lunedì 28 febbraio 2011

Farabutto!

Sarò molto duro,violento anche, del resto il video che segue è di una violenza inaudita ed è giusto prepararvi al peggio.Trovate quattro minuti e trenta secondi per isolarvi dal mondo,disarmatevi,denudate il cuore e lasciatevi percuotere dal flagello che ha realizzato Max.Il canto è evangelico e come a volte riesce a questi menomati è molto ispirato.
Farabutto: è quello che mi è venuto in mente pochi minuti fa, quando per la prima volta ho visto il video,meglio ,la prima cosa che ho visto è il cuore trasformato,trasfigurato di questo "catto-progressista" ,di cui mi onoro di essere amico,dietro al suo cuore c'era la figura di Maria,di sua Mamma che lo guardava come si guarda un figlio piccolo,con commozione e gioia.Farabutto è uscito da solo vedendo il video ma di più ascoltandolo,ho pensato :questo va in Paradiso prima di me....Forse è bene ricordarvi che Max è quello che due anni fa è venuto con me ed altri amici a Medjugorje e per i primi due giorni non ha fatto altro che ripetere che Caravaggio era la stessa cosa di Medjugorje e che era deluso di essere venuto(gli avrei tirato delle sassate).Lo diceva a me che ritengo Medjugorje il posto più "bello" del mondo,come dice Cevoli mi era simpatico come un "gatto tacato ai maroni".Il pomeriggio del secondo giorno eravamo alla comunità Cenacolo ed ero così al limite, che dopo la testimonianza ho chiesto al responsabile della comunità, se pur essendo a Medjugorje potevo picchiarlo per scaricare un po' la tensione accumulata,il permesso,incomprensibilmente, non mi è stato accordato.Quella sera poi c'è stata l'apparizione sul Podbrdo e la Madonna l'ha ribaltato al posto mio,a dire il vero ha fatto di più,gli ha dato in omaggio la moglie (e che moglie)che lui chiedeva e che tutt'ora lui si ostina considerare solo un "amico".Adesso potete capire il perché del farabutto e anche perché il video sembra fatto da una sensibilità femminile:si sta facendo eunuco per il Regno dei Cieli.
Max,sei un grande!



Il tempo porta via
La vita e i sogni miei
Ho cercato di seguire Dio
Ma qualche volta ho perso anch'io
Ho fatto molto per
Toccare il cielo su di me
Ho riempito i giorni miei
Di sforzi vani
Ma ora so…

Senza te, Gesù,
Dove mai sarei? Non so
Vagherei per strade senza meta
Lontano dalla grazia tua
Sarebbe un po' così
La vita senza te
E sempre sola e confusa sarei
Senza te, Gesù

Perciò do lode a te
La offro con il cuor
All'amico che morì per me
E sopportò la croce al posto mio
E per me attraversò
La strada dolorosa e
Fino al cielo mi portò
Vicino a suo Padre
E mai mi perderò

Senza te, Gesù,
Dove mai sarei? Non so
Vagherei per strade senza meta
Lontano dalla grazia tua
Sarebbe un po' così
La vita senza te
E sempre sola e confusa sarei
Senza te, Gesù

Dove mai sarei? Non so…


p.s
Visto che sei avvocato ,quando arrivi in Paradiso trova il modo di tenermi un posto,ci metterò un pò ma arrivo anch'io.

p.s.2

Le parole che hanno toccato il cuore a Max le riconosco vere anche per me,tranne dove dice:"..e sempre sola e confusa sarei...".Il femminile lo lascio volentieri a Max....

domenica 27 febbraio 2011

Santa Elena,lo spettacolo continua,Vita che rinasce,perle di Cielo in terra,da Nuovi Orizzonti al mondo,buona visione.

venerdì 25 febbraio 2011

Medjugorje,messaggio del 25-02-2011

"Cari figli, la natura si risveglia e sugli alberi si vedono le prime gemme che porteranno un bellissimo fiore e frutto. Desidero che anche voi, figlioli, lavoriate sulla vostra conversione e che siate coloro che testimoniano con la propria vita, così che il vostro esempio sia il segno e l’esortazione alla conversione per gli altri. Io sono con voi e davanti a mio Figlio Gesù intercedo per la vostra conversione. Grazie per aver risposto alla mia chiamata."

giovedì 24 febbraio 2011

San Padre Piero Gheddo:altro che zanotello.....

Ancora un grande regalo dalle Sentinelle del mattino,questa volta è un sempre super padre Piero Gheddo,auguro a tutti un papà o un nonno così,che fascino d'uomo.La voce poi è quasi quella del don Gius...
Se poi volete tenervi la bandierina della "pace" e zanotello fate pure, io mi aggrappo a gente del suo stampo.
Inevitabilmente grazie ai sentinelli ,che da Desenzano offrono al mondo queste grandi opportunità.
Buona visione


6. Annuncio o solidarietà per i popoli? from Sentinelle del mattino on Vimeo.

mercoledì 23 febbraio 2011

BENEDETTO XVI:catechesi del 23-02-2011




San Roberto Bellarmino
(video)

Cari fratelli e sorelle,

San Roberto Bellarmino, del quale desidero parlarvi oggi, ci porta con la memoria al tempo della dolorosa scissione della cristianità occidentale, quando una grave crisi politica e religiosa provocò il distacco di intere Nazioni dalla Sede Apostolica.

Nato il 4 ottobre 1542 a Montepulciano, presso Siena, era nipote, per parte di madre, del Papa Marcello II. Ebbe un’eccellente formazione umanistica prima di entrare nella Compagnia di Gesù il 20 settembre 1560. Gli studi di filosofia e teologia, che compì tra il Collegio Romano, Padova e Lovanio, incentrati su san Tommaso e i Padri della Chiesa, furono decisivi per il suo orientamento teologico. Ordinato sacerdote il 25 marzo 1570, fu per alcuni anni professore di teologia a Lovanio. Successivamente, chiamato a Roma come professore al Collegio Romano, gli fu affidata la cattedra di “Apologetica”; nel decennio in cui ricoprì tale incarico (1576 – 1586) elaborò un corso di lezioni che confluirono poi nelle Controversiae, opera divenuta subito celebre per la chiarezza e la ricchezza di contenuti e per il taglio prevalentemente storico. Si era concluso da poco il Concilio di Trento e per la Chiesa Cattolica era necessario rinsaldare e confermare la propria identità anche rispetto alla Riforma protestante. L’azione del Bellarmino si inserì in questo contesto. Dal 1588 al 1594 fu prima padre spirituale degli studenti gesuiti del Collegio Romano, tra i quali incontrò e diresse san Luigi Gonzaga, e poi superiore religioso. Il Papa Clemente VIII lo nominò teologo pontificio, consultore del Sant’Uffizio e rettore del Collegio dei Penitenzieri della Basilica di san Pietro. Al biennio 1597 – 1598 risale il suo catechismo, Dottrina cristiana breve, che fu il suo lavoro più popolare.

Il 3 marzo 1599 fu creato cardinale dal Papa Clemente VIII e, il 18 marzo 1602, fu nominato arcivescovo di Capua. Ricevette l’ordinazione episcopale il 21 aprile dello stesso anno. Nei tre anni in cui fu vescovo diocesano, si distinse per lo zelo di predicatore nella sua cattedrale, per la visita che realizzava settimanalmente alle parrocchie, per i tre Sinodi diocesani e un Concilio provinciale cui diede vita. Dopo aver partecipato ai conclavi che elessero Papi Leone XI e Paolo V, fu richiamato a Roma, dove fu membro delle Congregazioni del Sant’Uffizio, dell’Indice, dei Riti, dei Vescovi e della Propagazione della Fede. Ebbe anche incarichi diplomatici, presso la Repubblica di Venezia e l’Inghilterra, a difesa dei diritti della Sede Apostolica. Nei suoi ultimi anni compose vari libri di spiritualità, nei quali condensò il frutto dei suoi esercizi spirituali annuali. Dalla lettura di essi il popolo cristiano trae ancora oggi grande edificazione. Morì a Roma il 17 settembre 1621. Il Papa Pio XI lo beatificò nel 1923, lo canonizzò nel 1930 e lo proclamò Dottore della Chiesa nel 1931.

San Roberto Bellarmino svolse un ruolo importante nella Chiesa degli ultimi decenni del secolo XVI e dei primi del secolo successivo. Le sue Controversiae costituirono un punto di riferimento, ancora valido, per l’ecclesiologia cattolica sulle questioni circa la Rivelazione, la natura della Chiesa, i Sacramenti e l’antropologia teologica. In esse appare accentuato l’aspetto istituzionale della Chiesa, a motivo degli errori che allora circolavano su tali questioni. Tuttavia Bellarmino chiarì anche gli aspetti invisibili della Chiesa come Corpo Mistico e li illustrò con l’analogia del corpo e dell’anima, al fine di descrivere il rapporto tra le ricchezze interiori della Chiesa e gli aspetti esteriori che la rendono percepibile. In questa monumentale opera, che tenta di sistematizzare le varie controversie teologiche dell’epoca, egli evita ogni taglio polemico e aggressivo nei confronti delle idee della Riforma, ma utilizzando gli argomenti della ragione e della Tradizione della Chiesa, illustra in modo chiaro ed efficace la dottrina cattolica.

Tuttavia, la sua eredità sta nel modo in cui concepì il suo lavoro. I gravosi uffici di governo non gli impedirono, infatti, di tendere quotidianamente verso la santità con la fedeltà alle esigenze del proprio stato di religioso, sacerdote e vescovo. Da questa fedeltà discende il suo impegno nella predicazione. Essendo, come sacerdote e vescovo, innanzitutto un pastore d’anime, sentì il dovere di predicare assiduamente. Sono centinaia i sermones – le omelie – tenuti nelle Fiandre, a Roma, a Napoli e a Capua in occasione delle celebrazioni liturgiche. Non meno abbondanti sono le sue expositiones e le explanationes ai parroci, alle religiose, agli studenti del Collegio Romano, che hanno spesso per oggetto la sacra Scrittura, specialmente le Lettere di san Paolo. La sua predicazione e le sue catechesi presentano quel medesimo carattere di essenzialità che aveva appreso dall’educazione ignaziana, tutta rivolta a concentrare le forze dell’anima sul Signore Gesù intensamente conosciuto, amato e imitato.

Negli scritti di quest’uomo di governo si avverte in modo molto chiaro, pur nella riservatezza dietro la quale cela i suoi sentimenti, il primato che egli assegna agli insegnamenti di Cristo. San Bellarmino offre così un modello di preghiera, anima di ogni attività: una preghiera che ascolta la Parola del Signore, che è appagata nel contemplarne la grandezza, che non si ripiega su se stessa, ma è lieta di abbandonarsi a Dio. Un segno distintivo della spiritualità del Bellarmino è la percezione viva e personale dell’immensa bontà di Dio, per cui il nostro Santo si sentiva veramente figlio amato da Dio ed era fonte di grande gioia il raccogliersi, con serenità e semplicità, in preghiera, in contemplazione di Dio. Nel suo libro De ascensione mentis in Deum - Elevazione della mente a Dio - composto sullo schema dell’Itinerarium di san Bonaventura, esclama: «O anima, il tuo esemplare è Dio, bellezza infinita, luce senza ombre, splendore che supera quello della luna e del sole. Alza gli occhi a Dio nel quale si trovano gli archetipi di tutte le cose, e dal quale, come da una fonte di infinita fecondità, deriva questa varietà quasi infinita delle cose. Pertanto devi concludere: chi trova Dio trova ogni cosa, chi perde Dio perde ogni cosa».

