giovedì 11 marzo 2010

Duecento milioni di cristiani discriminati


Focus
Fede e politica

I numeri Considerate tutte le confessioni, superano i due miliardi. Su di loro tre quarti dei soprusi Il rapporto L' osservatore della Santa Sede all' Onu: crescono le violenze e l' impossibilità di essere riconosciuti come cittadini con pieni diritti
Duecento milioni di cristiani discriminati


«Cristianofobia» Il libro di Guitton: «L' Occidente fa fatica a concepire che i cristiani possano essere perseguitati in quanto tali» Rastrellamenti in Iraq, conversioni forzate nel Laos La minoranza religiosa più perseguitata nel mondo
N on fosse per le (prevedibili) reazioni, gli scontri fra cristiani e indù e le due chiese bruciate, l' immagine di Gesù che si beve una birra e fuma una sigaretta nell' abbecedario indiano scoperto il mese scorso dalle suore del Maghalaya, per quanto provocatoria e blasfema, sarebbe ancora il meno. Ci sono notizie che sfilano quasi ignorate: chi ha idea che nel Laos, a gennaio, siano stati messi agli arresti 48 cristiani nel distretto di Ta-Oyl «finché non rinunceranno alla loro confessione»? Stando al racconto dell' «International christian concern», gli ufficiali del distretto «hanno puntato le pistole alle teste dei cristiani» che però «si sono rifiutati di obbedire all' ordine di rinunciare alla propria fede». E poi ci sono i cristiani trascinati nella foresta, appesi agli alberi e crocifissi in Sudan, sette il 13 agosto dell' anno scorso, altri sei di lì a tre giorni, e chissà che altro è accaduto senza che si sapesse. Oppure quelli stanati casa per casa a Mosul, in Iraq, «hanno mirato con le pistole da pochi centimetri alla bocca, poi alla testa e quando i miei cari sono caduti a terra hanno tirato ai polmoni», raccontava la settimana scorsa al Corriere padre Mazen Matoka: i sicari gli hanno ammazzato padre e due fratelli. O ancora i pogrom anticristiani nell' Orissa degli integralisti indù, i cristiani bruciati vivi nel Punjab pachistano da fanatici islamisti, l' elenco degli orrori si arricchisce di anno in anno ed è più o meno noto come la «blasfemia» - magari con relativa condanna a morte - contestata in Paesi come l' Arabia Saudita se uno s' azzarda a portare un crocifisso. La stessa condanna a morte toccata a una madre in Corea del Nord, ammazzata dal regime comunista di Kim Jong-II perché accusata di regalare Bibbie. Eccetera, eccetera. La sintesi della situazione, il 26 ottobre a New York, l' ha fatta l' arcivescovo Celestino Migliore, osservatore permanente della Santa Sede all' Onu: «Con l' aumento dell' intolleranza religiosa nel mondo, è ben documentato che quello dei cristiani è il gruppo religioso più discriminato perché potrebbero essercene ben più di 200 milioni, di differenti confessioni, che sono in situazioni di difficoltà a causa di strutture legali e culturali che portano alla loro discriminazione». Al telefono da Manhattan, l' arcivescovo Migliore tira un sospiro: «Mi sono appoggiato a statistiche fatte con accuratezza, proprio per dire l' ampiezza del fenomeno e anche per mettere nelle giuste proporzioni ciò che sta avvenendo. Sa com' è, a volte si ha l' impressione che con i cristiani si possa dire e fare tutto, quasi impunemente. E invece questa larga macchia esiste, nel mondo: persecuzione in alcuni casi, in altri discriminazione, in altri ancora condizioni tali da costringere i fedeli alla fuga o situazioni più velate, l' impossibilità di essere riconosciuti come pieni cittadini... Tutti fenomeni reali che stanno crescendo e richiedono una presa di coscienza». Non che i cristiani, di per sé, siano minoranza. I fedeli cattolici battezzati nel mondo, in base all' ultimo Annuario vaticano, erano un miliardo e 166 milioni alla fine del 2008, con un aumento di 19 milioni (più 1,7 per cento) rispetto all' anno precedente. Considerate tutte le confessioni, i cristiani superano i due miliardi: un abitante del pianeta su tre. Eppure molti non se la passano bene, specie nelle tante zone dove sono una minoranza sparuta. «Possiamo stimare che tra il 75 e l' 85 per cento degli atti contro una religione riguardi i credenti in Cristo», ha spiegato di recente ad Avvenire Berthold Pelster, ricercatore di «Aiuto alla Chiesa che soffre», l' associazione che stila un rapporto annuale sulla situazione dei cristiani nel mondo. Considerata l' ultima mappa, dall' Africa al Medio ed Estremo Oriente, non c' è molto da stare allegri. Il rapporto di «Aiuto alla Chiesa che soffre» elenca 60 Paesi nel mondo nei quali la libertà religiosa è violata. Con tutte le gradazioni del caso: dai massacri all' impossibilità di esercitare liberamente il proprio culto. Nel 2009, tra l' altro, sono stati uccisi 37 missionari, calcola l' agenzia Fides della Congregazione vaticana per l' Evangelizzazione dei popoli: 30 sacerdoti, 2 religiose, 2 seminaristi, 3 volontari laici. Quasi il doppio dell' anno precedente, il numero più alto degli ultimi dieci anni, e soprattutto nel continente americano. «L' Occidente laico sembra non capire», considera Louis Sako, arcivescovo caldeo di Kirkuk: che calcola «825 cristiani ammazzati in Iraq dal 2003». La stessa considerazione che si legge in un libro di René Guitton, Cristianofobia. La nuova persecuzione (Lindau), che è stato un caso editoriale in Francia ed è appena uscito in Italia: «Il sempre più scristianizzato Occidente fa fatica a concepire che i cristiani possano essere perseguitati in quanto cristiani, perché essere tali, secondo uno slogan semplicistico che si sente ripetere spesso, significa stare al potere». Gli stessi cristiani, scrive il laico Guitton, «faticano ad associare al cristianesimo il concetto di minoranza». Cristianofobia? L' arcivescovo Celestino Migliore preferisce evitare queste categorie: «In genere non amiamo molto parlare in termini di "fobie", che si tratti di cristiani, ebrei, musulmani o altro. È un po' come quando si parla di "diffamazione" delle religioni. Suggestivo, ma rischia di essere un paravento per non parlare della vera questione». E cioè? «Il diritto alla libertà religiosa contenuto nella dichiarazione universale dei diritti dell' uomo. Un diritto che non riguarda gruppi o istituzioni, ma è personale». Il punto è molto concreto: «Qui alle Nazioni Unite insistere sul diritto alla libertà religiosa significa chiedere di approfondirlo, vedere come è fatto rispettare nelle singole legislazioni nazionali. Questo è un compito dei governi: si tratta di trovare sintomi e cause di avvelenamento dei rapporti sociali, politici e anche geopolitici, a volte». La guerra di religione può essere un paravento per altri interessi. Anche se, certo, «nell' avvelenamento ci possono essere pure dei sintomi religiosi», considera l' arcivescovo: «Questo però è un aspetto che non ci attendiamo sia affrontato dai governi o dalle organizzazioni internazionali. Va condotto dai credenti: di qui l' importanza del dialogo interreligioso». L' importante è distinguere i piani: «La "diffamazione" della religione è un problema reale e non lo disconosciamo, ma va riequilibrato e messo nel suo giusto contesto».

