estranea perché difficilmente si riesce a capire in che cosa consista la sua proposta di vita. Si conoscono le competenze istituzionali, che sono spesso esplicitate e accompagnate da un certo apparato ecclesiastico che durerà ancora decenni, ma non la sua proposta di vita.
Sotto questo aspetto devo dire che cattolici e laici, incontrati sia muovendomi per la città che nelle sedi istituzionali, mi hanno mostrato una fortissima simpatia, anche umana dovuta forse al mio modo di pormi e al mio temperamento, a conferma dell’idea maturata in questi miei ultimi anni di episcopato che il presente e il futuro della Chiesa, e della società, è legato ad un dialogo intenso e serio fra cattolici non clericali e laici non laicisti.
E riguardo al prossimo futuro?
Certamente dentro questa grande accoglienza ho incominciato a intravedere le linee di un lavoro che sarà molto intenso, per certi aspetti anche pesante, soprattutto penalizzato dalla relativa brevità di questo episcopato.
La prima riguarda il cammino propriamente ecclesiale.
Si tratterà di affrontare per la prima volta con decisione il tema della Nuova Evangelizzazione. Non come un tema teorico, omiletico o pastorale in senso ristretto, ma come la grande novità da riportare nel cuore di tutti quelli che, toccati dalla fede, oggi se ne trovano distanti, come ha detto Benedetto XVI nel recente Sinodo. Si tratta di una consapevolezza profonda e di una novità di esperienza che la Chiesa deve vivere in tutte le sue articolazioni.
Ci deve essere una Nuova Evangelizzazione in parrocchia, nelle strutture associative della vita ecclesiale, nella vita delle singole persone e nella loro presenza missionaria e culturale negli ambienti che frequentano. La Nuova evangelizzazione non è una cosa fra le altre ma è la forma stessa, come dicevano una volta i Tomisti, della vita.
Si tratta di una grande sfida ma non possiamo recedere da questa prospettiva aperta da Giovanni Paolo II e approfondita da Benedetto XVI ed ora riproposta, in termini semanticamente nuovi, da Papa Francesco quando dice che bisogna portare Cristo, la novità della vita in Lui, alle periferie dell’esistenza. Le periferie sono dentro la vita dell’uomo del piccolo paese del Bondenese come dentro le grandi città e dentro le strutture culturali, sociali e politiche.
Si tratta di una grossa sfida e mi sembra di avere già intravisto una vasta realtà di preti e di laici disponibili a correre quest’avventura per la loro vita. Come ho già detto negli incontri vicariali e in molte altre occasioni, ho incontrato gente che non vive soltanto una tensione di generosità nei confronti delle strutture ecclesiali ma che vive anche la verità del proprio essere e appartenere alla Chiesa, e la conseguente generosità, verso le realtà più semplici e nei modi più umili. Ho sempre davanti agli occhi l’esempio delle signore che puliscono le chiese, che ho trovato sempre così dignitose, anche quelle solo parzialmente agibili dopo il terremoto. Queste signore, nelle semplici cose che fanno, esprimono una preoccupazione esteticamente piena di fede.
Concretamente con cosa dovrà misurarsi la Nuova Evangelizzazione nella nostra realtà Ferrarese-Comacchiese?
La Nuova Evangelizzazione avrà bisogno di misurarsi a fondo con le due grandi sfide che vengono dalla realtà e dalla storia di questi ultimi mesi.
Per prima la questione del terremoto, che ci sollecita ad una nuova solidarietà a livello ecclesiale e sociale, perché il terremoto rappresenti una sfida positiva e non un disastro. Per cui occorre rinnovare una capacità di andare oltre i guasti del terremoto che non solo soltanto, come diceva il Card. Caffarra, i guasti delle strutture ma i guasti e le rovine delle anime. Quindi rinnovare l’esperienza della fede in modo tale che questa sfida, che è esistenziale, materiale, economica e sociale, possa essere vissuta in modo positivo. Pungolando anche le Istituzioni a fare la loro parte, perché come ho detto, e mi sembra che la formula fosse abbastanza felice, non si può vivere l’emergenza come se fosse normalità. Se questo accade vuol dire che qualcosa non funziona. E qui ciò che non funzione è assolutamente chiaro, ed è anche chiaro che la pazienza dei Vescovi, ed in particolare quella del Vescovo di Ferrara-Comacchio, non sarà senza fine.
L’altra grande sfida, che la Nuova Evangelizzazione dovrà affrontare, è quella che viene dalla terribile crisi economica che esige modi nuovi di presenza nella vita ecclesiale e sociale.
Una crisi che credo non si sia ancora percepita nella sua reale portata ed ha bisogno di una educazione di tutti a nuove forme di sobrietà e di solidarietà.