In questo testo si sente l’eco della celebre contemplatio ad amorem obtineundum – contemplazione per ottenere l’amore - degli Esercizi spirituali di sant’Ignazio di Loyola. Il Bellarmino, che vive nella fastosa e spesso malsana società dell’ultimo Cinquecento e del primo Seicento, da questa contemplazione ricava applicazioni pratiche e vi proietta la situazione della Chiesa del suo tempo con vivace afflato pastorale. Nel libro De arte bene moriendi – l’arte di morire bene - ad esempio, indica come norma sicura del buon vivere, e anche del buon morire, il meditare spesso e seriamente che si dovrà rendere conto a Dio delle proprie azioni e del proprio modo di vivere, e cercare di non accumulare ricchezze in questa terra, ma di vivere semplicemente e con carità in modo da accumulare beni in Cielo. Nel libro De gemitu columbae - Il gemito della colomba, dove la colomba rappresenta la Chiesa - richiama con forza clero e fedeli tutti ad una riforma personale e concreta della propria vita seguendo quello che insegnano la Scrittura e i Santi, tra i quali cita in particolare san Gregorio Nazianzeno, san Giovanni Crisostomo, san Girolamo e sant’Agostino, oltre ai grandi Fondatori di Ordini religiosi quali san Benedetto, san Domenico e san Francesco. Il Bellarmino insegna con grande chiarezza e con l’esempio della propria vita che non può esserci vera riforma della Chiesa se prima non c’è la nostra personale riforma e la conversione del nostro cuore.

Agli Esercizi spirituali di sant’Ignazio, il Bellarmino attingeva consigli per comunicare in modo profondo, anche ai più semplici, le bellezze dei misteri della fede. Egli scrive: “Se hai saggezza, comprendi che sei creato per la gloria di Dio e per la tua eterna salvezza. Questo è il tuo fine, questo il centro della tua anima, questo il tesoro del tuo cuore. Perciò stima vero bene per te ciò che ti conduce al tuo fine, vero male ciò che te lo fa mancare. Avvenimenti prosperi o avversi, ricchezze e povertà, salute e malattia, onori e oltraggi, vita e morte, il sapiente non deve né cercarli, né fuggirli per se stesso. Ma sono buoni e desiderabili solo se contribuiscono alla gloria di Dio e alla tua felicità eterna, sono cattivi e da fuggire se la ostacolano” (De ascensione mentis in Deum, grad. 1).

Queste, ovviamente, non sono parole passate di moda, ma parole da meditare a lungo oggi da noi per orientare il nostro cammino su questa terra. Ci ricordano che il fine della nostra vita è il Signore, il Dio che si è rivelato in Gesù Cristo, nel quale Egli continua a chiamarci e a prometterci la comunione con Lui. Ci ricordano l’importanza di confidare nel Signore, di spenderci in una vita fedele al Vangelo, di accettare e illuminare con la fede e con la preghiera ogni circostanza e ogni azione della nostra vita, sempre protesi all’unione con Lui. Grazie.

http://www.vatican.va/holy_father/benedict_xvi/audiences/2011/documents/hf_ben-xvi_aud_20110223_it.html

martedì 22 febbraio 2011

Intervista a don Gabriele Amorth-6



Domanda: In un libro che lei ha scritto su Padre Pio: “Breve storia di un Santo” riferisce che il santo di Pietrelcina si era offerto vittima per i peccatori e per le anime del Purgatorio. Quale rischio comporta offrirsi vittima per le anime del purgatorio o per i peccatori?



Don Amorth:
Guardate, offrirsi vittima è una cosa tremendamente seria e io raccomando
di non offrirsi vittima perché ci si può anche pentire amaramente, mai offrirsi vittima
senza il consiglio del proprio direttore spirituale, perché offrirsi vittima signifca:
“Signore, fammi pure soffrire, sapendo che le sofferenze salvano le anime; dammi pure
tutte le sofferenze che vuoi”. Cari miei, si può arrivare a non poterle sostenere, si può
arrivare a pentirsi di aver fatto questo voto. Una volta fatto resta, non viene ritirato.
Offrirsi vittima signifca: “Signore, fa di me quello che vuoi, mi offro di soffrire tutto
quello che vuoi per la conversione dei peccatori, per le anime del Purgatorio, metteteci le
intenzioni che volete, offrirsi vittima signifca offrirsi alla sofferenza, offrirsi alla Croce.
Tutti dobbiamo sopportare la Croce. “Chi vuol essere Mio discepolo, rinneghi se stesso,
prenda la sua Croce e Mi segua.” Ma ci sono croci più leggere e croci più pesanti e chi si
offre vittima offre le sue spalle per portare una croce molto pesante. Può darsi che non ce
la faccia e che si penta di aver fatto questa offerta, quindi è una cosa molto generosa, ma
molto seria che non va fatta con leggerezza, ma dietro il consiglio di un direttore
spirituale che vi conosca a fondo e che veda se voi siete in grado di sostenerla.


Domanda: Lei una volta chiese a Padre Pio se poteva accettare tra i suoi figli
spirituali, anche quelli che Lei stesso, pur essendo giovane sacerdote già aveva e
quelli che avrebbe avuto in futuro. Una signora domanda: “Noi che veniamo qui,
preghiamo, ci accostiamo ai sacramenti, possiamo essere considerati figli spirituali suoi e quindi figli spirituali di Padre Pio?




Don Amorth:
I miei figli spirituali sono quelli che si rivolgono a me personalmente, quindi
voi siete tutti miei fratelli, miei figli spirituali, nel senso che io sono sacerdote, quindi
posso sentire una certa paternità spirituale su di voi, però non è che io possa dirvi: “Siete
tutti singolarmente miei figli spirituali al punto da essere contemporaneamente figli
spirituali di Padre Pio”. I miei figli spirituali sono quelli che spiritualmente seguo, non
quelli che assistono alla mia celebrazione.
Lilli: “ E allora noi siamo sfortunati!”



Don Amorth: Sentite, siamo tutti figli di Dio, amiamo pure Padre Pio, i Santi, invochiamo
la loro intercessione. Se voi sapeste come è forte l'intercessione di Giovanni Paolo II!
Quando lo invoco sulle persone colpite dal demonio: “Per l'intercessione di Giovanni Paolo
II, vattene!” i demoni diventano furiosi, furiosissimi! Io chiedo loro: “Perché ce l'avete
tanto con Giovanni Paolo II?” E la prima risposta che mi diedero: “Perché ha rotto tutti i
nostri piani.” Penso che questo volesse riferirsi al crollo del comunismo, ma chi avrebbe
pensato che sarebbe crollato il comunismo in Russia, in quelle nazioni così, senza colpo
ferire? Un'altra volta ho chiesto: “Perché ce l'hai tanto con Giovanni Paolo II?” un altro
demonio mi ha risposto: “Perché ci ha strappato tanti giovani”! Poi ci sono altre
motivazioni che non vi sto a dire. Però voi invocate pure Giovanni Paolo II, perché
certamente è tanto potente! Come facciamo bene noi che siamo del gruppo di Medjugorje
a invocare anche l'intercessione di Padre Slavko, anche lui è potente. Chiediamo
l'intercessione di quanti sono in Paradiso, i santi, ognuno di noi ha dei santi che
preferisce, che predilige. Vi dico una storiella scherzosa: quella della torre di Pisa. Una
volta da ragazzino sono salito sulla torre di Pisa, allora ci si poteva salire, ed
effettivamente essere lassù, su questa torre così piegata, faceva un po' venire il capogiro,
allora a un uomo che era salito sulla torre, è venuto il capogiro ed è crollato giù e mentre
cadeva ha gridato: “Sant'Antonio, aiutami!” Si è sentito afferrare, è rimasto sospeso tra il
cielo e la terra “Che Sant'Antonio vuoi?” “Sant'Antonio da Padova!” Mi dispiace figliolo “Io
sono Sant'Antonio Abate!”



Domanda: Molte persone mi hanno domandato come si debbono comportare per le elezioni di aprile. Ci vuol dire qualcosa?



Don Amorth:
Si, volentieri, perché le elezioni fanno parte del nostro dovere di cristiani:
partecipare alla vita politica, alla vita pubblica. Cosa possiamo dire? Intanto il dovere di
andare a votare; andate a votare! Prendetelo come un dovere serio, un dovere di cittadini.
Poi c'è una particolarità che non c'era nei tempi passati. Ci sono due schieramenti. Ogni
schieramento è formato da più gruppi. Purtroppo devo dire parole dure contro uno di
questi schieramenti. Prodi ha accettato il “Programma dell'Unione” in cui fra l'altro è
compreso il riconoscimento degli omosessuali che saranno considerati alla pari con le
famiglie e il riconoscimento delle unioni di fatto, che saranno paragonate a famiglie
regolari. Quindi con ogni diritto di ricevere dei figli, dei bambini in adozione; ha accettato
che si legalizzi la droga, la prostituzione, l'uso di embrioni umani, veri omicidi, a scopo
sia pure di trovare delle medicine, ha accettato di permettere la massima diffusione delle
pillole abortive, di rivedere la politica di aiuto alle scuole private, (sapete che le scuole
private sono in gran parte, scuole cattoliche) e di riprendere la campagna contro l'ora di
religione, di rivedere l'8 per mille e il concordato con la Chiesa cattolica, basti pensare
quanto è importante l'8 per mille per il mantenimento del clero! Ora di fronte a queste
prese di posizioni un vero cattolico non può votare questa formazione anche se non ho
nessuna simpatia per Berlusconi e non ho simpatia per Prodi però bisogna pure votare
uno dei due. Non si vota la persona, si vota uno dei gruppi che fanno parte di uno di
questi due poli, ma infallibilmente il gruppo che votate fa parte di uno di questi due
schieramenti, non esiste una terza via. Personalmente io voterò per quella lista che ha il
nome “Casini” questa come mia scelta personale, voi scegliete quello che volete.

lunedì 21 febbraio 2011

Povero Sanremo

Sorvolo sulla tristezza del sinistro festival di Sanremo non a caso vinto da un ex sessantottino che dovrebbe aver già fatto il suo tempo,ma come per Lenin la salma viene conservata.
Ci sono state però un paio di "perle" magari a voi non piacciono ma il blog è mio e ci metto quello che voglio io,poi come fanno a non piacervi...mah!



Totus Tuus

Sommessamente....

domenica 20 febbraio 2011

Tata Matilda e il grande botto

La prima Tata Matilda era stata una piacevole sorpresa,questa è una ancora più sorprendente conferma,perché ve lo suggerisco?Perché è un bel film da vedere con i bambini,perché è sanamente educativo,perché è divertente e bello e perché è quasi cattolico col suo "aver fede".
Godetevelo e come sempre(houssein barak osama a parte)God bless U.S.A!

giovedì 17 febbraio 2011

...in poesia:il volto della Speranza.

Senza Amici,da parecchio avrei perso la Speranza ,è grazie a loro che ancora non mi arrendo,che ancora riconosco ,in certi occhi ,il sogno della primavera.E'con loro e, per come posso ,per loro che devo esserci ,perché altri amici abbiano nell'anima,tra le mani,una possibilità nuova e sul volto il sorriso di Dio.

mercoledì 16 febbraio 2011

Benedetto XVI:udienza del 16/02/2011

(video)

San Giovanni della Croce
Cari fratelli e sorelle,

due settimane fa ho presentato la figura della grande mistica spagnola Teresa di Gesù. Oggi vorrei parlare di un altro importante Santo di quelle terre, amico spirituale di santa Teresa, riformatore, insieme a lei, della famiglia religiosa carmelitana: san Giovanni della Croce, proclamato Dottore della Chiesa dal Papa Pio XI, nel 1926, e soprannominato nella tradizione Doctor mysticus, “Dottore mistico”.

Giovanni della Croce nacque nel 1542 nel piccolo villaggio di Fontiveros, vicino ad Avila, nella Vecchia Castiglia, da Gonzalo de Yepes e Catalina Alvarez. La famiglia era poverissima, perché il padre, di nobile origine toledana, era stato cacciato di casa e diseredato per aver sposato Catalina, un'umile tessitrice di seta. Orfano di padre in tenera età, Giovanni, a nove anni, si trasferì, con la madre e il fratello Francisco, a Medina del Campo, vicino a Valladolid, centro commerciale e culturale. Qui frequentò il Colegio de los Doctrinos, svolgendo anche alcuni umili lavori per le suore della chiesa-convento della Maddalena. Successivamente, date le sue qualità umane e i suoi risultati negli studi, venne ammesso prima co­me infermiere nell'Ospedale della Concezione, poi nel Collegio dei Gesuiti, appena fondato a Medina del Campo: qui Giovanni entrò diciottenne e studiò per tre anni scienze umane, retorica e lingue classiche. Alla fine della formazione, egli aveva ben chiara la propria vocazione: la vita religiosa e, tra i tanti ordini presenti a Medina, si sentì chiamato al Carmelo.