Gian Guido Vecchi

Pagina 15(9 marzo 2010) - Corriere della Sera

MATER IUBILAEI

lunedì 8 marzo 2010

Porta do Céu

Santa Madre veglia sulle nostre idiozie,sulle fughe di comodo,sulle omissioni,sulla mancanza di coraggio,
questo canto è quello per cui eravamo stati voluti
e quello che ancora il nostro cuore cerca
la melodia,la dolcezza è un anticipo di Paradiso,
ma su questa terra dobbiamo lottare,
la tua carezza ci doni l'impeto,
l'ardimento di non arrestarci davanti a niente e nessuno
finché le tenebre non saranno vinte
e l'oscurità rischiarata dallo splendore del Tuo viso di regina.
Madre,aprici le porte del Cielo
accompagnaci da Gesù
che il Suo abbraccio sciolga ogni dolore,ogni durezza
che il Suo sguardo conforti ogni nostra paura e insicurezza
nel Suo infinito amore possiamo gioire della raggiunta certezza.

Nigeria, 500 cristiani "massacrati" -Vaticano: "Preoccupazione e orrore"


La Santa Sede esprime "preoccupazione e orrore" per le violenze avvenute in Nigeria, dove 500 cristiani sono stati uccisi in questi giorni da pastori musulmani. La lettura che viene data degli avvenimenti, sottolinea il portavoce padre Lombardi, è che non si tratti di "scontri di natura religiosa, ma sociale". "Si uccide per rivendicazioni sociali, economiche, tribali, culturali", spiega l'arcivescovo Onaiyekan dalla capitale Abuja.