Voglio ridirlo, ripeterlo vibratamente e cogliere ancora questa occasione per sottolinearlo: è inutile prendersela con chi non capisce le questioni economiche quando la generazione adulta, e addirittura le istituzioni, consentono a centinaia o migliaia di giovani di bruciare la loro vita, quasi tutte le notti, in enormi sbronze di alcol e droga. Stanno a vedere e, al massimo, intervengono per ridurre le conseguenze negative sul piano dell’estetica della piazza o della vita della città.
Certamente non consentirò più, e studieremo i modi, che la piazza della Cattedrale, corpo unico con la Cattedrale stessa, e quindi nella piena disponibilità della Chiesa di Ferrara-Comacchio, possa servire a queste vicende che, come ho già detto altre volte, sono  postribolo a cielo aperto.
Come pensa che la nostra comunità cristiana possa attrezzarsi per queste sfide?
Per rispondere veramente dobbiamo capire anche tutte le difficoltà del passato che diventano limiti per il presente. Non che prima di me ci siano stati solo limiti, assolutamente, è sempre meglio pensare che ogni persona si esprime con il massimo dell’intelligenza che gli è consentita.
Devo però dire che, per quanto riguarda la presenza nella vita culturale, sociale e politica, i cristiani sono assenti come tali.
E’ come se il cammino della fede si fermasse nell’ambito della propria vita personale, al massimo famigliare, nelle vicende di una pratica spirituale e devozionale sufficientemente intensa, anche se in calo in città, ma che non investe le grandi questioni culturali, sociali e politiche su cui si gioca il presente e il futuro della società.
C’è come un “sentiero interrotto”, per usare un’espressione di Heidegger nei confronti della storia della filosofia occidentale, che la Chiesa, nel Magistero di Giovanni Paolo II e di Benedetto XVI, ha vigorosamente aperto ma che qui resta interrotto. Il problema non è la presenza di cattolici che, con una certa spiritualità e una certa pratica di fede e morale personale, si impegnano nella vita politica. Il mio problema è: come si impegnano nella vita politica? Quali sono le istanze profonde alla luce delle quali si compiono analisi di carattere politico? Le scelte possono essere diversificate ma la radice, il corpo della presenza dei cattolici, è unitario sia come esperienza di fede che come unità culturale. I criteri fondamentali della presenza socio-politica dei cristiani, come ricorda la bellissima nota della Congregazione per la Dottrina della Fede del 2002 sui criteri fondamentali per la presenza dei cattolici in politica firmata dall’allora Card. Ratzinger, si possono sintetizzare nei valori non negoziabili della dottrina sociale della Chiesa. Vorrei che ci chiedessimo seriamente, noi cattolici e in particolare noi ecclesiastici, se nelle scelte politiche di tanti nostri compagni di strada (nel senso di appartenenti all’esperienza ecclesiale) in primo piano ci siano i valori non negoziabili alla luce dei quali si impostano analisi di carattere socio-politico e quindi economico, e a seguire scelte anche di alleanze oppure no.
A me sembra che qui da noi, come nel resto d’Italia, in primo piano ci siano le analisi, le simpatie, le sintonie, che sono tutte legittime ma non possono essere il valore fondamentale. I valori non negoziabili vengono richiamati ogni tanto e in modo sempre più flebile. Penso alla vita, alla famiglia, alla paternità e maternità, alla giustizia sociale in senso cattolico e solidarista, e non scimiottando i discorsi del sindacalismo da una parte o del capitalismo debole dall’altra.
C’è un cammino educativo lungo il quale la Chiesa è chiamata a ritrovare  la fede, la cultura, la morale e la politica, come ha detto Papa Francesco al Presidente della Cei e quindi a tutti i Vescovi pertanto anche a me, che ero lì presente. “Sono cose vostre” ha detto il Papa, e quindi non si può interrompere l’azione educativa della Chiesa, ed essa non delega a nessuno le responsabilità che sono sue. Certamente in Italia, e certamente qui, si deve uscire dal silenzio, da una chiesa del silenzio che non è stata l’esito di un totalitarismo pesante ma che si è autosilenziata, o perlomeno ha rischiato di esserlo, a fronte di un totalitarismo duro ma soft: duro come pratica politica ma sufficientemente scaltro e apparentemente benevolo nell’esercizio della vita socio-politica.
Sento ciò che ho detto come una grande sfida alla mia vita di Pastore e di cristiano, e vorrei comunicare a tutti il bruciore di questo disagio perché diventi preghiera al Signore affinché ci cambi il cuore e l’intelligenza ma soprattutto ci renda impetuosi nell’azione.
Non inamidati, come dice il Papa, non silenziosi e quieti per paura di sbagliare. Anch’io come Papa Francesco preferirei una Chiesa di Ferrara-Comacchio che può sbagliare ma perché è viva, anziché una Chiesa che non sbaglia mai. Gli unici che non sbagliano mai sono quelli che non sono più sulla terra, sono i morti.
a cura di Massimo Manservigi
(da la Voce di Ferrara-Comacchio del 28 giugno 2013)


