sabato 11 gennaio 2020

Dal letame puà nascere un fiore,la nebbia prima o poi finisce, ma la strada è comunque lunga.


Sara' capitato anche a voi di trovarvi a guidare nella nebbia fitta,la nebbia quella vera,non la foschia.
Io vivo a Cremona e la pianura padana è la patria della nebbia,non è raro trovarsi a tarda sera o notte, rincasando o in giro per lavoro ,su stradine di campagna poco o per niente illuminate,di solito per niente illuminate. Spesso sei in macchina da solo e fuori non c'è anima viva,morta probabilmente c'è e ti accompagna...ad un certo punto anche il climatizzatore non riesce a fare ,come dovrebbe, la sua parte ed il vetro comincia ad appannarsi. Non è Fantozzi ,succede,succede però su quelle strade in cui un chilometro equivale a 15/20 in condizioni normali o più.La musica non serve più a far compagnia ma semmai diventa una distrazione,si vede ,a volte, una delle due righe della corsia,ma sai che se tieni troppo d'occhio la riga centrale, rischi il frontale con chi arriva dal senso opposto,se guardi troppo la riga laterale, basta un minimo di distrazione e ti ritrovi nel fosso.La tensione è alle stelle.Mi è capitato tornando da Medjugorje,di sera, nell'interno della Croazia di incontrare una forte nevicata,la neve aveva coperto le strisce stradali,facevo probabilmente i trenta all'ora e non avevo idea di quanto sarebbe durata quella condizione estrema.Giustamente era sera e trecento chilometri li avevo già fatti ,quindi la stanchezza cominciava a farsi sentire,ad un certo punto, giuro che è vero, è scesa la nebbia,avevo gli occhi a pezzi,se fossi stato un bambino mi sarei messo a piangere,da adulto sapevo che non potevo permettermi, anche ,di piangere per lo stress.L'esperienza mi ha insegnato che in casi simili non hai alternative,sangue freddo (del resto è inverno non potrebbe essere diversamente...),nervi d'acciaio,concentrazione massima e ci si raccomanda al buon Dio.
Non capita solo sulle strade di trovarsi in situazioni simili,a volte situazioni o persone ti portano di colpo in una sorta d'inferno dantesco, da cui è difficile uscire,serve tempo,serve che un Virgilio appaia e per mano ti guidi :"A te convien tenere altro viaggio",rispuose, poi che lagrimar mi vide,"se vuoi campar d'esto loco selvaggio.." L'istinto o la rabbia o l'orgoglio, la mentalita' comune, spesso ti farebbero prendere decisioni da cui poi è difficile tornare (campar),senza che tu te ne accorga ti spingono ad affrontare "le tre fiere", la causa del tuo stato,ma cosi finiresti solo sbranato e senza speranza,perchè spesso invece in "esto loco selvaggio" tu ci devi proprio campare per forza,lo devi attraversare.Ho smesso da parecchio di combattere contro i mulini a vento,di sognare l'isola che non c'è,Sant'Agostino diceva "Vita est militia hominis super terram",non so il latino ma dovrebbe essere che la vita degli uomini sulla terra è combattimento. La Chiesa da sempre insegna che da certe situazioni,tentazioni,è meglio fuggire,non affrontarle con esiti spessatamente ,come dice il buon Cetto Laqualunque,suicidi. "Convien tenere altro viaggio",guardare altrove,passare altrove,aspettare,non hai alternative,che qualcuno o qualcosa ti indichi la via,che magari non guarisce l'orgoglio ferito, ma ti tira fuori dalle sabbie mobili in cui sei caduto.Dante fu tre volte volto,cioe' tentatissimo di arrendersi e rinunciare,aveva paura,non ce la faceva da solo,la sua paura ,il suo terrore sono stati il grido del cuore che ("con gemiti inesprimibili" diceva S.Paolo)è giunto alla Madonna, che ha chiamato S.Lucia, che ha mandato Beatrice, che a sua volta ha chiesto a Virgilio . Virgilio,poveretto, che come dice un grande amico,era lì al bar a giocare a carte con gli amici,cosa poteva fare di fronte alla bellezza luminosa di una tal inviata,si è alzato,s'è messo giacca e cappotto,avrà finito il bicchiere di vino e salutati gli amici si è incamminato verso lo sconosciuto rompiballe ,con intelligente e virile curiosità. Se dal cielo tre pezzi da novanta, del genere ,si smuovono per il pinguino,il pinguino non deve poi essere così pinguino. Dimenticavo Dante,Virgilio o meno,continuerà ad aver paura,a non capire,a svenire,ma con l'amico-maestro prima e con l'amata (Beatrice) poi riprende il cammino,assolutamente lungo e faticoso "..a riveder le stelle." Da solo non ce l'avrebbe mai fatta,affrontando le fiere sarebbe morto,ha dovuto verificare ed ammettere i suoi limiti,tremare ed infine gridare "Miserere di me",abbi misericordia e la forma vaga e lontana (Virgilio) s'è svelata ed è iniziato il viaggio.
La tradizione chiama questa vita "valle di lacrime",sognare mondi rosa dove la lotta  non esiste è da illusi ignavi,siamo spesso nella nebbia fitta,ma se stiamo concentrati sulla riga che meglio si vede,usciamo anche dalle tenebre più ostili,ma c'è da decidersi che la salvezza è quella riga bianca ,che appena appena s'intravvede a volte,riga bianca nella nebbia bianca,ma c'è..ma è lotta.
Saluto con una canzone del più grande cantante cattolico vivente,lui è stato il mio primo Virgilio...

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