Sul fronte dei vescovi, afferma mons. Jhon Olorunfemi Onaiyekan, non si esclude che "marginalmente ci siano alcuni che hanno qualche contatto con il terrorismo internazionale". Ma in Africa, "la realtà è certamente che ci sono troppe armi che circolano dappertutto". "Non dimentichiamo - spiega l'arcivescovo di Abuja in un'intervista alla Radio Vaticana - che più a Nord c'è il Darfur, c'è la guerra del Ciad e c'è il Sud Sudan: è molto facile trocvare della gente che venga a combattere per un pugno di dollari".

"Da parte nostra - conclude - preghiamo per la pace, per il buon governo, per la verità. E preghiamo anche che la gente riconosca che l'unico modo di sopravviverer in questo Paese è che ci si riconosca come fratelli e cittadini dello stesso Paese".


Catechismo della Chiesa Cattolica


La legittima difesa

2263 La legittima difesa delle persone e delle società non costituisce un'eccezione alla proibizione di uccidere l'innocente, uccisione in cui consiste l'omicidio volontario. « Dalla difesa personale possono seguire due effetti, il primo dei quali è la conservazione della propria vita; mentre l'altro è l'uccisione dell'attentatore ». 174 « Nulla impedisce che vi siano due effetti di uno stesso atto, dei quali uno sia intenzionale e l'altro preterintenzionale ». 175

2264 L'amore verso se stessi resta un principio fondamentale della moralità. È quindi legittimo far rispettare il proprio diritto alla vita. Chi difende la propria vita non si rende colpevole di omicidio anche se è costretto a infliggere al suo aggressore un colpo mortale:

« Se uno nel difendere la propria vita usa maggior violenza del necessario, il suo atto è illecito. Se invece reagisce con moderazione, allora la difesa è lecita [...]. E non è necessario per la salvezza dell'anima che uno rinunzi alla legittima difesa per evitare l'uccisione di altri: poiché un uomo è tenuto di più a provvedere alla propria vita che alla vita altrui ». 176

2265 La legittima difesa, oltre che un diritto, può essere anche un grave dovere, per chi è responsabile della vita di altri. La difesa del bene comune esige che si ponga l'ingiusto aggressore in stato di non nuocere. A questo titolo, i legittimi detentori dell'autorità hanno il diritto di usare anche le armi per respingere gli aggressori della comunità civile affidata alla loro responsabilità


Ma ci sarà sicuramente qualcuno che è più bravo,più intelligente,più santo della posizione ufficiale della Chiesa.....ci sono tanti figli del '68 ancora in giro,ma se Dio vuole finiranno anche prima o poi!


sabato 6 marzo 2010

Rino Cammilleri – Antidoti contro i veleni della cultura contemporanea » IRAK


March 05th, 2010 | Categoria: Antidoti

Una bella notizia del 4 marzo 2010. Gian Micalessin del «Giornale» comunica che i cristiani irakeni sono ricorsi al fai-da-te. Visto che nessuno li aiuta, hanno costituito milizie armate che difendono le chiese e le persone. Tutti volontari e motivati, giacché difendono se stessi e le loro famiglie. Come accadde a suo tempo in Libano. I quadri provengono dal disciolto esercito irakeno, col permesso degli americani. Nella stessa pagina, la notizia di un kamikaze islamico che ha fatto 31 morti in un ospedale. Proprio così: un ospedale. Contro questi fanatici sanguinari, ancora una volta i cristiani sono costretti a trasformarsi in crociati.

giovedì 4 marzo 2010

Abbiamo scherzato!?

Matteo 25

41 Allora dirà anche a coloro dalla sinistra: Andate via da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato pel diavolo e per i suoi angeli! 42 Perché ebbi fame e non mi deste da mangiare; ebbi sete e non mi deste da bere; 43 fui forestiere e non m'accoglieste; ignudo, e non mi rivestiste; infermo ed in prigione, e non mi visitaste. 44 Allora anche questi gli risponderanno, dicendo: Signore, quando t'abbiam veduto aver fame, o sete, o esser forestiere, o ignudo, o infermo, o in prigione, e non t'abbiamo assistito? 45 Allora risponderà loro, dicendo: In verità vi dico che in quanto non l'avete fatto ad uno di questi minimi, non l'avete fatto neppure a me. 46 E questi se ne andranno a punizione eterna; ma i giusti a vita eterna.



