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giovedì 31 marzo 2011

La nuova evangelizzazione a partire dai cattolici o sedicenti tali


Vi propongo una breve rubrica che potete trovare sul mensile il Timone,la rubrica si chiama Focus.


C'è da lavorare

Mons.Rino Fisichella


Incaricato da Benedetto XVI di presiedere il Pontificio Consiglio per la promozione della Nuova Evangelizzazione,mons.Rino Fisichella ha sulle proprie spalle un incarico davvero gravoso.Nei paesi del "primo mondo" la situazione che deve affrontare non è affatto semplice.Negli USA,per esempio,l'80% dei giovani cattolici ritiene che "esistono molti modi per interpretare il cattolicesimo",i più,oltretutto,"accordano maggiore importanza alla loro esperienza individuale piuttosto che al magistero" e la maggior parte di loro pensa che "sia più importante pensare da soli piuttosto che obbedire ai responsabili ecclesiali" (L'Osservatore Romano,5/2/2011).Come si vede questi giovani cattolici pensano esattamente con categorie "non cattoliche".Anche loro -ci pare-siano da "ri-evangelizzare".


Una buona parte ,forse la maggior parte ormai dei "cattolici" giovani e adulti italiani è esattamente sulle stesse posizioni dei giovani USA,sono cioè "protestanti"



Nel cuore del Papa


Scritto da:

Gianpaolo BARRA direttore de Il Timone Il Santo Padre ha una responsabilità altissima, unica. Preoccupazioni, fardelli, inquietudini, dispiaceri e problemi, talvolta angosciosi, non gli mancano di certo, albergano nel suo cuore, ne appesantiscono il battito, sono la sua “croce”. Al Papa tocca guidare la Chiesa e indicare, con polso sicuro e mano ferma, la strada che conduce alla vita eterna. Lo ascoltano (dovrebbero ascoltarlo…) e lo seguono (dovrebbero seguirlo…) oltre un miliardo di cattolici, che per salvarsi l’anima non decidono in proprio che cosa credere e che cosa fare, ma accolgono (dovrebbero accogliere…) docilmente le sue direttive. Anche da lui, dipende la loro salvezza. Fermiamoci un istante e chiediamoci: esiste al mondo una responsabilità più gravosa di questa? Quanto peserà questa incombenza nel cuore del Santo Padre, consapevole oltretutto che Dio, dopo avergli dato i mezzi (la “grazia di stato”), lo chiamerà a render conto? Non solo. Un dispiacere per il Papa, e non certo dei minori, nasce dalla constatazione dei tradimenti, della infedeltà, della disobbedienza di tanti figli della Chiesa, che disattendono i suoi insegnamenti. Persino in “alto loco”, certi cardinali e vescovi avversano – alcuni apertamente – la sua volontà. Gli esempi, qui, si sprecano, e per farsene un’idea basta visitare certi siti internet: si troveranno non solo notizie, ma anche immagini e filmati. Una ferita, questa, sempre presente – e sanguinante – nel cuore del Pontefice. Cuore assillato, indubbiamente, anche per la vita dei cattolici. Parlo, è chiaro, di quella “eterna”, primissima preoccupazione per ogni pastore d’anime, figurarsi per il Papa. E poi per la loro esistenza in questa “valle di lacrime” che è il mondo, con tanti cattolici perseguitati, oppressi, sofferenti, emarginati e martirizzati. Continuando: può, il Santo Padre, non dolersi alla vista di tante divisioni, litigi, incomprensioni che dilaniano i cattolici? E, ancor di più: può non rattristarsi di fronte a prelati, sacerdoti e fedeli che professano autentiche eresie (consapevoli o meno, non sta a me giudicare), che non credono più – per esempio – alla presenza reale, alla risurrezione di Cristo, al primato di Pietro, all’efficacia dei sacramenti, all’esistenza dell’inferno? Ci sono anche queste realtà, purtroppo, inutile nasconderselo. E quanta sofferenza causeranno al cuore del Papa? Il quale segue con massima cura anche le sorti dell’umanità intera, chiamata anch’essa a guadagnarsi in primo luogo il Cielo. Poi, giustamente, anche le vicende del mondo, la pace, la giustizia, la lotta alla fame, alla malattia e alle innumerevoli miserie. Non c’è che dire: un fardello insopportabile per ciascuno di noi. Che cosa fare per alleviargli questo peso? Possiamo, innanzitutto, pregare, perché il Signore lo sostenga e protegga; poi, offrire qualche sacrificio, qualche rinuncia (“fioretti”, si diceva una volta), chiedendo a Dio che almeno l’equivalente di tali “sacrifici” sia di sgravio al Santo Padre; infine, possiamo, e dobbiamo, rendergli il più possibile agevole il compito che pesa sulle sue spalle. E se riuscissimo a fargli sapere che può contare ciecamente su di noi, questo potrebbe essere un sollievo. Leggero, certo, ma pur sempre reale.