Nell’estate del 1563 iniziò il noviziato presso i Carmelitani della città, assumendo il nome religioso di Mattia. L’anno seguente venne destinato alla prestigiosa Università di Salamanca, dove studiò per un triennio arti e filosofia. Nel 1567 fu ordinato sacerdote e ritornò a Medina del Campo per celebrare la sua Prima Messa circondato dall'affetto dei famigliari. Proprio qui avvenne il primo incontro tra Giovanni e Teresa di Gesù. L’incontro fu decisivo per entrambi: Teresa gli espose il suo piano di riforma del Carmelo anche nel ramo maschile dell'Ordine e propose a Giovanni di aderirvi “per maggior gloria di Dio”; il giovane sacerdote fu affascinato dalle idee di Teresa, tanto da diventare un grande sostenitore del progetto. I due lavorarono insieme alcuni mesi, condividendo ideali e proposte per inaugurare al più presto possibile la prima casa di Carmelitani Scalzi: l’apertura avvenne il 28 dicembre 1568 a Duruelo, luogo solitario della provincia di Avila. Con Giovanni formavano questa prima comunità maschile riformata altri tre compagni. Nel rinnovare la loro professione religiosa secondo la Regola primitiva, i quattro adottarono un nuovo nome: Giovanni si chiamò allora “della Croce”, come sarà poi universalmente conosciuto. Alla fine del 1572, su richiesta di santa Teresa, divenne confessore e vicario del monastero dell’Incarnazione di Avila, dove la Santa era priora. Furono anni di stretta collaborazione e amicizia spirituale, che arricchì entrambi. Α quel periodo risalgono anche le più importanti opere teresiane e i primi scritti di Giovanni.

L’adesione alla riforma carmelitana non fu facile e costò a Giovanni anche gravi sofferenze. L’episodio più traumatico fu, nel 1577, il suo rapimento e la sua incarcerazione nel convento dei Carmelitani dell'Antica Osservanza di Toledo, a seguito di una ingiusta accusa. Il Santo rimase imprigionato per mesi, sottoposto a privazioni e costrizioni fisiche e morali. Qui compose, insieme ad altre poesie, il celebre Cantico spirituale. Finalmente, nella notte tra il 16 e il 17 agosto 1578, riuscì a fuggire in modo avventuroso, riparandosi nel monastero delle Carmelitane Scalze della città. Santa Teresa e i compagni riformati celebrarono con immensa gioia la sua liberazione e, dopo un breve tempo di recupero delle forze, Giovanni fu destinato in Andalusia, dove trascorse dieci anni in vari conventi, specialmente a Granada. Assunse incarichi sempre più importanti nell'Ordine, fino a diventare Vicario Provinciale, e completò la stesura dei suoi trattati spirituali. Tornò poi nella sua terra natale, come membro del governo generale della famiglia religiosa teresiana, che godeva ormai di piena autonomia giuridica. Abitò nel Carmelo di Segovia, svolgendo l'ufficio di superiore di quella comunità. Nel 1591 fu sollevato da ogni responsabilità e destinato alla nuova Provincia religiosa del Messico. Mentre si preparava per il lungo viaggio con altri dieci compagni, si ritirò in un convento solitario vicino a Jaén, dove si ammalò gravemente. Giovanni affrontò con esemplare serenità e pazienza enormi sofferenze. Morì nella notte tra il 13 e il 14 dicembre 1591, mentre i confratelli recitavano l'Ufficio mattutino. Si congedò da essi dicendo: “Oggi vado a cantare l'Ufficio in cielo”. I suoi resti mortali furono traslati a Segovia. Venne beatificato da Clemente X nel 1675 e canonizzato da Benedetto XIII nel 1726.

Giovanni è considerato uno dei più importanti poeti lirici della letteratura spagnola. Le opere maggiori sono quattro: Ascesa al Monte Carmelo, Notte oscura, Cantico spirituale e Fiamma d'amor viva.

Nel Cantico spirituale, san Giovanni presenta il cammino di purificazione dell’anima, e cioè il progressivo possesso gioioso di Dio, finché l’anima perviene a sentire che ama Dio con lo stesso amore con cui è amata da Lui. La Fiamma d'amor viva prosegue in questa prospettiva, descrivendo più in dettaglio lo stato di unione trasformante con Dio. Il paragone utilizzato da Giovanni è sempre quello del fuoco: come il fuoco quanto più arde e consuma il legno, tanto più si fa incandescente fino a diventare fiamma, così lo Spirito Santo, che durante la notte oscura purifica e “pulisce” l'anima, col tempo la illumina e la scalda come se fosse una fiamma. La vita dell'anima è una continua festa dello Spirito Santo, che lascia intravedere la gloria dell'unione con Dio nell'eternità.

L’Ascesa al Monte Carmelo presenta l'itinerario spirituale dal punto di vista della purificazione progressiva dell'anima, necessaria per scalare la vetta della perfezione cristiana, simboleggiata dalla cima del Monte Carmelo. Tale purificazione è proposta come un cammino che l’uomo intraprende, collaborando con l'azione divina, per liberare l'anima da ogni attaccamento o affetto contrario alla volontà di Dio. La purificazione, che per giungere all'unione d’amore con Dio dev’essere totale, inizia da quella della vita dei sensi e prosegue con quella che si ottiene per mezzo delle tre virtù teologali: fede, speranza e carità, che purificano l'intenzione, la memoria e la volontà. La Notte oscura descrive l'aspetto “passivo”, ossia l'intervento di Dio in questo processo di “purificazione” dell'anima. Lo sforzo umano, infatti, è incapace da solo di arrivare fino alle radici profonde delle inclinazioni e delle abitudini cattive della persona: le può solo frenare, ma non sradicarle completamente. Per farlo, è necessaria l’azione speciale di Dio che purifica radicalmente lo spirito e lo dispone all'unione d'amore con Lui. San Giovanni definisce “passiva” tale purificazione, proprio perché, pur accettata dall'anima, è realizzata dall’azione misteriosa dello Spirito Santo che, come fiamma di fuoco, consuma ogni impurità. In questo stato, l’anima è sottoposta ad ogni genere di prove, come se si trovasse in una notte oscura.

Queste indicazioni sulle opere principali del Santo ci aiutano ad avvicinarci ai punti salienti della sua vasta e profonda dottrina mistica, il cui scopo è descrivere un cammino sicuro per giungere alla santità, lo stato di perfezione cui Dio chiama tutti noi. Secondo Giovanni della Croce, tutto quello che esiste, creato da Dio, è buono. Attraverso le creature, noi possiamo pervenire alla scoperta di Colui che in esse ha lasciato una traccia di sé. La fede, comunque, è l’unica fonte donata all'uomo per conoscere Dio così come Egli è in se stesso, come Dio Uno e Trino. Tutto quello che Dio voleva comunicare all'uomo, lo ha detto in Gesù Cristo, la sua Parola fatta carne. Gesù Cristo è l’unica e definitiva via al Padre (cfr Gv 14,6). Qualsiasi cosa creata è nulla in confronto a Dio e nulla vale al di fuori di Lui: di conseguenza, per giungere all'amore perfetto di Dio, ogni altro amore deve conformarsi in Cristo all’amore divino. Da qui deriva l'insistenza di san Giovanni della Croce sulla necessità della purificazione e dello svuotamento interiore per trasformarsi in Dio, che è la meta unica della perfezione. Questa “purificazione” non consiste nella semplice mancanza fisica delle cose o del loro uso; quello che rende l'anima pura e libera, invece, è eliminare ogni dipendenza disordinata dalle cose. Tutto va collocato in Dio come centro e fine della vita. Il lungo e faticoso processo di purificazione esige certo lo sforzo personale, ma il vero protagonista è Dio: tutto quello che l'uomo può fare è “disporsi”, essere aperto all'azione divina e non porle ostacoli. Vivendo le virtù teologali, l’uomo si eleva e dà valore al proprio impegno. Il ritmo di crescita della fede, della speranza e della carità va di pari passo con l’opera di purificazione e con la progressiva unione con Dio fino a trasformarsi in Lui. Quando si giunge a questa meta, l'anima si immerge nella stessa vita trinitaria, così che san Giovanni afferma che essa giunge ad amare Dio con il medesimo amore con cui Egli la ama, perché la ama nello Spirito Santo. Ecco perché il Dottore Mistico sostiene che non esiste vera unione d’amore con Dio se non culmina nell’unione trinitaria. In questo stato supremo l'anima santa conosce tutto in Dio e non deve più passare attraverso le creature per arrivare a Lui. L’anima si sente ormai inondata dall'amore divino e si rallegra completamente in esso.

Cari fratelli e sorelle, alla fine rimane la questione: questo santo con la sua alta mistica, con questo arduo cammino verso la cima della perfezione ha da dire qualcosa anche a noi, al cristiano normale che vive nelle circostanze di questa vita di oggi, o è un esempio, un modello solo per poche anime elette che possono realmente intraprendere questa via della purificazione, dell'ascesa mistica? Per trovare la risposta dobbiamo innanzitutto tenere presente che la vita di san Giovanni della Croce non è stata un “volare sulle nuvole mistiche”, ma è stata una vita molto dura, molto pratica e concreta, sia da riformatore dell'ordine, dove incontrò tante opposizioni, sia da superiore provinciale, sia nel carcere dei suoi confratelli, dove era esposto a insulti incredibili e a maltrattamenti fisici. E’ stata una vita dura, ma proprio nei mesi passati in carcere egli ha scritto una delle sue opere più belle. E così possiamo capire che il cammino con Cristo, l'andare con Cristo, “la Via”, non è un peso aggiunto al già sufficientemente duro fardello della nostra vita, non è qualcosa che renderebbe ancora più pesante questo fardello, ma è una cosa del tutto diversa, è una luce, una forza, che ci aiuta a portare questo fardello. Se un uomo reca in sé un grande amore, questo amore gli dà quasi ali, e sopporta più facilmente tutte le molestie della vita, perché porta in sé questa grande luce; questa è la fede: essere amato da Dio e lasciarsi amare da Dio in Cristo Gesù. Questo lasciarsi amare è la luce che ci aiuta a portare il fardello di ogni giorno. E la santità non è un'opera nostra, molto difficile, ma è proprio questa “apertura”: aprire e finestre della nostra anima perché la luce di Dio possa entrare, non dimenticare Dio perché proprio nell'apertura alla sua luce si trova forza, si trova la gioia dei redenti. Preghiamo il Signore perché ci aiuti a trovare questa santità, lasciarsi amare da Dio, che è la vocazione di noi tutti e la vera redenzione. Grazie.

In Paradiso si balla latino americano ....



Lord we love You, Lord we praise You
We exalt You, we lift Your name
Live our lives to glorify You
We desire to lift Your name
[2x]

We fill the Sanctuary with Your Praise
We fill the Sanctuary with Your Praise
Hallelujah, we lift Your name
We fill the Sanctuary with Your Praise
[2x]

Lord we love You, Lord we praise You
We exalt You, we lift Your name
Live our lives to glorify You
We desire to lift Your name

We fill the Sanctuary with Your Praise
We fill the Sanctuary with Your Praise
Hallelujah, we lift Your name
We fill the Sanctuary with Your Praise

Hallelujah, Hallelujah, Hallelujah
We lift Your name
[4x]

(Español)
Señor Te amamos, Te alabamos
Eres mi vida, Te exaltaré
Señor vivimos para Tu gloria
Hoy mi alabanza, Te rendiré

Llenamos el Santuario, con tu canción
Llenamos el santuario, con tu canción
Alleluia, a Tu nombre
Llenamos el santuario con Tu canción

Llenamos el Santuario, con tu canción
Llenamos el santuario, con tu canción
Alleluia, a Tu nombre
Llenamos el santuario con Tu canción

Hallelujah, Hallelujah, Hallelujah
We lift Your name
[3x]

Hallelujah, Hallelujah, Hallelujah
Hallelujah
Hallelujah
We lift Your name

Intervista a don Gabriele Amorth-5


Domanda: Se qualcuno muore in peccato mortale, la persona che rimane sulla terra e prega per lui lo può salvare?