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martedì 25 giugno 2013

Medjugorje,messaggio del 25/06/2012

Cari figli! Con la gioia nel cuore vi amo tutti e vi invito ad avvicinarvi al mio cuore Immacolato affinchè Io possa avvicinarvi ancora di più al mio Figlio Gesù perché Lui vi dia la sua pace e il suo amore che sono il nutrimento per ciascuno di voi. Apritevi, figlioli, alla preghiera, apritevi al mio amore. Io sono vostra Madre e non posso lasciarvi soli nel vagare e nel peccato. Figlioli, siete invitati ad essere i miei figli, i miei amati figli perché possa presentarvi tutti al mio Figlio. Grazie per aver risposto alla mia chiamata.

San don Negri !

Le due sconfitte dei cattolici italiani
   
di Luigi Negri*20-06-2013
Cardinali
C’è una sensazione che avverto fortissima in questo periodo, che peraltro coincide con i miei primi cento giorni nella diocesi di Ferrara-Comacchio.

Da una parte c’è una incredibile attesa di una vera autorevolezza cristiana; attesa anche dai laici, perché non sono pochi coloro che, nello sconcerto attuale di una società evidentemente così empia, sentono il bisogno di una prossimità, il bisogno di essere accolti nelle istanze profonde della vita. E’ quella sensibilità che monsignor Giussani chiamava “il cammino al vero”, “la ricerca del volto umano”.

L’esigenza di questo cammino al vero è fortissima. E il rinnovarsi di una esigenza di verità e di bellezza, di bene e di giustizia supera quotidianamente, anche se in modo molto debole, questo grigiore del consumismo, del relativismo etico, dell’opinionalismo, di questo massmediaticamente corretto che inquina la vita della nostra società, dalle famiglie fino alle realtà sociali più impegnate o più impegnative.
C’è quindi una grande disponibilità del mondo, dell’uomo verso Cristo, verso la Chiesa.

Dall’altra parte però quello che mi colpisce dolorosamente, quasi fisicamente, è l’incapacità di essere all’altezza di questa domanda: non della Chiesa come istituzione ma della cristianità intesa come esperienza viva di Chiesa nel mondo.

Mi trovo spesso a pensare ai 37 anni contrassegnati dal grande Magistero, della grande testimonianza di Giovanni Paolo II, da questo straordinario riposizionamento della Chiesa di fronte al cuore dell’uomo, che ha riaperto il dialogo tra Cristo e il cuore dell’uomo. A questi 37 anni di un Magistero straordinario e di una capacità di dialogo con gli uomini ben prima e ben oltre visioni ideologiche e religiose; e agli anni non meno intensi e suggestivi, appassionati, di Benedetto XVI, nel suo infaticabile riproporre il cristianesimo come evento di compimento della ragione, dell’umanità; con quell’implacabile, dolcissimo insegnamento sul recupero della ragione, intesa in senso largo, compiuto, come apertura al mistero e non come affermazione delle propria capacità di organizzare scientificamente le conoscenze.

Ebbene, dopo tutto questo è come se la cristianità italiana sia quasi inebetita. Inebetita.
Così ora si profilano due sconfitte lancinanti per questa cristianità, a cui non avrei mai pensato di dover assistere, e che riempiono la mia vita di vergogna, perché è per affermare la verità della Chiesa e della sua missione contro queste tentazioni, che ho dedicato la mia vita di cristiano, di prete, adesso di vescovo, di ricercatore.

