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venerdì 25 settembre 2009

Marija da Caterina con la Regina del Cielo



24 settembre 2009


Oggi, nel primo pomeriggio, Caterina avrebbe dovuto laurearsi in Architettura. Aveva passato tutta l’estate sulla tesi…. Ma non è il momento dello struggimento. Siamo in battaglia e come soldati bisogna stare all’istante presente, senza nostalgie.
Dobbiamo combattere con e per Caterina. Come lei sta facendo: ieri è stato evidente. Ha fatto altri “piccoli” passi che in realtà sono grandi scalate, come il fatto di respirare da sola…
Ieri era anche la festa di padre Pio: avevo chiesto al Padre un bel regalo per Caterina. Ne è arrivato uno inimmaginabile e grandioso: la visita della Regina del Cielo. Sì, sono certo che la Madonna è sempre lì con lei, ma ieri in modo speciale quegli “ojos de cielo” che Caterina canta con tanta passione (l’avete sentita), l’hanno teneramente abbracciata…
In breve: in mattinata mi telefona Marija Pavlovic (una dei sei veggenti di Medjugorje), nostra grande amica che già da giorni prega per Caterina, e mi dice che – per una serie di circostanze – può venire a Firenze e vorrebbe far visita a Cate proprio nell’ora della quotidiana apparizione.
E’ arrivata, abbiamo partecipato alla messa e poi è andata da mia figlia con mia moglie, mentre noi, con gli amici di Cate, recitavamo il rosario fuori. La Madonna è venuta, stava in cima al letto, dietro la testa di Caterina. L’ha benedetta e ha benedetto Alessandra e Marija che ha chiesto il miracolo della guarigione per Caterina.
La Madonna ha ascoltato e ha iniziato a pregare. Ci ha fatto capire col suo gesto che bisogna affidarsi totalmente a Lei e pregare ancora. E noi instancabilmente continuiamo…
Ce l’hanno insegnato i santi. San Francesco di Paola ha detto: “E’ cosa certa quel che vi dico: tutto ciò che chiedete nella preghiera abbiate certezza che è già vostro perché così dovrà avvenire per volere della Madonna”.
E alla mistica Maria Valtorta – che fra l’altro è sepolta proprio alla S.S. Annunziata, a Firenze – è stato detto: “Io vi dico: abbiate una fede sconfinata nel Signore. Continuate ad averla nonostante ogni insinuazione e ogni evento, e vedrete grandi cose quando il vostro cuore non avrà più motivo di sperare di vederle…”.
Penso che in questi giorni ci stia facendo capire molte cose preziose. Anzitutto che la vera malattia è quella di noi sani quando siamo lontani da Dio. Gesù ha bisogno che qualcuno lo aiuti a portare su di sé il male degli uomini. Per sanarli.
Noi cristiani che siamo parte del Suo Corpo, offrendoGli le nostre sofferenze e le nostre vite lo aiutiamo in questo. Io sono pieno di stupore e commozione per le tante persone che mi hanno scritto che offrono le sofferenze delle loro diverse prove e malattie… E’ stupore e commozione per l’abbraccio del popolo cristiano…
Una mail che ho ricevuto dice:
“Caterina senza fare nulla muove il mondo. Tutto quello che ci comunichi è un grande miracolo che accade davanti ai nostri occhi. Gesù è qui ora e possiamo vedere la Sua Gloria attraverso la fede del suo popolo. Caterina è i nostri figli e tu e Alessandra siete noi. Continuiamo a Pregare Maria perché Gesù guarisca la vostra e nostra Caterina. Un grande abbraccio. A. T. ”.
Penso anche io che attraverso la sofferenza muta di Caterina, che commuove tanti cuori, la Regina del Cielo stia guarendo tante persone e sono certo che, con l’aiuto delle nostre preghiere e dei nostri digiuni, stia facendo grandi cose. Guarirà anche Caterina, facendola svegliare dal coma e facendola tornare a cantare la bellezza di Dio.
Fra le migliaia (letteralmente) di mail che mi arrivano e a cui tento di rispondere come posso, ne trascrivo una, di una mamma, che dice tutte queste cose:
Cara famiglia che stai soffrendo in un modo tanto simile alla mia, nelle due settimane di coma profondo della mia piccola Elena, una città intera ha pregato per lei. Amici e conoscenti, miscredenti e persone lontane da Dio si sono inginocchiate nelle tante veglie notturne organizzate per la mia piccina. Hanno strappato a Dio una promessa che ora si sta compiendo.
Noi, in sala rianimazione, abbiamo sollecitato continuamente Elena pregando su di lei a voce alta, cantando i canti della messa domenicale che lei, anche se piccolissima, aveva ascoltato, facendole ascoltare tanto Mozart.
Un cervello che dorme va risvegliato! Le ho raccontato tutto quello che avevamo fatto insieme e le ho descritto tutte le cose belle che avremmo fatto ancora e tutte le meraviglie del creato che avrebbero visto i suoi occhi una volta guarita.
Si é svegliata. A dispetto delle sue condizioni definite gravissime. Il Signore ci ascolta. Anche Caterina vi sta sentendo come la mia piccolina. Anche la miocardiopatia dilatativa gravissima, di origine non virale e ancora oggi inspiegabile, si è risolta e il cuoricino di Elena batte senza bisogno di aiuto.
Coraggio, non pensate al domani, vivete giorno per giorno la vostra battaglia e il Signore vi darà forza e pace proprio come a noi.
Continuiamo a pregare per Caterina.
Alessandra.
Queste sono le bellissime testimonianze che mi state dando e che trascrivo qui perché penso possano essere di aiuto per molti. Mentre vi abbraccio tutti ringraziandovi per tutto quello che fate.
Tanti sono rimasti commossi nell’ascoltare “Ojos de cielo” cantata da Caterina con il coro Foné, degli universitari di CL. Nei prossimi giorni cercherò di mettere qui nel blog altri loro canti. Spero che sentire la sua voce e quella dei suoi amici sia un piccolo ringraziamento per le vostre preghiere e le vostre offerte di digiuni. Ma sono certo che la più grande ricompensa vi arriverà dal Cielo…
Antonio Socci