Don Amorth
: No, quando uno muore in peccato mortale va all'infermo. Vorrei però
spiegarvi una frase detta dalla Madonna a Fatima: “Pregate e fate sacrifici perché tante
anime vanno all'inferno poiché non c'è nessuno che si sacrifichi e preghi per loro”. Non è
che se uno fa sacrifici e prega per un'anima che è all'inferno questa viene liberata e va in
Paradiso. No, no, quando è all'inferno non c'è più niente da fare. Ma è importante pregare
e sacrificarsi perché un'anima in peccato, almeno in punto di morte accolga la grazia di
conversione e si salvi. Pregare e offrire sacrifici perché un'anima arrivi alla morte
convertita, arrivi alla morte in grazia di Dio. Se uno muore in peccato mortale, tu preghi
per lui: il Signore userà le tue preghiere per altre anime, per altri scopi, non saranno mai
preghiere inutili, ma se quell'anima è all'inferno non c'è più niente da fare.

Domanda: Ci parla di nuovo della reincarnazione? Dobbiamo credere?

Don Amorth
: La reincarnazione è una grande balla. Perché si vive una volta sola, dopo la
vita c'è il giudizio particolare e la destinazione: o Paradiso, o Inferno o Purgatorio. Il
concetto di reincarnazione, così caro alle religioni orientali è contrario alla risurrezione,
incompatibile con tutto l'insegnamento che ci viene dall'Antico Testamento e dal Vangelo.
Non ci si reincarna, abbiamo una vita sola, e allora dobbiamo viverla bene, perché non c'è
nessun'altra possibilità. Cerchiamo di purificarci bene, meglio che possiamo, per andare
poi direttamente in Paradiso. A Medjugorje la Madonna lo ha detto: “Sono poche le anime
che vanno direttamente in Paradiso, non essendosi purificate sufficientemente in questa
vita. Non parla di quante anime vanno all'inferno poiché arrivano alla morte impreparate.
Da registrazione non corretta dall'Autore

Domanda: Spesse volte penso al diavolo come creatura di Dio e ho misericordia per lui, sbaglio?

Don Amorth
: L'inferno è eterno, il diavolo non cambia come i dannati non cambiano.
Miriana, una volta chiese alla Madonna: “Mamma cara, non potrebbe un dannato
dall'inferno pentirsi, chiedere perdono a Dio e Dio non potrebbe prenderlo dall'inferno e
metterlo in Paradiso? La Madonna sorridendo: “Si, Dio potrebbe, ma sono loro che non
vogliono”. Quando uno è intestardito nel male, come i dannati e più ancora i demoni, non
torna indietro, non si pente. Varie volte parlando con i demoni, durante gli esorcismi
questi mi hanno detto di essere superiori a Dio, perché si sono ribellati a Lui. “Io ho avuto
il coraggio di ribellarmi a Lui, e quindi sono superiore a Lui!”. Voi capite che con questa
superbia di ritenersi superiori a Dio per il fatto di essersi ribellati a Lui, mai si pentono! E'
impossibile! Pregate piuttosto per le anime del purgatorio e pregate per i vivi, pregate per
la conversione dei peccatori. Già vi dicevo la volta scorsa quella frase della Madonna:
“Pregate e offrite sacrifici, tante anime vanno all'inferno perché non c'è nessuno che
preghi e si sacrifichi per loro. Non vuol dire che se uno prega e si sacrifica per un'anima
dannata, quella si salva, ma si prega e ci si sacrifica perché le anime si convertano,
perché non vadano all'inferno, perché una volta che ci stanno, non ne escono più! Quindi
nessuna preghiera per i diavoli.


Domanda: Non dare retta alla propria coscienza si sbaglia? Si pecca?

Don Amorth
: Intendiamoci bene, uno deve dare ascolto alla coscienza, però deve formarsi
una coscienza retta. Mi son trovato anche ieri l'altro con un uomo che mi ha detto: “Io, in
coscienza, mi son sentito di dire a mia moglie, vedi, nella tua situazione devi abortire e
ha abortito”, mentre io, in coscienza, mi sono sentito di dire così: “Figliolo caro, in
coscienza ti senti di ammazzare?” Ecco uno deve agire conforme alla coscienza, però
deve formarsi una coscienza retta, ma come si può formare la coscienza retta? La
coscienza retta si forma non stimando se stesso arbitro del bene e del male, ma stimando
Dio arbitro del bene e del male. Per cui se seguo ciò che è conforme alla volontà di Dio,
se seguo i Suoi insegnamenti allora bene, mi formo la coscienza retta, altrimenti mi
formo una coscienza sbagliata. Hanno una coscienza retta i kamikaze che ritengono
ammazzando di andare in Paradiso? Uccidere nel nome di Dio che ha detto chiaramente
(V° comandamento) non ammazzare? Bisogna agire conforme alla coscienza, ma lo
ripeto, bisogna formarsi una coscienza retta, che sia conforme alla volontà di Dio, agli
insegnamenti di Dio.

Domanda: Per un uomo che vive nel male, che sparge male intorno a sé e alle
persone vicine oltre alle preghiere di liberazione fatte per lui quotidianamente che cosa si può fare per renderlo più innocuo?

Don Amorth
: Bisogna pregare per la sua conversione. Le preghiere di liberazione, anche
gli esorcismi, a una persona che non vive in grazia di Dio non servono a niente. A tante
persone che vengono da me io dico: “Figliolo, prima convertiti, dopo ti faccio l'esorcismo,
se no è acqua”. Cosa prego Dio se l'offendo? San Giovanni Bosco, una volta parlando ai
suoi ragazzi diceva: “Io vi insegno il segreto perché Dio vi esaudisca quando pregate,
sapete cosa dovete fare? Prima fate una buona confessione e poi pregate.” Cosa pretendi
che Dio ascolti uno che è Suo nemico, che si è messo in una posizione contro di Lui?
Quindi in casi come quello proposto c'è da pregare per la sua conversione e poi pregare
per la sua liberazione, quindi la cosa principale è pregare perché uno si converta; lavorare
e aiutare per la conversione, perché se non c'è quella il resto non serve a niente. Tu ti
confessi, il sacerdote ti assolve; ma hai dentro di te un rancore e un odio verso una
persona e tu non rinunci e non vuoi perdonare, anche l'assoluzione che ti ha dato il
sacerdote non vale niente. Chiaro? Rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai
nostri debitori. Se tu perdoni, Dio ti perdona, se tu non perdoni, Dio non ti perdona,
anche se fai la confessione sacramentale. Non si scherza col Signore. Lui le cose ce le ha
dette chiare e bisogna viverle con chiarezza.

lunedì 14 febbraio 2011

Dovete conoscere ciò in cui credete.

Il titolo del post è una frase recente di Benedetto XVI ,si riferisce al Catechismo ,ma credo possa essere estesa anche a questo incontro ,come ai precedenti e successivi.Se è un fatto storico non ci sono interpretazioni ma fatti,il resto lo lascio ai luterani di ogni genere.Buona lezione e ancora grazie Sentinelle.

3. I Vangeli sono veri? from Sentinelle del mattino on Vimeo.

domenica 13 febbraio 2011

Vita che rinasce-Giulio

Oggi vi presento Giulione,l'ho conosciuto l'anno scorso a Fiuggi,per caso,ma questo è irrilevante, quando uno è un grande è un grande e lui lo è .Ascoltatelo con benevolenza e stima.


giovedì 10 febbraio 2011

Un seul Dieu.Exo!!!!!!!!!

Exaltons le Dieu de la terre Père et Fils et Saint-esprit Unissons nos coeurs en prière Recevons sa vie
Esaltiamo il Dio della terra,Padre,Figlio e Spirito Santo.Uniamo i nostri cuori in preghiera,riceviamo la Sua vita.

Purtroppo sembra che anche questi siano evangelici,peggio per loro e peggio per noi, sono dei grandi musicisti e fanno quello che pochissimi cattolici,ho presente solo padre Marcelo Rossi e gli Alfareros, fanno a questi livelli.Comunque sia ,il testo è bello e la musica irresistibile,sorvolate sul video è anonimo ma grazie comunque a chi l'ha realizzato.Mi raccomando cuffie o casse a volume adeguato,cioè alto,buon ascolto.
Nella mia personale classifica sono secondi solo a padre Marcelo Rossi e a pari merito con gli Alfareros,poi arriva Don Moen e tutti gli altri santi,non si creano armonie simili senza la benedizione del buon Dio e allora buon Exò a tutti!
Grazie a Dio che ha dato questo talento splendido a questi belgi.Preghiamo,egoisticamente,per la loro conversione.



Un seul Dieu, Souverain et Maître

Au matin de l'humanité

Au dessus de ce qu'aucun être

Avant Lui n'avait su toucher

Un seul mot dans le vide et l'ombre

Et l'armée de la nuit s'est tue

Un seul geste a créé le monde

Un seul cri et la lumière fut



Refrain

Exaltons le Dieu de la terre

Père et Fils et Saint-esprit

Unissons nos coeurs en prière

Recevons sa vie



Un seul homme habité de gloire

Rejeté du milieu des siens

Une seule vie résolue à croire

Au pouvoir de l'amour divin

Une seule croix dans le flanc du monde

Un seul homme a payé le prix

Un seul cri et la mort s'effondre

Eli lama sabachthani

...e bellezza sia!

Che giornata!Che grazia!Che bellezza!
Non so bene perchè voglio raccontarvela e immagino già che sarà un casino farlo, in modo decente,ma è stata una giornata così bella che va condivisa.Siamo andati,famiglia al completo,ieri, a Roma,da Benedetto XVI in udienza generale,l'occasione è stata il riconoscimento, che la Chiesa ha ufficializzato il 4 Febbraio, di Nuovi Orizzonti come "associazione pontificia internazionale di diritto privato".Il ritrovo era alle 08.30 in piazza s.Pietro quindi levataccia alle 01.30,partenza alle 02.00,organizzati e precisi al massimo,alle 07.45 eravamo al sicuro parcheggiati al Gianicolo,c'era tempo per una colazione ristoratrice seduti,con calma e per raggiungere i nostri.Roma ci ha accolti alla grande,il clima era quello di una mattina di Febbraio ma il sole prometteva quello che ha poi mantenuto.Le facce presenti erano belle e accoglienti come sempre ma questa non è più una novità,eviterò l'elenco degli amici incontrati,tranne uno.Entrati,l'attesa era ancora lunga,ma con mia sorpresa il largo anticipo ci ha permesso di sceglierci comodamente i posti e per me la cosa ha un'importanza decisiva.