La prima sconfitta è incredibile ma si è ormai compiuta. Dopo che con Giovanni Paolo II, in perfetta linea con la tradizione magisteriale della Chiesa, si era affermata la fede come condizione di una autentica conoscenza della realtà, della storia e della società; dopo che si era compreso che la fede diventa cultura, per cui - come ha detto tantissime volte – “se la fede non diviene cultura non è stata realmente accolta, pienamente vissuta, umanamente ripensata”; dopo tutto questo sta ridiventando maggioranza quel dualismo fede e cultura per cui la cultura rappresenta una realtà autonoma dalla fede. Così che con la cultura nella migliore delle ipotesi si può accennare a qualche momento di “dialogo” o di “cortile”, espressioni che una adeguata razionalità e una adeguata consapevolezza di fede fanno fatica a definire nella loro obiettività.

Allora la fede si aggiunge alla cultura, ne rappresenta una introduzione di carattere spirituale, ne corregge o ne correggerebbe le conseguenze negative sul piano etico, aspetto questo assolutamente evidente quando si parla del rapporto fede-economia o fede-politica.

Che fine ha fatto la grande e spettacolare enciclica Caritas in Veritate, che invece affermava la pertinenza della fede nei confronti delle stesse strutture, delle stesse dinamiche economiche? Ogni tanto la si vede citare, ma giusto il titolo. Anche i cosiddetti economisti cristiani hanno ripiegato su questa posizione, sono tornati velocemente a quella eticità dell’economia, che nell’apparente semplicità dice tutto perché non dice niente. L’economista cristiano e poi il politico cristiano in questa visione dovrebbero così temperare i rigori del capitalismo selvaggio.

La fede invece forma la realtà; “la fede abilita noi credenti a interpretare, meglio di qualsiasi altro, le istanze più profonde  dell’essere umano e ad indicarne con serena e tranquilla sicurezza le vie e i mezzi di un pieno appagamento”, diceva Giovanni Paolo II l’8 dicembre 1978 a docenti e studenti dell’Università Cattolica, tra cui c’ero anch’io, e lo posso dire con un orgoglio che non si è mai andato stemperando. E ho percepito la straordinaria novità di quell’incontro, troppo velocemente archiviato anche nell’ambito dell’Università Cattolica cui pure era stato riferito in maniera privilegiata e preferenziale.

Non meno penosa dell’insorgere del dualismo fede-cultura, è l’altra grande sconfitta: l’insignificanza della presenza cattolica nell’agone sociale e politico. Oggi il voto dei cattolici è assolutamente insignificante nel panorama della vita italiana, come ebbe a dire giustamente il mio amico Alfredo Mantovano in un suo lucido intervento qualche mese fa.

Chi sono i cattolici che militano nella varietà di espressioni socio-politiche che esistono? Gente che personalmente la domenica mattina andrà a messa, ci si augura; che è a posto dal punto di vista di una certa devozione alla vita morale, a meno che non si tratti di vita matrimoniale perché lì allora si aprono centinaia e centinaia di eccezioni, più o meno clamorose o più o meno nascoste ma assolutamente maggioritarie anche tra i cattolici in politica. Gente che personalmente e individualmente può avere anche una certa pratica di pietà.

Ma ciò che caratterizza l’intervento di chi appartiene alla fede, la forma dell’intervento è la Dottrina Sociale della Chiesa. E il cuore della Dottrina Sociale della Chiesa sono i princìpi non negoziabili. Questi dettano le analisi di carattere socio-politico, e questi indicano anche le linee di un’azione che almeno dal punto di vista della cultura dovrebbero avere una certa unità. Dovrebbe esserci una certa unità dei cattolici in politica che poi può preludere a differenze dettate da valutazioni particolari e speriamo non soltanto da interessi particolari.
Le ultime elezioni invece sono state la sagra dell’individualismo e dell’opinionalismo. I cattolici hanno votato per tutti e a vantaggio di tutti, senza chiedersi se questo loro voto avrebbe poi significato eleggere delle presenze che avrebbero tutelato non gli interessi della Chiesa, ma gli interessi della ragione e della fede, cioè dell’umanità.

Tutto era avviato, la Provvidenza aveva avviato tutto perché ci fosse un risorgere della presenza cristiana, come presenza di popolo, come presenza culturale, sociale, politica. Che ne è ora della grande sfida della nuova evangelizzazione che abbiamo raccolto dal primo insegnamento di Giovanni Paolo II?

Tornano i dualismi che si collegano ad alcuni nomi nefasti per la cristianità italiana, passati o presenti, che il pudore e la carità di patria mi impedisce di citare.