martedì 21 aprile 2009

È Lui che prende una cosa che è niente e la salva -





Don Luigi Giussani e Rose Busingye

La prima volta che ho visto di persona don Giussani era l’estate del 1990. Ero salita fino a Corvara, ero entrata nell’albergo, e lì c’era un uomo che stava pregando. Era lui, ma io non lo conoscevo ancora. Siamo entrati insieme nello stesso ascensore. Lui si è girato e mi ha detto: ma tu sei Rose! Ci siamo abbracciati forte e a lungo, e l’ascensore continuava a aprirsi e a chiudersi e nessuno spingeva il bottone per partire.
A quel tempo avevo letto un articolo su 30Giorni in cui don Giussani parlava dei Memores Domini. Diceva che Cristo poteva abbracciare tutti i momenti e tutti gli aspetti della vita. Allora – avevo pensato io – anche il mio niente, la mia incapacità, Gesù poteva prenderla e abbracciarla così come era, se voleva. Mi avevano avvertito che per entrare nei Memores Domini avrei dovuto fare dieci anni di noviziato. «Gesù mio, ma quanto tempo ci vuole per stare con Te», pensavo. Quando don Gius mi ha detto che sarei potuta entrare subito, ho avuto paura. «Ma sai quanti anni ho? Non so neanche cosa siano questi Memores», gli ho detto. «Ma tu vuoi bene a Gesù?», mi ha chiesto Giussani. «Beh, quello sì», ho risposto io. «E vuoi dare la vita?». «Eh, la vita... Io non ho niente di importante nella vita da dare a Gesù», ho risposto io, «ma se Lui vuole, voglio che Lui si prenda questo niente». A quel punto Giussani si è alzato, quasi gridando: «Questa cosa qui, vai fuori e dilla a tutti, a tutti! Perché tutti pensano di avere qualcosa di importante da dare a Gesù, e così per tutta la vita è come se aspettassero la ricompensa. E invece è Lui che prende una cosa che è niente, e la salva».
Così era don Gius. Io non bevo vino, e lui, ogni volta: «Bevi il vino, senti come è buono! Ma lo sai come lo fanno, il vino?». Ti spiegava tutto sulle viti, la vendemmia, le botti, le cantine, e ti trovavi a bere il vino… Era così bello mangiare così, che mangiavi e bevevi anche le cose mai assaggiate.
Don Gius ti faceva gustare tutto. E non ti parlava di Dio. Non c’era bisogno di parlare di Dio. Diceva sempre che un bambino non fa fatica a descrivere come è il papà: sa come fa le boccacce, come fa i muscoli... Anzi, nemmeno lo descrive. Semplicemente, uno vede il bambino e dice: è proprio figlio di suo padre! Ha un modo di fare che assomiglia a suo padre. Giussani diceva che noi non siamo immersi in Cristo, e per questo moltiplichiamo parole su Cristo, fino alla noia. Invece chi è immerso in Cristo è cambiato. Uno vede come tocca le cose, come mangia, come beve, e pensa: ma come mangia! Avrei voglia di mangiare come lui. Di fare le cose come le fa lui.
Una volta sono andata da lui e mi ha detto una cosa sulla Madonna. Che è grazie alla Madonna che capiamo di più come opera l’umanità di Cristo, che guardava magari un mendicante, o una prostituta, e chiedeva che il suo destino si compisse. La Madonna ha fatto quello che Dio le aveva chiesto. E basta. Non è andata in giro a far prediche. Noi non avremmo fatto così. Se a uno di noi fosse capitato ciò che è capitato a lei, figùrati, saremmo andati in giro sventolando la bandiera, a dire a tutti: l’angelo di Dio è venuto a parlarmi! Don Gius mi ha detto: «Guarda, se davvero ci tieni che le persone si salvino, fai un passo indietro e chiedi che accada. Perché alla fine puoi solo chiedere a chi può salvare te, se vuole, che salvi anche chi ti sta a cuore».

Comunque, quando incontravi don Giussani, la prima cosa di cui ti accorgevi era che era bello stare con lui Anche se non capivi niente, questo lo capivi: ci saresti tornato volentieri, domani, e anche dopodomani. Quando lo portavano a fare il riposino, lui ripeteva: «Non andar via, aspettami, ci rivediamo dopo». Io e lui non ci siamo mai salutati. Finiva sempre così: ci vediamo dopo. Una volta mi ha telefonato. «Non vieni in Italia?». «Gius, sto qua, a Kampala, non ho in mente di venire». E lui: «Dai, vieni! Vieni!». Io prendo l’aereo, e passo tutto il viaggio a chiedermi: chissà cosa deve dirmi. Arrivo lì, saluti, e lui: «Niente, volevo vederti... ».
Per le mie amiche del Meeting Point, è come un padre. Hanno chiamato i loro figli Luigi, non sanno che significa quel nome. Non lo fanno perché è amico mio: quello che è mio è loro, perciò don Gius è diventato il loro grande amico. La sua faccia, adesso, la metterebbero su tutti gli alberi dell’Africa.
Mi manca la sua fisicità. Però adesso vede di cosa abbiamo bisogno, prima ancora che noi ce ne accorgiamo