Dell'udienza solo due cose mi sono rimaste,ero troppo stanco per seguire a dovere,il richiamo al Catechismo,cioè alla tradizione della Chiesa,niente libere interpretazioni quindi e il canto finale del Pater Noster ,in latino come vuole il Papa,ancora quindi tradizione (senza concessioni evangeliche o pentecostali varie)*.Al termine, al momento dei saluti,nel proprio stile, Nuovi Orizzonti ha manifestato a Benedetto XVI il suo ringraziamento e affetto con bandiere e col triplice grido "tradizionale" Allelu-JA!!!
Usciti dalla sala Nervi ,in piazza san Pietro mentre aspettavamo altri amici è sbucato un gigante,uno dei più belli di tutti,san Mirko,so che farò un torto a tanti altri ,ma dopo il Papa aver visto Mirko è stata la giusta conclusione di una mattinata al top.
Il tempo era splendido e lo spirito estatico, i bambini volevano fare il giro della città sui bus scoperti e mi sembrava una giusta aspirazione,il calcolo del prezzo per cinque persone,avevamo comunque solo un'ora di tempo,mi hanno fatto soprassedere, senza che la cosa abbia provocato reazioni scomposte.Arriveranno tempi
migliori...
Avremmo voluto pranzare a Civitavecchia o meglio ad Aurelia ,loc.Pantano,dalla madonnina che ha lacrimato sangue,ma l'ora consigliava un cambio di programma,i giardini del Gianicolo erano il posto adatto,il panorama era splendido ed il tepore solare suggeriva le maniche di camicia,margheritine e cielo azzurro il 9 Febbraio mi hanno fatto pensare che forse non è tutta colpa dei romani se sembra che se la prendano con calma,se da Febbraio ad Ottobre le giornate sono così è difficile farsi prendere dalla frenesia del dover fare sempre e comunque qualcosa.Tutto l'insieme di ieri romano,portava più a pensieri romantici e rilassati più che a tappe obbligate e ritmi imposti dall'orologio e visto che sembrano essere proprio romani i miei
maggiori visitatori,per la giornata di ieri vi devo proprio un grande grazie e tutta la mia comprensione e benedizione.
Ma siamo a Cremona e non a Roma oggi, quindi via spediti per Civitavecchia.Il navigatore ci ha condotti senza esitazione ,come gli accade a volte ed è "panico",la statua esterna della Madonna di Medjugorje ci ha dato il benvenuto e non poteva esserci accoglienza migliore,entrato dopo le foto di rito,abbiamo avuto anche il regalo dell'esposizione del Santissimo, in una chiesetta che difficilmente avrebbe potuto essere più bella e silenziosa.Non sono un misticone ,ma il mio cuore sa
riconoscere la bellezza e la verità quando le incontra,non per merito suo o non solo, è stato educato così dagli insegnamenti di quel monumento che è stato don Giussani .Pur non sapendo particolarmente pregare ,so che in luoghi del genere si è accolti dal Cielo,da Gesù dalla Madonna, ed è già una grazia poter star lì circondati dala bellezza e dal silenzio in cui Dio parla e ascolta:"...Le vostre labbra pronunciano parole senza numero, ma il vostro spirito non prova nulla. Vagando nelle tenebre, immaginate anche Dio stesso secondo il vostro modo di pensare e non quale è veramente nel suo Amore. Cari figli, la vera preghiera proviene dalla profondità del vostro cuore, dalla vostra sofferenza, dalla vostra gioia, dalla vostra richiesta di perdono dei peccati..." E' più o meno quello che dice san Paolo(RM 8,26-27). :"..Allo stesso modo anche lo Spirito viene in aiuto alla nostra debolezza, perché nemmeno sappiamo che cosa sia conveniente domandare, ma lo Spirito stesso intercede con insistenza per noi, con gemiti inesprimibili; 27 e colui che scruta i cuori sa quali sono i desideri dello Spirito.."Paolo poi procede magistralmente così:"poiché egli intercede per i credenti secondo i disegni di Dio. 28 Del resto, noi sappiamo che tutto concorre al bene di coloro che amano Dio, che sono stati chiamati secondo il suo disegno. 29 Poiché quelli che egli da sempre ha conosciuto li ha anche predestinati ad essere conformi all’immagine del Figlio suo, perché egli sia il primogenito tra molti fratelli; 30 quelli poi che ha predestinati li ha anche chiamati; quelli che ha chiamati li ha anche giustificati; quelli che ha giustificati li ha anche glorificati.
31 Che diremo dunque in proposito? Se Dio è per noi, chi sarà contro di noi? 32 Egli che non ha risparmiato il proprio Figlio, ma lo ha dato per tutti noi, come non ci donerà ogni cosa insieme con lui? 33 Chi accuserà gli eletti di Dio? Dio giustifica. 34 Chi condannerà? Cristo Gesù, che è morto, anzi, che è risuscitato, sta alla destra di Dio e intercede per noi?35 Chi ci separerà dunque dall’amore di Cristo? Forse la tribolazione, l’angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada? 36 Proprio come sta scritto: Per causa tua siamo messi a morte tutto il giorno, siamo trattati come pecore da macello. 37 Ma in tutte queste cose noi siamo più che vincitori per virtù di colui che ci ha amati. 38 Io sono infatti persuaso che né morte né vita, né angeli né principati, né presente né avvenire, 39 né
potenze, né altezza né profondità, né alcun’altra creatura potrà mai separarci dall’amore di Dio, in Cristo Gesù, nostro Signore."
Mi sono poi spostato nella parte della chiesetta riservata alla statuetta della Madonnina e anche lì ero muto,mi bastava essere lì,le parole non possono dire...non possono esprimere il cuore,solo alcuni geni e/o santi ci sono riusciti e ci riescono.Grati di questa sosta pomeridiana così "alta" siamo ripartiti verso casa,la stanchezza era insidiosa e in fondo mi mancavano "solo" poco più di 400 km.Ero da poco partito quando ho azzardato un sorpasso,il rettilineo era completamente libero e abbastanza lungo per non rischiare niente,ma le strisce stradali non indicavano
che fosse un tratto dove i sorpassi erano consigliati ed immediatamente è sbucata la paletta dei carabinieri.
Ero già rassegnato,avevo anche le luci spente,un passo indietro,dovete sapere che la mia macchina è una specie di chiesetta ambulante,c'è l'adesivo di san Michele Arcangelo,di padre Pio,della Madonna di Civitavecchia e allo specchietto un gagliardetto con bandiera croata affiancato da un rosaio con croce di san Benedetto,qualcuno direbbe che è un po' da teroni io dico che è un po' cattolica.Scendo,la richiesta è la consueta patente e libretto,sono abbacchiato ma la giornata è stata così bella che non pensavo nemmeno ai soldi buttati per la contravvenzione,ero più in "alto".Il carabiniere guarda la macchina e dice "E' san Michele ti protegge ma il sorpasso era sulle strisce zebrate,non si fa" poi mi chiede da dove veniamo,io dico Cremona e che siamo partiti alle 02.00 per andare all'udienza del Papa e siamo appena ripartiti da Civitavecchia dopo aver fatto visita alla Madonnina,lui guarda il suo collega e mi dice"E' san Michele ti protegge,il Papa questa mattina ti ha benedetto e la Madonnina pure,stai più attento,dovrei farti il verbale,ma vai".Io non riesco a credere a quello che sta succedendo,ringrazio,salgo in macchina faccio per partire ma devo per forza farlo abbasso il finestrino e dico ai carabinieri"Il minimo che posso fare è dirvi che Dio vi benedica!Sorridono e ce ne andiamo,metto la cintura e accendo i fari...non vorrei approfittarne troppo.
Ieri sera a Concorezzo c'era il cenacolo non potevo andarci ,sono umano anch'io,ma avevo sentito santa Laura,io in qualche modo ero con loro e loro in qualche modo erano con me.
W il Papa,W la Madonna,W Chiara,W Roma....W i carabinieri? W i carabinieri!



*Rifiuto della tradizione,rapporto "diretto"con Dio attraverso la Bibbia senza bisogno dei successori degli apostoli.....(molti sedicenti cattolici sono molto simili a questi protestanti)

Bebedetto XVI:udienza del 09-02-2011


(Video)

San Pietro Canisio
Cari fratelli e sorelle,

Oggi vorrei parlarvi di san Pietro Kanis, Canisio nella forma latinizzata del suo cognome, una figura molto importante nel Cinquecento cattolico. Era nato l’8 maggio 1521 a Nimega, in Olanda. Suo padre era borgomastro della città. Mentre era studente all’Università di Colonia, frequentò i monaci Certosini di santa Barbara, un centro propulsivo di vita cattolica, e altri pii uomini che coltivavano la spiritualità della cosiddetta devotio moderna. Entrò nella Compagnia di Gesù l’8 maggio 1543 a Magonza (Renania – Palatinato), dopo aver seguito un corso di esercizi spirituali sotto la guida del beato Pierre Favre, Petrus Faber, uno dei primi compagni di sant’Ignazio di Loyola. Ordinato sacerdote nel giugno 1546 a Colonia, già l’anno seguente, come teologo del Vescovo di Augusta, il cardinale Otto Truchsess von Waldburg, fu presente al Concilio di Trento, dove collaborò con due confratelli, Diego Laínez e Alfonso Salmerón.

Nel 1548, sant’Ignazio gli fece completare a Roma la formazione spirituale e lo inviò poi nel Collegio di Messina a esercitarsi in umili servizi domestici. Conseguito a Bologna il dottorato in teologia il 4 ottobre 1549, fu destinato da sant'Ignazio all'apostolato in Germania. Il 2 settembre di quell'anno, il '49, visitò Papa Paolo III in Castel Gandolfo e poi si recò nella Basilica di San Pietro per pregare. Qui implorò l'aiuto dei grandi Santi Apostoli Pietro e Paolo, che dessero efficacia permanente alla Benedizione Apostolica per il suo grande destino, per la sua nuova missione. Nel suo diario annotò alcune parole di questa preghiera. Dice: “Là io ho sentito che una grande consolazione e la presenza della grazia mi erano concesse per mezzo di tali intercessori [Pietro e Paolo]. Essi confermavano la mia missione in Germania e sembravano trasmettermi, come ad apostolo della Germania, l’appoggio della loro benevolenza. Tu conosci, Signore, in quanti modi e quante volte in quello stesso giorno mi hai affidato la Germania per la quale in seguito avrei continuato ad essere sollecito, per la quale avrei desiderato vivere e morire”.

Dobbiamo tenere presente che ci troviamo nel tempo della Riforma luterana, nel momento in cui la fede cattolica nei Paesi di lingua germanica, davanti al fascino della Riforma, sembrava spegnersi. Era un compito quasi impossibile quello di Canisio, incaricato di rivitalizzare, di rinnovare la fede cattolica nei Paesi germanici. Era possibile solo in forza della preghiera. Era possibile solo dal centro, cioè da una profonda amicizia personale con Gesù Cristo; amicizia con Cristo nel suo Corpo, la Chiesa, che va nutrita nell'Eucaristia, Sua presenza reale.

Seguendo la missione ricevuta da Ignazio e da Papa Paolo III, Canisio partì per la Germania e partì innanzitutto per il Ducato di Baviera, che per parecchi anni fu il luogo del suo ministero. Come decano, rettore e vicecancelliere dell’Università di Ingolstadt, curò la vita accademica dell’Istituto e la riforma religiosa e morale del popolo. A Vienna, dove per breve tempo fu amministratore della Diocesi, svolse il ministero pastorale negli ospedali e nelle carceri, sia nella città sia nelle campagne, e preparò la pubblicazione del suo Catechismo. Nel 1556 fondò il Collegio di Praga e, fino al 1569, fu il primo superiore della provincia gesuita della Germania superiore.

In questo ufficio, stabilì nei Paesi germanici una fitta rete di comunità del suo Ordine, specialmente di Collegi, che furono punti di partenza per la riforma cattolica, per il rinnovamento della fede cattolica. In quel tempo partecipò anche al colloquio di Worms con i dirigenti protestanti, tra i quali Filippo Melantone (1557); svolse la funzione di Nunzio pontificio in Polonia (1558); partecipò alle due Diete di Augusta (1559 e 1565); accompagnò il Cardinale Stanislao Hozjusz, legato del Papa Pio IV presso l’Imperatore Ferdinando (1560); intervenne alla Sessione finale del Concilio di Trento dove parlò sulla questione della Comunione sotto le due specie e dell’Indice dei libri proibiti (1562).

Nel 1580 si ritirò a Friburgo in Svizzera, tutto dedito alla predicazione e alla composizione delle sue opere, e là morì il 21 dicembre 1597. Beatificato dal beato Pio IX nel 1864, fu proclamato nel 1897 secondo Apostolo della Germania dal Papa Leone XIII, e dal Papa Pio XI canonizzato e proclamato Dottore della Chiesa nel 1925.