Forse i magisteri paralleli stanno compiendo l’ultima e non meno grave delle loro vittorie. Ma la vittoria dell’individualismo culturale e della frammentazione della presenza politica dei cattolici, senza la custodia e la promozione dei princìpi non negoziabili, non è soltanto la sconfitta dei cristiani, come diceva Marcello Pera nella prefazione al mio volumetto “Per un umanesimo del Terzo Millennio”: “Qui se si perde, si perde tutti; se si vince si vince tutti”.

Per adesso, salvo che la Provvidenza riscompigli le carte, possiamo veramente dire che stiamo perdendo tutti.
* Arcivescovo di Ferrara e Comacchio,
- A monsignor Negri il premio Cultura Cattolica.

mercoledì 12 giugno 2013

Le perle de "La nuova Bussola Quotidiana"

Quando i cattolici si danno la zappa sui piedi
 
di Rino Cammilleri24-05-2013
Martinelli     
                                           
Il flop inaudito nelle sale del film di Renzo Martinelli su Marco d’Aviano e l’assedio di Vienna del 1683 farà passare la voglia a qualunque regista, anche il meglio intenzionato, di occuparsi di storia cattolica. Chi lo farà, dovrà per forza sollevare polemiche se vuole pubblicità. Dunque, dovrà mettere in scena lavori in cui i cattolici e la Chiesa fanno la parte dei cattivi, sperando che il Vaticano almeno protesti. Film onesti come 11 settembre 1683 o Cristiada non trovano alcun appoggio in casa cattolica.
Il popolo-bue cattolico semplicemente non sa nemmeno che esistono, e li fa fallire al botteghino. Complotti, retroscena, congiure antipapiste? No: insipienza e ignoranza. Dei cattolici. Infatti, non lo sanno ormai neanche i preti chi era Marco d’Aviano.
Quando fu beatificato questo cappuccino che salvò l’Europa, a un convegno nei suoi luoghi fui l’unico a ricordarne il ruolo politico, mentre i religiosi, teologi, preti e prelati presenti si dilungavano esclusivamente sulla di lui spiritualità, timorosi che parlare di storia avrebbe potuto urtare i «fratelli» musulmani. Silenzio, dunque.
Il beato Alberione fondò i Paolini proprio per la buona battaglia sulla stampa e nel cinema, mettendo addirittura mano personalmente al primo film a colori italiano, Mater Dei. E ancora nei primi anni Sessanta non c’era film che avesse speranza di riuscita se avesse trascurato il potente circuito delle sale parrocchiali.
Oggi, le pochissime parrocchie che hanno un cinema ci proiettano tutt’al più il cosiddetto film d’essai, che «fa discutere» e «suscita il dibattito», e pazienza se il devoto spettatore dovrà sorbirsi la solita scena erotica del tutto superflua, ma che i registi mettono lo stesso per la gioia della troupe. Così, l’aspirante regista cattolico è avvisato: faccia solo film su Francesco e Chiara (evitando giudiziosamente i miracoli), almeno andranno direttamente in dvd e qualche convento li comprerà.
Credete che negli altri settori vada meglio? Pensate alla fine che ha fatto un banchiere da messa quotidiana come Ettore Gotti Tedeschi, cacciato a pedate dallo Ior per beghe vaticane e al quale, come a segnale convenuto, tutte le porte ecclesiali si sono chiuse in faccia.
Ma torniamo alla cultura in senso più proprio. Sui media, i giornalisti cattolici si dividono in due categorie: quelli che lavorano per testate clericali e quelli che sono riusciti a farsi assumere in testate laiche. I primi non possono certo osare di contraddire chi paga loro lo stipendio, perciò sono fedelissimi alla «linea», qualunque essa sia. I secondi, si stimano fortunati ad avere un posto ambito, e solo a quello pensano (sì, certo, ci sono le eccezioni, ma sono in tutto due o al massimo tre), tenendo sempre presente il proverbio giapponese: «Al chiodo che sporge si picchia in testa».
Naturalmente, ad aiutare i fratelli nella fede a far carriera non ci pensano nemmeno, sia perché considerano precaria la loro, sia perché non sono certo massoni: questi ultimi, sì, che si spalleggiano l’un l’altro per infilare «fratelli» dovunque. Esiste anche, com’è noto, un «soccorso rosso», ma non uno «bianco» (eccezion fatta per i dossettiani, i quali non a caso occupano posti e cattedre che più prestigioso non si può, ma hanno nella Costituzione il loro Corano e sono «adulti», infatti militano nella sinistra laicista).
Sul versante dei libri la situazione è anche, se possibile, peggiore. La narrativa cattolica semplicemente non esiste, e non esiste perché nemmeno i cattolici la comprerebbero.
Esiste la saggistica, è vero, ma è una saggistica – mi si passi il termine – madonnara, oppure si tratta dell’ennesima riflessione-omelia di qualche prelato (il campione delle vendite italiane è ancora il defunto cardinale Martini). Parlo, naturalmente, dei libri che in classifica almeno ci vanno, anche se magari ci restano poco. Il resto, tutto il resto, è già tanto se copre le spese di edizione.