Sbaglierò,ma credo di essere in buona compagnia,queste parole del Vangelo di Matteo,non valgono anche nel caso dei nostri fratelli massacrati in ogni parte del mondo?Non è vero che "ama il prossimo tuo come te stesso" è a partire dai più vicini,dai nostri famigliari,amici,vicini di casa,colleghi di lavoro e potendo fino ai confini del mondo?Non è necessariamente amare l'africano che muore di fame e che comunque è a qualche migliaio di Km.fuori dai piedi e nel frattempo fregarsene del resto del mondo.Io non credo che gli islamici siano,ometto il termine,a casa loro, ma arrivati a casa nostra si trasformino in angioletti,non ho ancora sentito di loro testi sacri a fumetti,con paperino magari e non me ne frega niente se tra loro ce ne sono due o tre che sarebbero anche buoni,appena avranno i numeri sufficienti dimostreranno chi sono e già cominciano a farlo.Il comunismo nell'ottobre del '17 non era niente di preoccupante,qualche mese dopo ha iniziato a far vedere cos'era,qualche anno prima del resto i turchi hanno spazzato via gli armeni,ma chissenefrega,come sempre il mondo s'è girato dall'altra parte,porgiamo l'altra guancia,tanto non è la nostra.Il nazismo ha fatto i suoi danni anche per colpa del sonno del mondo,che ancora e come sempre ,pur sapendo,s'è svegliato tardi.Nel '91 guerra nella ex-Jugoslavia,tutti possono abbondantemente vedere cosa succede,ma chissenefrega ,non possiamo sporcarci le mani,siamo troppo buoni,possiamo parlarne,anche molto,possiamo dire le preghierine e poi voltarci e dormire.Giovanni Paolo II° (non c'è pace senza giustizia)probabilmente dormiva di meno ed è molto grazie a lui che, poi quando era comunque tardi, sono arrivati i caschi blu a limitare i danni.I croati,anche di Medjugorje,hanno certamente pregato e digiunato per scongiurare la guerra,ma quando poi è arrivata hanno combattuto,per difendere la loro terra (che schifo,materialisti),le loro famiglie (vergogna, potevano essere martiri) e la loro fede (retrogradi mistificatori) e potrei giurarci che, per come potevano, pregavano anche mentre combattevano (integralisti blasfemi).Per il bel mondo europeo le giustificazioni si trovano sempre:ero in bagno,dormivo,avevo lo stereo alto,purtroppo me ne sono accorto tardi, ormai è andata, andiamo avanti.Il tutto condito da un pò di brodaglia moralistica,commemorazioni e palle varie che mantengano a posto la coscienza.

Qualche anno fa, tra le pochissime voci fuori dal coro,ricordo il card.Biffi che disse che se era necessaria manodopera straniera per le nostre aziende era preferibile che provenisse da paesi con culture simili alla nostra,perchè evidentemente si integrano più facilmente.Aveva suggerito sudamericani e popolazioni dell'est, per le più o meno comuni radici cattoliche.Immagino quel "prossimo tuo" evangelico rientri nel criterio usato dal cardinale,è più prossimo mio, un cattolico di un islamico,credo,ma il relativismo immagino suggerisca che siamo uguali, comunque.Ci sono persone che considerano il proprio cane come un bambino e se fai notare la differenza si alterano,quindi si può dire che il "prossimo tuo" sia allo stesso modo,il cane,il giornale,la macchina,tuo fratello,è tutto uguale.Auguri!Pace e bene...finche dura.

Abbiamo scherzato (3)