San Pietro Canisio trascorse buona parte della sua vita a contatto con le persone socialmente più importanti del suo tempo ed esercitò un influsso speciale con i suoi scritti. Fu editore delle opere complete di san Cirillo d’Alessandria e di san Leone Magno, delle Lettere di san Girolamo e delle Orazioni di san Nicola della Fluë. Pubblicò libri di devozione in varie lingue, le biografie di alcuni Santi svizzeri e molti testi di omiletica. Ma i suoi scritti più diffusi furono i tre Catechismi composti tra il 1555 e il 1558. Il primo Catechismo era destinato agli studenti in grado di comprendere nozioni elementari di teologia; il secondo ai ragazzi del popolo per una prima istruzione religiosa; il terzo ai ragazzi con una formazione scolastica a livello di scuole medie e superiori. La dottrina cattolica era esposta con domande e risposte, brevemente, in termini biblici, con molta chiarezza e senza accenni polemici. Solo nel tempo della sua vita sono state ben 200 le edizioni di questo Catechismo! E centinaia di edizioni si sono succedute fino al Novecento. Così in Germania, ancora nella generazione di mio padre, la gente chiamava il Catechismo semplicemente il Canisio: è realmente il catechista per secoli, ha formato la fede di persone per secoli.

È, questa, una caratteristica di san Pietro Canisio: saper comporre armoniosamente la fedeltà ai principi dogmatici con il rispetto dovuto ad ogni persona. San Canisio ha distinto l'apostasia consapevole, colpevole, dalla fede, dalla perdita della fede incolpevole, nelle circostanze. E ha dichiarato, nei confronti di Roma, che la maggior parte dei tedeschi passata al Protestantesimo era senza colpa. In un momento storico di forti contrasti confessionali, evitava - questa è una cosa straordinaria - l’asprezza e la retorica dell’ira - cosa rara come ho detto a quei tempi nelle discussioni tra cristiani, - e mirava soltanto alla presentazione delle radici spirituali e alla rivitalizzazione della fede nella Chiesa. A ciò servì la conoscenza vasta e penetrante che ebbe della Sacra Scrittura e dei Padri della Chiesa: la stessa conoscenza che sorresse la sua personale relazione con Dio e l’austera spiritualità che gli derivava dalla devotio moderna e dalla mistica renana.

E' caratteristica per la spiritualità di san Canisio una profonda amicizia personale con Gesù. Scrive, per esempio, il 4 settembre 1549 nel suo diario, parlando con il Signore: “Tu, alla fine, come se mi aprissi il cuore del Sacratissimo Corpo, che mi sembrava di vedere davanti a me, mi hai comandato di bere a quella sorgente, invitandomi per così dire ad attingere le acque della mia salvezza dalle tue fonti, o mio Salvatore”. E poi vede che il Salvatore gli dà un vestito con tre parti che si chiamano pace, amore e perseveranza. E con questo vestito composto da pace, amore e perseveranza, il Canisio ha svolto la sua opera di rinnovamento del cattolicesimo. Questa sua amicizia con Gesù - che è il centro della sua personalità - nutrita dall'amore della Bibbia, dall'amore del Sacramento, dall'amore dei Padri, questa amicizia era chiaramente unita con la consapevolezza di essere nella Chiesa un continuatore della missione degli Apostoli. E questo ci ricorda che ogni autentico evangelizzatore è sempre uno strumento unito, e perciò stesso fecondo, con Gesù e con la sua Chiesa.

All’amicizia con Gesù san Pietro Canisio si era formato nell’ambiente spirituale della Certosa di Colonia, nella quale era stato a stretto contatto con due mistici certosini: Johann Lansperger, latinizzato in Lanspergius, e Nicolas van Hesche, latinizzato in Eschius. Successivamente approfondì l’esperienza di quell’amicizia, familiaritas stupenda nimis, con la contemplazione dei misteri della vita di Gesù, che occupano larga parte negli Esercizi spirituali di sant’Ignazio. La sua intensa devozione al Cuore del Signore, che culminò nella consacrazione al ministero apostolico nella Basilica Vaticana, trova qui il suo fondamento.

Nella spiritualità cristocentrica di san Pietro Canisio si radica un profondo convincimento: non si dà anima sollecita della propria perfezione che non pratichi ogni giorno la preghiera, l’orazione mentale, mezzo ordinario che permette al discepolo di Gesù di vivere l’intimità con il Maestro divino. Perciò, negli scritti destinati all’educazione spirituale del popolo, il nostro Santo insiste sull’importanza della Liturgia con i suoi commenti ai Vangeli, alle feste, al rito della santa Messa e degli altri Sacramenti, ma, nello stesso tempo, ha cura di mostrare ai fedeli la necessità e la bellezza che la preghiera personale quotidiana affianchi e permei la partecipazione al culto pubblico della Chiesa.

Si tratta di un’esortazione e di un metodo che conservano intatto il loro valore, specialmente dopo che sono stati riproposti autorevolmente dal Concilio Vaticano II nella Costituzione Sacrosanctum Concilium: la vita cristiana non cresce se non è alimentata dalla partecipazione alla Liturgia, in modo particolare alla santa Messa domenicale, e dalla preghiera personale quotidiana, dal contatto personale con Dio. In mezzo alle mille attività e ai molteplici stimoli che ci circondano, è necessario trovare ogni giorno dei momenti di raccoglimento davanti al Signore per ascoltarlo e parlare con Lui.

Allo stesso tempo, è sempre attuale e di permanente valore l’esempio che san Pietro Canisio ci ha lasciato, non solo nelle sue opere, ma soprattutto con la sua vita. Egli insegna con chiarezza che il ministero apostolico è incisivo e produce frutti di salvezza nei cuori solo se il predicatore è testimone personale di Gesù e sa essere strumento a sua disposizione, a Lui strettamente unito dalla fede nel suo Vangelo e nella sua Chiesa, da una vita moralmente coerente e da un’orazione incessante come l’amore. E questo vale per ogni cristiano che voglia vivere con impegno e fedeltà la sua adesione a Cristo. Grazie.

....Saluto voi, membri dell’Associazione Nuovi Orizzonti e, mentre vi incoraggio a proseguire nell'attuazione di un coraggioso apostolato in favore dei fratelli in difficoltà, vi esorto a testimoniare il Vangelo della carità, diffondendo la luce, la pace e la gioia di Cristo risorto.


http://www.vatican.va/holy_father/benedict_xvi/audiences/2011/documents/hf_ben-xvi_aud_20110209_it.html#

martedì 8 febbraio 2011

Intervista a padre Gabriele Amorth-4


Domanda: Sono preoccupata per la stabilità dell'unione non religiosa di mio figlio; le liti tra marito e moglie sono frequenti. All'inizio del loro rapporto mia nuora mi raccontò di essere stata fidanzata con un ragazzo, la cui madre era una cartomante;questa donna fece di tutto per far finire il rapporto col fidanzato. Mi raccontò di manifestazioni di tipo malefico (punture sulle braccia con spilli che si materializzavano…). Che cosa posso fare per aiutarli? Purtroppo queste persone non vanno in Chiesa.


Don Amorth:
Ci vuole tanta preghiera, invitare le persone a pregare, a ricevere i Sacramenti. Gesù è il grande liberatore ed è grande guaritore, quindi rivolgersi a Lui.Rivolgersi anche alla medicina; quello che non bisogna fare è rivolgersi a maghi,cartomanti e a falsi carismatici che fanno spendere quattrini col risultato che spesso le cose peggiorano. In questi casi ci vuole tanta preghiera, tanti Sacramenti, anche tanta offerta al Signore. “Si faccia come vuoi Tu”, naturalmente facendo tutte quelle cure mediche che sono possibili fare. Ma se non si raggiunge alcun risultato… “Signore, sia fatta la Tua volontà” e il Signore tante volte guarisce, il Signore risana. Pensate ai miracoli di Lourdes, a quante persone hanno avuto benefico anche andando a Medjugorje,andando alla preghiera del Rinnovamento, quante persone hanno avuto beneficio anche andando nelle piscine di Lourdes, di Collevalenza.


Domanda: Don Amorth, se questi non vanno neanche in chiesa come fanno a fare il bagno in piscina?


Don Amorth:
Quando si ha a che fare con delle persone che noi vediamo che hanno bisogno dell'aiuto di Dio e loro non lo vanno a chiedere, non possiamo far niente,possiamo solo pregare per loro. E' così anche quando mi vogliono portare persone disturbate che non hanno fede. Perché venire da me? In questi casi occorre pregare per la loro conversione a cui potrà seguire la guarigione. Si può anche tentare di avvicinarli a persone buone, invitarli a fare un pellegrinaggio a Medjugorje con un gruppo, perché allora si viene coinvolti dalla preghiera del gruppo e si può ricevere un beneficio. Ecco,consigliare queste cose e soprattutto pregare.


Domanda: Come fare discernimento per comprendere se le intuizioni che abbiamo non solo nelle scelte importanti, ma anche nel quotidiano, vengono da Dio, da noi stessi o dal nemico nostro e di Dio? Quali accorgimenti o segnali ci possono illuminare?


Don Amorth:
Tante volte mi è stata fatta questa domanda: “Sono indeciso, come faccio a capire che debbo fare? Come faccio a capire qual è la via di Dio per me”? Ci vuole tanta preghiera e le decisioni prese dopo molta preghiera, magari davanti al S.S. Sacramento,sono le decisioni che poi ci accorgiamo essere state ispirate da Dio. Ma non aspettiamoci di avere dei segni esterni che ci facciano capire: “Dio da te vuole questo”. Anch'io ho passato il mio periodo in cui avrei voluto sentirmi dire: “Il Signore vuole che tu faccia così”. Ho preso le decisioni giuste pregando e consigliandomi con il direttore spirituale.
Questo naturalmente se si tratta di alternative tra cose buone, perché se si tratta di qualcosa di non buono allora siamo sicuri che la decisione non viene da Dio.

Domanda: Dopo la morte del corpo, lo spirito rimane nei luoghi dove ha vissuto,segue l'anima, segue il corpo?


Don Amorth:
Quando noi moriamo l'anima va subito nella sua destinazione. Se colui che muore vive in grazia di Dio, è pulito, senza rimasugli di colpe, va subito in Paradiso, come sicuramente è successo a Giovanni Paolo II, a Padre Slavko. Se un'anima muore in grazia di Dio, però con un po' di sporcizia (peccato veniale), allora va in Purgatorio che è stato creato dalla misericordia di Dio per dare la possibilità anche nell'altra vita di completare quella purifcazione che non si è completata su questa terra. Ecco l'importanza delle sofferenze, dei dolori, dei sacrifici che si fanno proprio per pulire l'anima e per arrivare,più che si può, pronti ad andare direttamente in Paradiso. Se uno muore in peccato mortale va dritto dritto all'inferno dove resta per sempre.

San Massimo...Introvigne!


I cinque volti dell'islam e la chiave per il futuro dell'Egitto


di Massimo Introvigne 07-02-2011
Negli Stati Uniti, dove mi trovo, il presidente Barack Obama - in questi giorni bersaglio preferito della satira per l'impreparazione che nostra di fronte a una vicenda complessa come quella egiziana, e che si traduce in repentini cambi di opinione - si è augurato che alla fine prevalgano i "musulmani moderati".

Vorrei rispondere con un'affermazione che potrà apparire paradossale, ma che passerò subito a spiegare: a rigore, i musulmani moderati non esistono. Percorrendo in lungo e in largo i paesi a maggioranza islamica, dal Marocco alla Malaysia, non ne ho mai incontrato uno. Viceversa, in Italia ho avuto molte difficoltà a incontrare un musulmano che non si dichiarasse “moderato”, tanto che quando m’imbatto in qualcuno che nega apertamente di esserlo mi viene quasi da prenderlo in simpatia. I musulmani che vivono in Italia hanno capito che per vivere tranquilli da noi e farsi invitare ai talk show televisivi bisogna presentarsi comunque come “moderati”, salvo quei rari casi (spesso pagati, però, con un decreto di espulsione) di personaggi disposti a fare audience esibendo al contrario il loro estremismo in TV. Per esempio, un esponente dei Fratelli Musulmani, il movimento da cui trae origine gran parte del fondamentalismo islamico, si presenterà come “moderato” alla televisione in Italia mentre non userebbe mai questo aggettivo in Egitto o in Giordania.