Voi mi direte, giustamente, che anch’io mi occupo ormai di Madonne. Il fatto è che gli editori non vogliono altro. E hanno ragione: se fate un giro nelle librerie «cattoliche» vedrete pile enormi di libri del cardinale Martini o sul nuovo Papa. Perché? Perché i cattolici comprano quelli, non altro. Dunque, l’editore investe su ciò che il mercato chiede.
Presentando in giro il mio libro su Medjugorje mi sono accorto che, nelle sale traboccanti, la gente voleva sentir parlare solo di miracoli del sole, guarigioni, conversioni clamorose. E basta. Il resto, semplicemente non interessa. Folle enormi vanno in Bosnia, vi si convertono, digiunano, pregano, ci portano i parenti e gli amici. Molti si trasformano in porta-gente a tempo pieno. Lodevolissimo. Ma che succede quando tutta questa gente scende dal Podbrdo? Dà luogo, lentamente, a una ricostruzione cristiana del mondo? No. Prega, digiuna, torna e ritorna a Medjugorje. Tutt’al più dà soldi e braccia all’ennesima casa di accoglienza per i drop-out della società contemporanea. Per il resto, ecco: adunate di preghiera, interminabili, con canti, rosari, messe, testimonianze.
Esattamente quel che i Padroni del Mondo vogliono dai cristiani: state in sacrestia a pregare, occupatevi dei «poveri» e non disturbate il Manovratore. E i cristiani, inquadrati dai loro pastori, eseguono. È vero, è un momentaccio per la Chiesa. Ma oggi, in Occidente, l’aggressione è culturale e amministrativa. Nell’Ottocento l’aggressione era, oltre che culturale e amministrativa, pure a mano armata e con tanto di cannoni a Porta Pia. Eppure, i cattolici di quel secolo reagivano non solo con la preghiera e i pellegrinaggi: fondavano banche, giornali, riviste, si costituivano in lobby per condizionare la politica. E senza trascurare i poveri e i drop-out.
Qual è la differenza tra allora e oggi? La differenza sta nel fatto che allora avevano alle spalle una Chiesa gerarchica compatta e fermissima nella dottrina, una Chiesa che non esitava un istante a espellere quei suoi membri che seminavano confusione. Naturalmente, l’espulso diventava un «martire del libero pensiero» e veniva portato sugli scudi dalla stampa laicista. Così come oggi. Ma il popolo cattolico era informato, e ufficialmente, che quello lì era passato al nemico.
Oggi la Chiesa gerarchica preferisce la misericordia, si dice, anche se permane l’impressione (per carità, solo un’impressione…) del “due pesi e due misure”.
Ma torniamo al nostro discorso sulla cultura cattolica. E al film di Martinelli. Nessuno si è preso la briga di far sapere (non dico di apologizzare, solo di far sapere) che esisteva un film che parlava bene della storia cristiana e della Chiesa. Perciò, scordatevi pure Cristiada, quantunque tratti un tema (papale) attualissimo: la libertà religiosa.
Se io fossi un regista, allora, ragionerei così: l’assedio di Vienna in costume costa una paccata di miliardi e non lo vede nessuno, un film con la Littizzetto costa pochissimo e incassa una paccata di miliardi. Perciò, scordatevi, cari cattolici, i film che parlano bene di voi e dei fatti vostri. Al massimo farò una fiction su papa Bergoglio, che è tanto simpatico e porta le scarpe nere. Su Ratzinger no, perché le portava rosse ed era troppo colto.
Una realtà benemerita che dovrebbe fare da cinghia di trasmissione verso la «base» sono i circoli culturali parrocchiali. I libri e gli autori cattolici che non trovano spazio sui grandi media spetta ad essi farli conoscere alla gente comune. Purtroppo (e parlo per lunga esperienza) c’è da farsi cadere la braccia. Infatti, tra le priorità della parrocchia la cultura o è l’ultima in lista o non c’è proprio.
Se ha bisogno dell’idraulico o dell’elettricista, sa bene che questi artigiani hanno un cachet e lo scuce senza fiatare. Così per l’avvocato o il medico o il muratore o l’ingegnere o il meccanico. Ma l’operatore culturale (chiamiamolo così) deve essere grato dell’invito e poi operare per puro «spirito di servizio».
Ci sono parrocchie provviste di chiese dotate di organi a canne colossali, per suonare i quali un tempo si stipendiavano organisti diplomati. Oggi gli organi tacciono, perché ci sono tanti ragazzini con la chitarra che suonano gratis e, anzi, volentieri.
Il risultato è che la musica liturgica è semplicemente sparita (e hanno voglia i papi attuali di insistere sulla «bellezza»…).
Morale: la cultura cattolica è morta per suicidio e bisogna farsene una ragione. I figli di questo mondo, come dice il Vangelo, sono stati più scaltri, e i figli di Maria sono stati pavidi e fessi. I primi sono sempre astuti come serpenti, i secondi ingenui come colombe. I primi hanno fatto bene il loro lavoro, i secondi no, perché Cristo aveva raccomandato a loro di essere sia astuti che candidi. Dunque, meritano quel che hanno, cioè niente.
Prenotiamoci, dunque, un posto nel prossimo pullman per Medjugorje. E facciamoci salire quei pochi che hanno ancora voglia di combattere, perché rischiano la fine dei soldati giapponesi nella jungla di Iwo Jima.