Il Wall Street Journal parla ormai apertamente di «cristianofobia islamica». Il prestigioso organo di stampa americano prende spunto da un rapporto aggiornato sulla libertà religiosa, pubblicato dall'associazione non profit «Open Doors USA», che nel suo annuale World Watch List passa in rassegna le nazioni dove più violente sono le persecuzioni contro i cristiani. Ebbene, tra i cinquanta paesi della lista, ben trentacinque sono musulmani. Tra i dieci paesi in capo all'elenco, otto sono musulmani (e precisamente Iran, Arabia Saudita, Somalia, Maldive, Afghanistan, Yemen, Mauritania, Uzbekistan), mentre due (Corea del Nord e Laos) sono governati da regimi comunisti.
Al primo posto tra i paesi persecutori dei cristiani vi è un relitto dell'epoca veterocomunista, vale a dire la Corea del Nord. «In questo paese - scrive Giulio Meotti su Il Foglio del 12 gennaio - ogni manifestazione religiosa è considerata "insurrezione antisocialista" ed è permesso soltanto il culto di Kim Jong-Il. Il regime ha sempre tentato di ostacolare la presenza religiosa, in particolare di buddisti e cristiani, e impone ai fedeli la registrazione in organizzazioni controllate dal partito. Sono frequenti le persecuzioni violente nei confronti dei fedeli e di coloro che praticano l'attività missionaria. Da quando si è instaurato il regime comunista nel 1953, sono scomparsi circa trecentomila cristiani e non ci sono più sacerdoti e suore, forse uccisi durante le persecuzioni. Attualmente sono circa ottantamila quelli che nei campi di lavoro sono sottoposti a fame, torture e morte». Va detto che un analogo regime comunista, quello del Laos (al potere dal 1975), ha dichiarato espressamente di voler eliminare i cristiani, perché considera il cristianesimo una violazione dei costumi laotiani e una «religione straniera imperialista» (sic!) appoggiata da interessi politici occidentali e americani. I cristiani sono quindi considerati sovversivi e nemici dello stato.
Dopo l'infausto regime nord-coreano, nella lista dei persecutori figurano i regimi islamici, a partire dall'Iran e dall'Arabia Saudita. Nel rapporto di «Open Doors», l'Iran risulta essere uno Stato che arresta e tortura persone a causa della fede. Va ricordato che i cristiani in Iran sono 360 mila su una popolazione di 65 milioni di abitanti; i cattolici sono 25 mila. Nel 2009 Teheran ha fatto arrestare 95 cristiani e l'anno precedente una coppia di missionari era stata torturata a morte. Chi viene rilasciato viene controllato e continuamente minacciato. Nel 2009 le autorità iraniane hanno chiuso diverse chiese cristiane, soprattutto per evitare il rischio di nuove conversioni di musulmani al cristianesimo. In questo paese l'apostasia è punita con la pena di morte. Stessa sorte per chi abbandona l'islam nello Yemen. Per non parlare dell'Arabia Saudita, dove è vietato ufficialmente ogni culto non islamico. «La polizia religiosa - scrive ancora Meotti - si occupa di monitorare la pratica di altre religioni e ha poteri enormi. Così si registrano arresti sommari e torture di fedeli cristiani in carcere. Spesso la polizia religiosa detiene cristiani che vengono liberati solo dopo aver firmato un documento in cui abiurano la loro fede. I lavoratori non musulmani sono soggetti all'arresto, alla deportazione e alla prigione, se vengono sorpresi nell'esercizio di qualsiasi pratica religiosa, oppure se vengono accusati di detenere materiale religioso e di proselitismo». Nella Somalia islamica le cose vanno di anno in anno peggiorando: i cristiani vengono tenuti sotto stretto controllo dal governo e dalla milizia islamica. Nel 2009 sono state undici le persone uccise a causa della fede; molte altre sono state costrette a fuggire, altre ancora sono state torturate e sottoposte a veri e propri lavaggi del cervello.
Le persecuzioni contro i cristiani sono la regola anche in paesi che non ti aspetti: alle Maldive, ad esempio, rifugio dorato di tanti vacanzieri, i cristiani possono praticare la fede solo in segreto, altrimenti finiscono in prigione o convertiti a forza all'islam. Situazioni che ormai costituiscono la norma della maggior parte dei paesi islamici, anche di quelli dove un tempo le persecuzioni contro i cristiani erano attenuate e che ora invece si rivelano sempre più permeabili ad una crescente radicalizzazione dell'odio e del fanatismo. E' il caso della Malaysia, dove molti luoghi di culto non islamico vengono demoliti, il forum interreligioso è stato più volte interrotto e c'è una diatriba sul diritto dei non musulmani ad essere giudicati da una Corte civile. E' il caso dell'Egitto, dove a Natale hanno sofferto persecuzioni ed omicidi i cristiani copti, e dove il tessuto sociale freme di ostilità contro i cristiani. E' il caso della Mauritania, dove chi si professa cristiano in pubblico è perseguito penalmente. E' il caso del Libano, dove i cristiani maroniti sono stati recentemente minacciati da Nasrallah (capo della milizia fondamentalista di Hezbollah) con queste parole: «Ricordatevi che neanche tutta la potenza militare americana riesce a proteggere i cristiani dell'Iraq». E situazioni di aggressioni, vessazioni, persecuzioni anti-cristiane si registrano pervasivamente in altri paesi islamici, a partire dal Sudan, dal Pakistan, dall'Iraq. Ha scritto Roberto Fontolan su Il Sussidiario: «Non tutti i regimi musulmani ce l'hanno con i cristiani, ma anche dove viene assicurata ufficialmente una certa libertà religiosa, ci pensano le mentalità diffuse nella società a ostacolarne la pratica. E quando le due realtà (società e regime) si coniugano nella "geometrica potenza" di uno Stato-sharia, ecco la persecuzione legittimata e protetta. Per i cristiani dell'Oriente, Vicino ed Estremo, vivere nel mondo musulmano si fa sempre più difficile».