La colpa non è solo dei musulmani. Buona parte della stampa divide i seguaci dell’islam in due sole categorie: “terroristi” e “moderati”. Non senza una certa logica, molti musulmani ne concludono che se non ci si auto-definisce “moderati” si sarà etichettati come “terroristi”, con tutte le conseguenze del caso. Così, decodificando il suo discorso, un esponente dei Fratelli Musulmani potrebbe stare cercando semplicemente d’ingannare l’interlocutore italiano presentandosi come “moderato”. Ma se vuole dire di non essere un terrorista e non avere simpatie per Bin Laden - anche se ne ha per Hamas - non sta, a rigore, mentendo.

Decodificare è la parola chiave, perché “musulmano moderato” è usato alla rinfusa per un buon numero di categorie, creando una notevole confusione. Il fenomeno potenzialmente più fuorviante è la presentazione come “musulmani moderati” d’intellettuali che sono moderati ma non sono musulmani. Qualche volta si citano pensatori e politici rigorosamente marxisti o seguaci convinti della massoneria anti-religiosa di matrice francese, molto affezionati ai loro grembiulini, come "musulmani moderati" solo perché sono nati da genitori musulmani. Sarebbe come presentare Marco Pannella o Emma Bonino al Cairo o ad Algeri come “cattolici moderati” solo perché sono nati in Italia: un errore, detto per inciso, in cui cadono talora musulmani dei Paesi arabi, dove per esempio la Bonino è piuttosto conosciuta.

Certamente ingannarsi è più facile a proposito dell'islam che – almeno nel mondo sunnita – non ha un’organizzazione gerarchica o una “Chiesa” che definisca in modo autorevole chi è dentro o chi è fuori.

Ma qualunque autorevole pensatore musulmano ci direbbe che per essere musulmani bisogna credere obbligatoriamente che Allah sia l’unico Dio, il che presuppone – è una banalità, ma non è poco – essere anzitutto certi che Dio esista, e che Muhammad sia il suo profeta, dunque che il Corano sia “il” Libro - non solo “uno dei libri” - che contiene la pienezza della rivelazione divina.
Poiché l’islam è una religione che comporta un certo formalismo, la maggioranza delle scuole teologiche e giuridiche negherebbe che sia musulmano chi non rispetta almeno i doveri della preghiera quotidiana e del digiuno del Ramadan, e s’insospettirebbe di fronte a chi mangia carne di maiale o beve alcolici, mentre sarebbe più tollerante sulla mancata frequentazione delle moschee, che per la maggioranza dei musulmani – a differenza di quanto accade per i cattolici, che hanno l’obbligo di andare a Messa – non rientra fra i doveri fondamentali del culto.

In America e anche in Italia si cita così fra i “musulmani moderati” Ayaan Hirshi Ali, la compagna del regista assassinato olandese Theo Van Gogh (1957-2004). Avendo pubblicamente dibattuto qualche anno fa a Toronto con la signora Ali – cui non nego, beninteso, tutta la mia solidarietà quando i terroristi cercano di ucciderla –, mi sento di escludere che sia musulmana, dal momento che sostiene senza tatticismi che Dio non esiste e che tutte le religioni – islam, ebraismo, cristianesimo, induismo – sono nocive all’uomo e ancor di più alla donna e al gay, giacché perpetuano un pericoloso sistema patriarcale e una morale sessuale arcaica. La posizione di Ayaan Hirshi Ali, ancorché più diffusa di quanto si creda fra certe élite nate in tre islamiche, è estrema. Molti altri intellettuali nati da genitori islamici non rispettano il digiuno del Ramadan, mangiano carne di maiale, bevono alcolici, non credono che il Corano sia il Libro rivelato da Dio ma nello stesso tempo rivendicano il valore dell’islam come “eredità culturale” vantando magari lo splendore dell’arte islamica o la grandezza dei filosofi musulmani del Medioevo.

Alcuni di questi intellettuali, che incontriamo spesso nei congressi, potranno essere intelligentissimi osservatori della realtà musulmana nazionale e internazionale, bravi giornalisti, consulenti preziosi: ma non sono “musulmani moderati” perché non raggiungono il livello di ortodossia e di ortoprassi minimo per essere definiti “musulmani”.

Alcuni di loro probabilmente risponderebbero – dal momento che sono nati da genitori sunniti (il discorso sarebbe parzialmente diverso per gli sciiti) – che non esiste nessuna autorità che possa negare loro il carattere di musulmani. Obiezione impeccabile dal punto di vista formale. Tuttavia, dal punto di vista sostanziale, il fatto che l’islam (sunnita) sia una religione “orizzontale” (come l’induismo), senza una gerarchia in grado di stabilire in modo autorevole chi è musulmano e chi no, non significa che la parola “musulmano” sia diventata completamente priva di senso. Anche se un talebano dell’ateismo come il filosofo torinese Carlo Augusto Viano ha definito "cripto-cattolici" anche Eugenio Scalfari ed Emma Bonino perché talora parlano del mondo cattolico con un rispetto per lui improprio e inopportuno, non abbiamo bisogno di un pronunciamento del Papa per affermare che né Scalfari né la Bonino sono cattolici. Bastano il buon senso e l’uso normale delle parole.

Così – anche se l’islam non ha un Papa per certificarlo (ma neanche per certificare il contrario) – non sono musulmani coloro che non credono nel carattere divino del Corano e non praticano i doveri fondamentali della fede, che in una religione senza gerarchia e senza teologia condivisa sono più normativi che nel cattolicesimo: mentre ci sono “cattolici non praticanti” è difficile concepire “musulmani non praticanti”, nel senso che non pregano e non digiunano. Certo, ci sono “musulmani che non vanno in moschea” i quali sono musulmani a tutti gli effetti, e spesso sono pure tutt’altro che “moderati”. Ma andare in moschea, come spiegato, non è obbligatorio nell'islam.

Sgombrato il campo dai “musulmani moderati” che non sono musulmani, possiamo occuparci di quelli che sono musulmani ma non sono moderati. La moderazione è, per la verità, una caratteristica difficile da definire se non "per relationem". Se è difficile dire che cos’è un moderato, è relativamente facile dire che qualcuno è più moderato di qualcun altro. Possiamo dire, per esempio, che – se utilizziamo parametri come il rapporto con il terrorismo, con gli Stati Uniti o con Israele – il re dell’Arabia Saudita è più “moderato” dei dirigenti egiziani dei Fratelli Musulmani, e che questi ultimi sono più moderati di Bin Laden.

Tuttavia, se utilizziamo i tre criteri proposti nei suoi viaggi in Turchia e Terrasanta da Benedetto XVI come condizione per il dialogo con l’islam – rifiuto incondizionato del terrorismo (il che implica la condanna di Hamas e non solo quella di Al Qa’ida), rispetto dei diritti umani in genere, compresi quelli delle donne, libertà delle minoranze religiose intesa non solo come libertà di culto ma anche di missione, con conseguente diritto del musulmano che aderisce a questa predicazione di convertirai al cristianesimo –, e chiamiamo “moderato” chi si conforma a questi criteri, non sono “moderati” né il re dell’Arabia Saudita, né i Fratelli Musulmani, né Bin Laden. Ma, mentre giungiamo a questa doverosa conclusione, ci accorgiamo che la griglia che divide un miliardo e mezzo di musulmani in “moderati” e “terroristi” è clamorosamente inadeguata, perché mette dalla stessa parte tagliagole di professione e nemici giurati di Al Qa’ida come il sovrano saudita Abdullah, nonché filo-americani e anti-americani, una distinzione in Medio Oriente e altrove non proprio irrilevante.

Emerge allora l’opportunità di abbandonare la comoda ma ultimamente ingannevole etichetta “moderati”, che in alcuni Paesi a maggioranza islamica del resto molti rifiutano, e di seguire piuttosto i criteri più complessi elaborati dagli studiosi accademici. Anche se talora non aiutano i politici adottando una pletora di terminologie diverse, questi dividono il miliardo e mezzo di musulmani in almeno cinque categorie che chi scrive, con altri, preferisce chiamare ultraprogressisti, progressisti, conservatori, fondamentalisti e ultrafondamentalisti.

Le parole scelte per designare ciascuna categoria variano, ma la sostanza – pure fra studiosi di tendenze diverse – è spesso simile in modo perfino sorprendente. Se il tema è quello del rapporto con la modernità – e con la nozione moderna dei diritti umani – i progressisti sono quei musulmani che accettano la modernità come inevitabile, e gli ultraprogressisti quelli che la abbracciano con entusiasmo, così lentamente corrodendo l’integrità tradizionale della dottrina, pur rimanendo ancora all’interno dell’islam. Diversamente, non sarebbero musulmani, neppure ultraprogressisti, ma intellettuali non credenti di origine islamica.

Queste posizioni non sono inesistenti né nei paesi islamici né nell’emigrazione: ma sono ultra-minoritarie. Quando si presentano alle elezioni – dove ci sono le elezioni – raramente raggiungono percentuali a due cifre. Non si può neppure affermare con certezza che i progressisti siano in aumento. Li si trova soprattutto fra gl’intellettuali, e radunati in due luoghi: nei paesi islamici, nei cimiteri – perché è facile che i governi o gli ultrafondamentalisti facciano loro la pelle –, e in Occidente nelle università e nelle redazioni dei grandi giornali.

La buona notizia è che le idee della maggioranza dei musulmani nel mondo non sono neppure fondamentaliste o ultrafondamentaliste. Si definisce in genere fondamentalista un musulmano che giudica in modo globalmente negativo la modernità e l’accostamento occidentale ai diritti umani - anche se si serve dei suoi prodotti, dalle armi moderne a Internet: chi diffida anche dei prodotti è chiamato, più che fondamentalista, tradizionalista - e ultrafondamentalista chi non esclude la violenza e il terrorismo dalla gamma di strumenti attraverso cui manifesta tale rifiuto. I fondamentalisti non sono, come spesso si dice, una piccola minoranza. Lo sono i terroristi ultra-fondamentalisti e i loro fiancheggiatori diretti - da 50mila a 100mila musulmani: la maggiore massa d’urto nella storia del terrorismo mondiale ma lo 0,01% dell’islam nel suo complesso -, mentre le organizzazioni fondamentaliste possono contare all’incirca su 50 milioni di adepti e simpatizzanti nel mondo (meno del 5% dei musulmani), cui si aggiungono almeno altrettanti “tradizionalisti” che sono vicini ai fondamentalisti per teologia, ma che si occupano più di morale individuale e meno di politica.

Il personaggio che si trova alle origini del movimento fondamentalista è l’egiziano Hassan al-Banna (1906-1949), fondatore nel 1928 dei Fratelli Musulmani, tuttora la maggiore organizzazione fondamentalista mondiale. Negli anni 1940 al-Banna vede nella questione della Palestina possibilità di indicare ai suoi seguaci la dimensione sopranazionale della comunità islamica, la umma, trasformando un movimento dal limitato orizzonte egiziano in una realtà musulmana globale. La propaganda in favore della causa palestinese è alla base stessa del successo internazionale del movimento negli anni 1935-1945. Per questo i Fratelli Musulmani concentrano i loro sforzi in Palestina, ed è dalla branca palestinese dei Fratelli Musulmani che, dopo alterne vicende, nascerà nel 1987 Hamas, una realtà che si definisce all’articolo 2 del suo Statuto “una delle branche dei Fratelli Musulmani in Palestina”.

Nel 1954 il presidente egiziano Gamal Abdel Nasser (1918-1970), che pure era stato affiliato in gioventù ai Fratelli Musulmani, li mette fuorilegge, nel quadro del più classico degli scontri fra nazionalisti laicisti e fondamentalisti. A seguito di questo avvenimento si determinano all’interno del movimento fondamentalista due linee: una “neo-tradizionalista”, che propone una via non violenta di “islamizzazione dal basso” della società prima di puntare al potere; e una “radicale”, che punta alla “islamizzazione dall’alto” dopo la conquista del potere tramite mezzi, ove necessario, violenti e non esclude l’opzione terroristica.