domenica 9 giugno 2013

Ad-Dio zietta cara



Tu non sei fuggita,grazie a Dio tu non hai potuto fuggire,hai portato fino in fondo la tua croce,ora riceverai il tuo premio.Tu che hai terminato il tuo supplizio intercedi ed accompagna chi è rimasto con un incolmabile vuoto nel cuore ed un eterno velo di lacrime negli occhi.


La Misericordia,il lupo ed il leone



La misericordia di Dio a volte,a dire il vero spesso,mi regala segni della Sua presenza e del suo amore irremovibile,il brano con cui ho aperto il post e di cui vi invito a cercare il testo e tradurlo,è spettacolare(io con l'inglese non me la cavo benissimo) è uno di questi segni.

Qualche giorno fa sono andato finalmente a trovare un'amica,non ero mai stato a casa sua,non è cattolica,almeno non nel senso reale del termine ed ero un po' curioso ed un po' contrastato all'idea di entrare in quella casa,uscendo mi guardavo intorno:statuette africane,quadri degli indiani d'America e proprio sopra la porta d'ingresso un bell'amuleto a "protezione" della casa.Francamente non mi piaceva sto "guardiano" come m'ha detto chiamarsi quel coso,tanti anni fa anch'io ne avrei voluto uno così,mi sono sempre piaciuti i film western e stavo sempre o quasi dalla parte degli indiani,ma adesso mi faceva un'impressione sinistra.Pensavo a cosa avrebbe detto padre Amorth di quella casa anche se un crocifisso c'era ed il parroco passa a benedire la casa se non ricordo male. L'amica salutandomi si raccomanda :"vai piano e sta attento che l'hai provocato ed è pericoloso farlo".Ripenso per un attimo al "guardiano" e per un secondo vacillo ,ma mi viene proprio immediato pensare a quella foto ,vista su Fb ,con la pecora su cui incombe il lupo che è sovrastato dal Leone e ribatto al volo che con me c'è il buon Dio è il "guardiano" che deve stare attento a come si muove non io.La prudenza prima di tutto e nessuna presunzione ma ogni cosa al suo posto:17 E questi saranno i segni che accompagneranno quelli che credono: nel mio nome scacceranno i demòni, parleranno lingue nuove, 18 prenderanno in mano i serpenti e, se berranno qualche veleno, non recherà loro danno, imporranno le mani ai malati e questi guariranno».(Mc 16,17-18)

mercoledì 29 maggio 2013

Annacquati ma spesso lampi

"..il peccato è un’offesa a Dio, ma anche l’opportunità; l’umiliazione per accorgersi che c’è un’altra cosa più bella, che è la misericordia di Dio"
Papa Francesco