Abbiamo scherzato (2)


COME E’ DIFFICILE ESSERE CRISTIANI IN MEDIO ORIENTE. IL PAPA CONVOCA UN SINODO SPECIALE
sabato, febbraio 6, 2010

Proviamo ad immaginare che un imprenditore (magari di simpatie leghiste…!) subordini il rapporto di lavoro di un immigrato alla sua conversione al cristianesimo; che lo maltratti in tutti i modi, minacciandolo di licenziamento, finché non abbracci fede e cultura occidentali… Riusciamo a pensare il cataclisma mediatico? Le indignazioni urlate, tanto nazionali che internazionali? Ebbene in Arabia Saudita accade qualcosa del genere, senza che nessuno si scandalizzi più di tanto. Ci racconta i fatti “Avvenire”, che in poche righe riesce a dare un’informazione che altrimenti difficilmente passerebbe attraverso stampa e TV. La notizia è pubblicata sul quotidiano dei vescovi italiani del 29 gennaio 2010 (pag. 14) e riguarda gli immigrati filippini che in Arabia Saudita sono obbligati a convertirsi all’Islam per non perdere il posto di lavoro.
Riportando un’intervista realizzata e diffusa dall’Agenzia “Asia News”, “Avvenire” denuncia la situazione di estrema difficoltà in cui vivono i circa duecentomila immigrati filippini nel regno saudita.
I datori di lavoro (sia pubblici che privati) fanno pressione perché questi lavoratori cristiani diventino musulmani, così che dopo qualche mese dall’assunzione danno l’ultimatum. Molti hanno dovuto accettare. Per le donne ovviamente le condizioni sono ancora più temibili. “Avvenire” riferisce il caso di uno stupro sul posto di lavoro. Le autorità saudite hanno accusato la donna cristiana di aver avuto rapporti extraconiugali e dall’11 settembre 2009 l’hanno reclusa in prigione. In seguito alla violenza la donna è rimasta incinta, ma per le dure condizioni del carcere ha perso il bambino. In questo mese di febbraio dovrà comparire davanti ai giudici e – come se non bastasse – rischia una condanna a 100 frustate. Bisogna dunque pregare per questa poveretta. Come bisogna pregare per tutti gli altri cristiani del Medio Oriente che rischiano lentamente l’estinzione.
Anche per tale motivo Benedetto XVI ha indetto un apposito Sinodo speciale per il Medio Oriente, che si terrà dal 10 al 24 ottobre 2010. Il Vicario patriarcale di Baghdad, mons. Shlemon Warduni, ha così commentato l’importanza del Sinodo: “Il Sinodo è un atto benevolo di Benedetto XVI verso le nostre chiese, che soffrono per mancanza di pace e di sicurezza. L’assemblea servirà alle Chiese orientali per discutere dei tanti problemi che l’affliggono, ma anche per far sentire la loro voce. Il Medio Oriente si sta svuotando dei cristiani, si percepisce quasi un complotto per mandarli via…” (http://www.agensir.it//pls/sir, 22 settembre 2009).

mercoledì 3 marzo 2010

islam?Abbiamo scherzato,sono buoni e bravi,come noi, uguali....