In Egitto la via "radicale" è rappresentata dal ricchissimo intellettuale Ayman al-Zawahiri, numero due di Al Qa'ida, quella "neo-tradizionalista" dall'attuale dirigenza dei Fratelli Musulmani, che ha concrete possibilità di prendere il potere nel dopo-Mubarak in quanto rappresenta la forza politica più capillarmente diffusa in Egitto anche attraverso una miriade di organizzazioni professionali e culturali. Questi dirigenti non vanno confusi con i terroristi alla al-Zawahiri. Ma certamente sono fondamentalisti e non sono, in nessun senso del termine, "moderati".

La grande maggioranza dei musulmani però, non è né progressista né fondamentalista. Si situa al centro fra progressisti e fondamentalisti e la parola più adatta per definirla è conservatori: anche se neppure i “conservatori” sono tutti uguali e andrebbero introdotte ulteriori e più complesse distinzioni. I conservatori non sono progressisti: rimangono assai perplessi sulle dichiarazioni occidentali dei diritti umani perché pensano che i diritti dell’uomo mettano in pericolo i diritti sovrani di Dio, non vogliono neanche sentir parlare di accostamento moderno – cioè storico-critico – al Corano, perché temono che faccia la fine della Bibbia nelle mani dell’esegesi universitaria occidentale degli ultimi due secoli, vogliono che alle donne sia permesso - non imposto, ma almeno caldamente consigliato - di portare ovunque il velo.

Su questioni che stanno a cuore agli europei e agli americani come la libertà religiosa delle minoranze nei paesi islamici, i diritti delle donne, la poligamia, l’esistenza dello Stato di Israele non sono pronti ad abbracciare immediatamente il punto di vista occidentale, ma sono disposti a discuterne, il che li differenzia dai fondamentalisti.

Come molti di loro – alcuni dei quali dirigono movimenti che contano milioni, e anche decine di milioni di membri anche se si tratta di gruppi i cui nomi rimangono sconosciuti in Occidente a differenza di realtà più piccole come i Fratelli Musulmani o Al Qa’ida – hanno scritto al Papa dopo il discorso di Ratisbona del 2006, non sono d’accordo con lui quando afferma che le nozioni di Dio e del rapporto ragione-fede che sono prevalse nell’islam lasciano di per sé una porta aperta alla violenza, ma sono disposti a dialogare sul fatto che la violenza e il terrorismo siano effettivamente una piaga aperta nell’islam contemporaneo, non possano essere liquidati semplicemente come non islamici, e chiamino in causa la responsabilità almeno per omissione (come mancata condanna) di élite islamiche che non hanno approfondito per tempo il problema.

I musulmani conservatori non sono come Ayaan Hirshi Ali. Né “come noi”, da nessun punto di vista. Non sono “musulmani moderati” come forse li immagina Obama. Sono anche diversi dai Fratelli Musulmani. Ma sono la grande maggioranza dei musulmani: un miliardo e più di persone verso le quali – come ha mostrato nelle parole e nei fatti Benedetto XVI – la Chiesa cattolica è disponibile ad aprire un dialogo. Precisando, però, che la chiave della porta del dialogo è nelle mani di questi musulmani. Dibattano pure sui loro problemi. Ma il dialogo è possibile solo con chi rispetta i diritti umani, condanna la violenza e il terrorismo – sì, anche contro Israele – e concede nei Paesi musulmani quei diritti delle minoranze religiose che reclama per sé in Occidente.

http://www.labussolaquotidiana.it/ita/home.htm

lunedì 7 febbraio 2011

S.Antonio......Socci




Fummo una generazione irriverente, trasgressiva. Negli anni Settanta chi non ha fatto scioperi e okkupazioni? Il “vietato vietare”, il sei politico, poi gli spinelli, gli amorazzi usa e getta, il fanatismo ideologico, la violenza politica, i capetti intolleranti circondati di “compagne” adoranti.
Una generazione obbedientissima – come la giudicò Pasolini – ai padroni del pensiero dominante che la volevano rivoluzionaria.
Poi alcuni di noi hanno incontrato dei padri e hanno disobbedito ai padroni. Abbiamo sperimentato la vera libertà. Ci siamo avventurati in terre sconosciute, abitate da una bellezza mai immaginata, abbiamo sperimentato l’amicizia, l’autenticità, il gusto di una vita diversa.
Senza neanche metterlo a tema, seguendo il fascino di Gesù Cristo, ci siamo trovati a vivere lo splendore della castità, fra ragazzi e ragazze, e perfino a intuire la poesia rivoluzionaria della verginità.
Meravigliati da quanto era bello il volto della propria ragazza non ridotta a preda, a oggetto su cui sfogare la propria violenta solitudine.
E’ la sovrana e lieta libertà dei figli di Dio per cui Francesco d’Assisi poteva dire: “dopo Dio e il firmamento: Chiara”. E nel Testamento di Chiara si legge: “Francesco, nostra unica consolazione e sostegno, dopo Dio”.
Avevamo incontrato uomini veri e per nulla al mondo volevamo perdere quella nuova vita e quel gusto dell’esistenza.
Così diventammo gli “odiati ciellini”. Odiati dal branco dei “compagni” che, al mercato libertario delle facili carni (limitrofo alla bancarella dell’eroina), sghignazzavano sui preti e il papa e – com’era facile per gli sciocchi – sulla castità dei ciellini. In tanti casi dal disprezzo si passò pure alle spranghe, ai pugni, agli insulti.
Eccoli là, oggi, i compagni di allora. Non hanno fatto la rivoluzione, però molti hanno fatto carriera e soldi. E l’arroganza è spesso rimasta identica. Sotto la canizie e la calvizie ruggisce ancora il giovanotto fanatico di allora.
L’unica rivoluzione che hanno fatto – o meglio: che hanno servito – è stata la rivoluzione sessuale. Ad uso e consumo della società dei consumi.
Oggi la panza, che ballonzola dietro la loro cravatta di facoltosi giornalisti, potenti politici, baroni universitari, ammonisce e rimprovera. E – toh! – su cosa?
Contro il sesso sfrenato (ovviamente non il proprio: quello di Berlusconi). Pontificano accigliati contro il sesso usa e getta, tessono orazioni morali sulla dignità della donna, ci insegnano il sacro rispetto del corpo femminile, predicano il rigore morale.
In certi casi dall’alto di una vita, di una generazione, che ha conosciuto – dopo l’anarchia sessuale della giovinezza – il susseguirsi di matrimoni e relazioni…
Lo spettacolo è sorprendente. Forse è perfino occasione di riflessione. Mi sono trattenuto finora dallo scrivere sulle miserie della cronaca e ho risposto no ad alcuni talk show politici che volevano invitarmi a “giudicare da cattolico” le “notti di Arcore”.
Tuttavia da settimane vedo e sento alcuni ex rivoluzionari, con aria ispirata e virgineo candore, alzare il loro alto grido contro chi profana con immagini discinte “il corpo delle donne”, contro chi ha costumi sessuali sfrenati e – incredulo – mi stropiccio gli occhi.
Non solo ricordando le stagioni giovanili. Mi chiedo: ma su quali giornali hanno scritto finora? Su quali settimanali? Cos’avevano in copertina? Donne col burka? E quali libri hanno lanciato? Quali film e quali registi hanno esaltato? Quali costumi hanno praticato e legittimato? Quale morale hanno affermato?
D’improvviso sembra siano diventati tutti castigatissimi censori. Era inevitabile che una tale schiera di puritani si trovasse a fianco Oscar Luigi Scalfaro essendo, lui sì, un bigotto della prima ora. Ricordate l’episodio che lo ha reso “immortale”?
E’ la scenata fatta negli anni Cinquanta a una signora, casualmente intravista al ristorante, rea di avere un vestito scollato. Alla manifestazione “per la dignità delle donne” dunque parteciperà questo Scalfaro.
E leggo su Repubblica che “parteciperà anche Nichi Vendola: ‘Un’altra storia italiana è possibile, c’è un’Italia migliore per cui le donne non sono carne da macello, corpi da mercimonio, protagoniste solo in un establishment da escort’ ”.
Sì, caro Nichi (nei panni del teologo morale), questa Italia esiste. Ma sei sicuro che sia proprio quella che voi volete da decenni?
E’ meraviglioso lo slogan di questa sinistra: “Sono uomo e dico basta”. Ma basta a cosa? Alla famosa “libertà sessuale”? Allo slogan “il corpo è mio e lo gestisco io”? A questa sessuomania di massa?
Parliamone. A maggio scorso partecipai a una puntata di “Annozero” su preti e pedofilia. Fu molto interessante, ma ricordo che quando tentai di ampliare l’orizzonte proponendo di analizzare la (spesso patologica) sessuomania di massa che caratterizza i nostri costumi e la nostra cultura, Santoro troncò il discorso passando ad altro. Non lo ritenne interessante. Eppure è questo il clima irrespirabile.
Sono un padre, ho figlie giovani e mi fa schifo una società in cui delle giovani donne – in qualunque ambiente ! – sono discriminate se non stanno al gioco o non accettano certi compromessi. Mi fa schifo una società dove delle ragazze o dei ragazzi sono marchiati come cretini se dicono di credere nella castità o nella verginità.
O dove sei considerato un soggetto pericoloso se affermi che il matrimonio è solo tra uomo e donna, se ti ostini ad affermare che il genere non è un’opinione (che la natura – essere maschi e femmine – non è opinabile), se consideri il divorzio un male, se condanni l’aborto, la pillola del giorno dopo e se osi mettere in discussione il “sacro preservativo” venerato dalla cultura dominante.
C’è chi cerca di strattonare i cristiani per strappare loro qualche scomunica del peccatore Berlusconi. Gad Lerner ha amplificato la voce della suorina che ha tuonato “Non ti è lecito!” contro il Cav come il Battista contro Erode.
Bene. Con quella suorina però – a proposito di Erode – tuoniamo “non ti è lecito” pure contro una cultura dominante che a livello planetario ha legalizzato la pratica dell’aborto arrivando in cinquant’anni a totalizzarne un miliardo, una cultura che abbassa sempre di più il livello di difesa della vita umana.
E vorrei ricordare a quella suorina che Giovanni Battista tuonava soprattutto contro l’ipocrisia di scribi e farisei che chiamava: “Razza di vipere!”.
Anche Gesù tuonerà contro di loro. Lui mostra compassione per i peccatori, i pubblicani e le prostitute, ma non per i “sepolcri imbiancati” che puntano il dito sul peccato altrui: “essi all’esterno sono belli a vedersi, ma dentro sono pieni di ossa di morti e di ogni putridume”.
E’ di tutti noi che parla. Perché di un gran peccatore, come Zaccheo, Gesù può fare un santo, anche un grande santo come Paolo o Agostino. Ma di chi presume di giudicare gli altri, dei sepolcri imbiancati? Del resto loro saranno col dito puntato contro di Gesù fin sotto la croce.
Dicevamo della manifestazione per la dignità delle donne. Difenderanno anche la dignità calpestata delle donne nel continente islamico?
E la dignità delle donne cristiane in Pakistan, la dignità di Asia Bibi, giovane madre condannata a morte, tuttora detenuta e sottoposta a ogni umiliazione, perché cristiana?
E’ il cristianesimo che ha imposto di riconoscere alle donne la loro dignità.
Lo stesso Roberto Benigni, commentando la “preghiera alla Vergine” di Dante, ebbe a dirlo: “è da quando Dio stesso ha chiesto a Maria il suo sì o il suo no che le donne hanno acquisito il diritto di dire sì o no”.
Proprio ieri si festeggiava sant’Agata, vergine e martire. La storia di questa giovane del III secolo ci mostra l’unica vera rivoluzione che ha ridato dignità alle donne. Non certo la cultura di Repubblica e dell’Espresso o quella comunista (né, ovviamente, la cultura televisiva). Ma solo Gesù Cristo.

Antonio Socci
da “Libero”, 6 febbraio 2011