Se non fosse per questa evidenza, non sarei cattolico e probabilmente nemmeno cristiano.Sto con Nietzsche,se Dio non esiste tutti è permesso.
ma c'è una cosa che viene prima della misericordia,la grazia di Dio.Il don Gius diceva :Gesù c'ha promesso il centuplo quaggiù e la vita eterna.Perchè il credere nella vita eterna non semplice fideismo si deve fare l'esperienza del centuplo quaggiù a quel punto la vita eterne diventa ragionevolmente credibile.
Il centuplo,la grazia,la misericordia di Dio,questo voglio e questo è la mia vita altrimenti sarebbe più serio il :"chi vuol esser lieto sia del doman non v'è certezza" o più recentemente "carpe diam".

sabato 25 maggio 2013

Medjugorje,messaggio del 25/05/2013

"Cari figli! Oggi vi invito ad essere forti e decisi nella fede e nella preghiera affinché le vostre preghiere siano tanto forti da aprire il cuore del mio amato Figlio Gesù. Pregate figlioli, senza sosta affinché il vostro cuore si apra all’amore di Dio. Io sono con voi, intercedo per tutti voi e prego per la vostra conversione. Grazie per aver risposto alla mia chiamata.”

Libertà di educazione !

Come saprete, a Bologna nel prossimo fine settimana la cittadinanza sarà chiamata a partecipare ad un referendum circa la convenzione che il comune di Bologna ha con le scuole dell'infanzia paritarie (che prevede un contributo comunale per abbattere le rette a carico delle famiglie che decidono di mandare i bambini alle materne paritarie, convenzione che peraltro è presente anche qui a Cremona). Grazie alla convenzione il comune di Bologna assicura al costo di 1 milione di euro un sostegno a più di 1700 bambini, mentre a parità di spesa riuscirebbe al massimo ad aprire quattro sezioni di scuola dell'infanzia comunale, dando risposta ad appena 150 bambini. E’ opportuno non sottovalutare le occasioni per ribadire che c’è anche una vasta opinione pubblica nazionale che sostiene la libertà di scuola e di educazione e per questo vi proproniamo un sondaggio sul sito de La Stampa:
 http://www.lastampa.it/2013/05/22/italia/cronache/scuola-dN2gusgdMWtDeiQVGvA6AL/pagina.html

Vi chiediamo di partecipare al voto online, votando l’opzione B. Qualora ne abbiate la possibilità, vi chiediamo anche di divulgare la cosa per far partecipare al voto.

mercoledì 22 maggio 2013

Grazie,so che sei gia al lavoro



Indegnamente sono ancora a chiedere la tua intercessione. Niente è a caso non posso credere che sia solo coincidenza e non l'ennesimo segno celeste della Sua protezione,santa Rita mani di Dio.

sabato 18 maggio 2013

La bellezza di un popolo

"Ciao (....), (grazie che venite), (....) cantiamo insieme bevendo vino e mangiando pane e salame, non del tipo “canta che ti passa”, ma per testimoniare la bellezza di un popolo che insieme va incontro alla realtà quotidiana e al proprio destino certi di non essere soli."

Questo era l'invito alla serata e qualcosa mi diceva che sarebbe stato spettacolo,a ulteriore garanzia la "regia occulta" di don Antonio e la presenza di don Luca,la presenza di altri amici avrebbe arricchito di ulteriori fiori il giardino della serata. Bravissimo il gruppo che ha cantato e suonato dirigendo tutti noi cosicché il canto fosse davvero voce di popolo e non ululato di protagonismi stentati.Il risultato è stato coinvolgente nel senso alto del termine e commovente nel senso di un movimento comune,cioè a nessuno interessava far sentire la propria voce ma che il canto risultasse più bello e autentico possibile,un po' come quei manovali che costruirono le cattedrali nel medioevo cui non interessava lasciare traccia della loro presenza ma che il loro lavoro fosse una lode a Dio.
Grazie agli amici di Cassano per l'evento che sono stati capaci di creare, grazie a Luca dell'invito,grazie a me di aver alzato le chiappe dal divano per un di più che era garantito ma non per questo scontato.Grazie al buon Dio che c'ha creati così come siamo.
I video contengono i canti della serata ed ho cercato di far rivivere proprio attraverso la selezione lo spirito di quella sera divertente e serio nel contempo.



















Un amico a proposito della serata mi ha chiesto se fosse stato un momento conviviale o di preghiera,un po' m'è dispiaciuta la domanda...
p.s.
Dedico i canti a due straordinarie creature che sono i genitori di una grande amica,Laura,che da un po' non vedo. Giuliano,il mio sant'Ambrogio preferito e Grazia,indefinibile ed unica.Grazie!