lo Straniero - Il blog di Antonio Socci

Storia di Shazia. Novità per aiutare…
28 febbraio 2010 / In Articoli
Che il Pakistan sia uno dei peggiori “buchi neri” del mondo sembra dimostrarlo anche l’uccisione del nostro eroico agente Pietro Colazzo, vicecapo dell’intelligence in Afghanistan (vedremo dopo perché).
Ne avevo parlato il 31 gennaio scorso su queste colonne, raccontando la storia di Shazia Bashir, la ragazzina cristiana entrata come serva in una casa di ricchi e potenti musulmani e uscita da lì morta.
La sua tragica vita è emblematica della situazione della minoranza cristiana di quel Paese, le cui figlie femmine sono costrette nelle condizioni di Shazia per poter guadagnare la miseria di 12 dollari al mese (8 euro) e far sopravvivere le loro famiglie.
Mi chiedevo perché nessun organismo umanitario o nessun ente cristiano o cattolico avesse lanciato un programma di adozioni a distanza per salvare queste povere bambine dall’orrore di una servitù che comporta spesso ogni tipo di violenza.
Tanti lettori di Libero mi hanno scritto desiderosi di far qualcosa. Oggi finalmente sono in grado di informare che qualcuno – dopo aver conosciuto la tragedia di Shazia – ha trovato il modo di lanciare un primo salvagente.
Non si tratta di organizzazioni femministe inorridite per la condizione delle giovani donne cristiane. E non si tratta neanche dei tanti “progressisti”, no global o robe simili che amano sciacquarsi la bocca con il Terzo mondo, gli immigrati, la solidarietà e via dicendo.
Nossignori. A rimboccarsi le maniche per aiutare queste sventurate ragazzine e le loro famiglie cristiane, che sono i più poveri dei poveri, è l’ “Umanitaria padana onlus” (per avere notizie su internet si veda http://www.umanitariapadanaonlus.net/).
Sì, avete capito bene, un’organizzazione umanitaria nata dal popolo della Lega Nord (precisamente dall’ “Associazione donne padane”). Del resto non c’è troppo da stupirsi se si pensa che il Nord Italia e specialmente la Lombardia hanno letteralmente riempito il mondo di missionari.
L’anima e il motore dell’Umanitaria padana è Sara Fumagalli, una donna straordinaria, ardente di fede cristiana, piena di dinamismo, di coraggio e di umiltà, che ha portato aiuto – anche rischiando fisicamente – negli angoli più disperati del mondo, dal Darfur (in Sudan), all’Etiopia, da Haiti all’Iraq, quindi in Kosovo, in Kenia, Libano, Sri Lanka, in Terra Santa e appunto in Afghanistan.
Ieri Sara mi ha scritto: “Da anni la mia Associazione è venuta in contatto col problema della discriminazione o persecuzione dei Cristiani nel mondo (non solo quello islamico). Noi abbiamo deciso di muoverci sul piano pratico”.
Mi racconta di contatti con il Vescovo di Faisalabad, Monsignor Joseph Coutts, per aiutare i Cristiani perseguitati del Punjab e di borse di studio per alcuni seminaristi pakistani.
“Dopo di allora”, mi racconta Sara “ho mantenuto contatti stabili con il Pakistan attraverso un giovane docente pakistano della Pontificia Università Lateranense, professor Mobeen Shadid, che mi aveva informato anche del caso di Shazia. Mi diceva che capita spesso, anche senza arrivare alla tragedia della piccola, che le famiglie musulmane non restituiscano le bimbe alle famiglie cristiane d’origine e impongano loro conversioni e matrimoni forzati”.
Si pensava – dice Sara – a iniziative di sensibilizzazione sul piano culturale, politico e diplomatico: “La grande idea, bella pratica come piace a me, è arrivata leggendo il tuo articolo. Mi sono subito attivata. Ho chiamato Mobeen e attraverso di lui ho saputo che un suo direttore spirituale, padre Edward Thuraisingham, Oblato di Maria Immacolata, si occupava già di un progetto per garantire un’istruzione e un futuro a bambini cattolici in condizioni a vario titolo disagiate”.
“L’ho subito contattato” prosegue Sara “e così, in una serie di messe a punto successive, è nato il progetto: ‘Borse di studio Shazia Bashir -adotta una bambina con la sua famiglia’. Si tratta di un progetto di sostegno a distanza che consente di far studiare bambine o ragazze di famiglie cristiane povere”.
Ma – attenzione – “l’obiettivo non è solo quello di mandare a scuola le bambine, magari togliendole alla famiglia per mandarle in collegio – cosa che risolverebbe sì il problema della ragazzina, ma non della famiglia – bensì quello di mandarle a scuola facendole continuare a vivere, ogni qualvolta sia possibile, nella loro famiglia”.
Come è possibile? Tramite i missionari. “La gestione di un progetto così è più difficile per il missionario che se ne occupa, ma ha una ricaduta sociale a favore della comunità Cristiana, molto superiore. Il costo per ogni ragazzina adottata è di 500 euro l’anno e comprende la retta scolastica, l’uniforme (fondamentale per evitare differenze), i libri di testo, il materiale didattico e di consumo e un piccolo sostegno alla famiglia (coprendo di fatto il sostentamento della figlia e il mancato guadagno avendola mandata a scuola invece che a lavoro)”.
L’operazione (a cui partecipano anche le “Donne padane”) inizia con 10 borse di studio, ma – aggiunge Sara – “se vediamo che il progetto va bene e se la gente ci aiuta, più avanti si potrà pensare di aumentare il numero delle borse di studio, per riscattare sempre più bambine all’amara condizione di Shazia”.
A giudicare dalle mail che mi sono arrivate saranno certamente tanti a contribuire. A tutti costoro giro un ulteriore chiarimento della Fumagalli: “Mi preme dirti che, com’è nostro costume, l’intera quota di 500 euro andrà a Padre Thuraisingham per le bambine e le loro famiglie, senza perder neppure un centesimo in costi di struttura o propaganda, grazie al fatto che l’associazione vive di solo volontariato e ama fare le cose in piccolo, ma concreto e verace (come piace alla Madonna)”.
Naturalmente sarà difficile vedere e ascoltare in televisione persone straordinarie come Sara Fumagalli (gli eroi del nostro tempo sono altri: Morgan, per esempio, alle cui gesta sono stati dedicati addirittura due talk show di informazione).
Ma sono queste eroiche formichine quelle che cambiano la storia. E da cambiare in Pakistan c’è moltissimo, cominciando dai diritti umani e dalla libertà religiosa come accadde con i Paese dell’Est. Proprio ieri i vescovi pakistani hanno lanciato un appello: “nessuno ci protegge”.
I cristiani sono le prime vittime del fondamentalismo islamico che infierisce su di loro – scrive Avvenire – con “rapimenti, violenze e uccisioni nelle aree sotto l’influenza taeban”.
I vescovi accusano il governo pakistano di lasciare “mano libera ai taleban”, che opprimono i cristiani con la “jazija” (imposta richiesta ai non musulmani sottomessi) e con ogni sorta di violenza.
Inoltre i vescovi chiedono al governo pakistano di abolire le leggi più odiosamente discriminatorie, come quella orrenda sulla blasfemia, e promuovere tolleranza e uguaglianza davanti alla legge.
Un sogno per ora remotissimo. Gli stessi sviluppi giudiziari del “caso Shazia”, per esempio, fanno temere che non sarà fatta giustizia.
Non si creda che il Pakistan sia solo un remoto e insignificante paese del Terzo Mondo. E’ anzitutto una potenza nucleare di 180 milioni di abitanti e ha un ruolo strategicamente decisivo per gli equilibri mondiali.
Nel mio articolo del 31 gennaio scrivevo che un Paese come quello non poteva essere il credibile pilastro dell’Occidente nella lotta al terrorismo islamista. E’ un inquietante buco nero atomico.
Lo fa pensare anche – come dicevo – l’assassinio del nostro agente Pietro Colazzo. Ieri Lucia Annunziata, con un editoriale sulla Stampa intitolato “Sacrificato dai servizi pachistani”, rivelava proprio l’inquietante retroscena che sembra emergere: “l’attacco sarebbe stato ideato e portato a termine non dai taleban, ma dai servizi segreti del Pakistan con lo scopo di inviare un pesante avvertimento all’India”.
Vedremo se ci saranno conferme. Ma intanto aiutiamo le ragazzine come Shazia, giovane martire cristiana. Sarà una piccola luce accesa nelle tenebre. Ma la luce prima o poi vince le tenebre. Sempre.

Antonio Socci
Da “Libero” 28 febbraio 2010

martedì 2 marzo 2010

Messaggio del 02/03/2010,Medjugorje


Cari figli,
in questo tempo particolare del vostro tentativo di essere più vicino possibile a mio Figlio, alla Sua sofferenza, ma anche all’amore con cui l’ha portata, desidero dirvi che sono con voi.
Vi aiuterò a vincere gli abbagli e le prove con la mia grazia.
Vi insegnerò l’amore, l’amore che cancella tutti i peccati e vi rende perfetti.
L’amore che vi dà la pace di mio Figlio ora e per sempre.
La pace sia con voi e in voi, perché io sono la Regina della Pace.
Vi ringrazio”.